Luci a San Siro

di Duccio Magnelli

Uscire da San Siro delusi per un 1 a 1: questo è quanto accaduto ai tifosi viola sabato sera, dopo il pareggio tra Fiorentina e Inter. Certo, alla fine la divisione della posta è stato, probabilmente, il risultato più giusto, visto l’andamento della partita. Ma come non mordersi le dita dopo aver visto quello che Ikonè ha combinato proprio mentre il tempo della partita stava volgendo alla fine. Il francese ex Lille, arrivato a Firenze con grandi speranze, ha però dimostrato che quello che si diceva di lui, bel giocatore ma con poco senso del gol, è assolutamente vero. Lanciato verso la porta di Handanovic con solo due difensori a contrastarlo, è riuscito nella cosa più difficile, arrivare davanti al portiere in perfetta solitudine, ma ha sbagliato quella apparentemente più facile, superare l’estremo difensore e mettere dentro il pallone della, a quel punto, certa vittoria. Il francese purtroppo non è nuovo a questo genere di situazioni. Insomma, errare è umano… con quel che segue. Peccato, perché i tre punti avrebbe fatto maledettamente comodo nella corsa verso l’Europa.

Certo, la partita era di quelle ad altissimo indice di difficoltà, una sorta di triplo carpiato con doppio avvitamento, se si fosse trattato di un tuffo. Ma la Viola, quest’anno, è molto abile a spianare anche le montagne più alte e apparentemente più impervie. Con la caratteristica, che davvero poche squadre hanno, di riuscire a giocare più o meno sempre nel solito modo, casa, o fuori, senza eccezioni.

Nel primo tempo di San Siro la Viola ha giocato molto meglio degli avversari, impegnando Handanovic con Saponara e Nico Gonzalez e trasformando, in alcune occasioni, l’aria interista in un flipper, con la palla che, sui tiri di giocatori viola, schizzava impazzita su spalle, natiche e cosce degli avversari. Purtroppo, il risultato di tanto dibattersi è stato zero gol. Vero che anche Terracciano è stato impegnato severamente da Dzeko, ma complessivamente la Viola avrebbe meritato di andare al riposo in vantaggio.

Vantaggio che, comunque, arriva nella ripresa, dopo 5 minuti. Pressione della Viola sulla retroguardia interista, con Castrovilli che fa filtrare un pallone in area per Nico Gonzalez. L’argentino lavora benissimo la sfera e poi mette un pallone radente su cui si avventa Torreira, ormai centravanti ad honorem, che batte Handanovic. Grandi feste in campo, baci e abbracci. Il gol potrebbe davvero aprire le porte di una serata da ricordare.

Ma, purtroppo, 5 minuti dopo, una disattenzione collettiva costa carissima alla Viola. Perisic, desolatamente troppo solo sulla fascia sinistra, fa partire, quasi dal fondo, un cross lento e lunghissimo. Una sorta di parabola che dovrebbe essere facilmente leggibile. Ma la difesa viola entra nel panico. La sfera sorvola tutti e Biraghi e Duncan non si accorgono che dietro a tutti c’è Dumfries, solo anche lui, che di testa batte Terracciano. Un gol evitabilissimo, figlio di un’azione certamente non irresistibile.

L’inter prova ad accelerare, in area viola si creano situazioni potenzialmente pericolose. La Fiorentina cede un po’ di campo, Terracciano deve ribattere un tiro da fuori con Barella che mette alto da buona posizione. Verso la fine c’è un tiro di Sanchez, destinato sicuramente a finire in rete, fortunosamente deviato dalla coscia di Biraghi (forse la cosa migliore della sua partita). Finisce con Ikonè che si dispera per aver buttato alle ortiche un’occasione d’oro.

Le pagelle, secondo chi scrive, vedono sugli scudi Castrovilli e Torreira, con Nico Gonzalez subito dietro. Purtroppo all’argentino manca il gol, e non è poco per un attaccante. Biraghi poco mosso, e comunque lasciare Dumfries solo è stata una distrazione quasi inspiegabile (è notorio che nel calcio seguire la palla spesso non è sufficiente). Piatek ha provato a partecipare più al gioco, ma con scarso successo. Non è, evidentemente, nel suo DNA. Bene Igor e anche Milenkovic, anche perché gli avversari erano di quelli davvero complicati. Sempre sicuro Terracciano, che ormai sembra aver vinto il duello con Dragowski. Italiano aveva preparato bene la gara, anche se ci restano oscure le ragioni delle sostituzioni fatte al novantesimo abbondante. Ma il fatto che restino oscure a noi significa ben poco.

Insomma, si sono viste luci a San Siro. Anche se alla fine se ne potevano accendere molte di più.

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