Niente polemiche e ripartire dopo la sosta

di Duccio Magnelli

La Viola non passa l’esame con la capolista. Dovrà studiare ancora un po’, anche se la distanza con il Napoli di Spalletti non è apparsa così siderale. La Fiorentina non ha ceduto di colpo come contro l’Inter e bene o male è riuscita sempre a restare in partita. L’andamento del punteggio è stato molto simile a quello contro i nerazzurri di Inzaghi, anche se il primo tempo contro i partenopei non ha avuto la stessa intensità e la stessa forza. Anzi, i ragazzi di Italiano hanno cominciato molto circospetti, senza attuare il solito pressing a tutto campo. Ritmi non altissimi, molto controllo sugli avversari. Una tattica che ha avuto successo fino al gol di Martinez Quarta, liberato in area da un tocco di Vlahovic su un’azione di calcio d’angolo. La speranza dei tifosi viola era che la partita potesse prendere una piega diversa da quella contro l’Inter. Ma un errore della difesa e del centrocampo, che su un rilancio dalle retrovie lasciano Osimehen solo contro Martinez Quarta, costringe il difensore viola al fallo in area. Rigore inevitabile. Dal dischetto Insigne, non in gran serata, si fa parare il tiro da Dragowski ma sulla ribattuta Lozano, da posizione parecchio defilata, mette dentro. Uno a uno e tutto da rifare. Un’azione, quella del fallo su Osimehen, che doveva essere prevista visto che il Napoli fa spesso giocate del genere. Il primo tempo finisce in parità.

Nella ripresa il Napoli quasi subito passa in vantaggio. Punizione poco dietro al vertice destro dell’area, calcia Zielinski, una palla lenta e prevedibile, che sorvola tutta la difesa e pesca Rrahmani dall’altra parte. Colpo di testa non irresistibile ma il centrale difensivo è praticamente solo davanti alla porta. Il Napoli, poi, rischia, con qualche contropiede, di segnare ancora. La Viola attacca ma, a parte qualche mischia e alcuni calci d’angolo, produce poco. La squadra nel secondo tempo contro il Napoli sembra cedere però meno che in altre occasioni. Italiano cambia tutto il possibile ma serve a poco. Entra anche Kokorin, che, ancora una volta, dimostra che non comprare un attaccante di riserva all’altezza è stato un grave errore. Certo, la panchina del Napoli ha ben altro spessore, ma questo si sapeva, non c’erano bisogno di conferme.

Le pagelle ci dicono che non c’è stato un giocatore che si è elevato sopra gli altri. Invece, ci dicono che il peggiore è stato Vlahovic, abulico e inconcludente come quello dei primi tempi a Firenze. Nel primo tempo pochissimi palloni toccati, anche perché il gioco di Italiano non è come quello di Iachini o Prandelli che avevano come unico fulcro in attacco il centravanti serbo. Vlahovic gioca in mezzo, nella morsa dei centrali avversari, e non può svariare come faceva anno scorso. Ciò non toglie che il ragazzo non appare entusiasta e grintoso come l’anno scorso (il confronto con Osimhen è stato impietoso). E questo è un bel problema visto che in panchina non ci sono sostituti degni di nota. Per il resto, la squadra ha avuto poco dagli esterni. Callejon sbaglia parecchio e, secondo noi, non ha più l’età per un gioco così intenso e dispendioso. Nico Gonzales si accende e si spegne, e poi, talvolta, non riesce a trovare alternative valide al suo gioco quando i difensori del Napoli decidono di non farsi saltare più. Il centrocampo è meno brillante del solito, ma in quel settore il Napoli è parecchio ben attrezzato. La difesa, come detto, commette errori banali. Biraghi non è brillante, sbaglia qualche punizione di troppo ma il problema è che quando entra Policano lui è già parecchio stanco. Italiano ha Terzic che, prima o poi, a meno non di vedere collassare il capitano, dovrà essere provato.

Insomma, perdere contro Napoli, Roma e Inter non è disonorevole. Tre squadre più forti, si sapeva. L’importante sarà, con il calendario più agevole, non buttare alle ortiche tutto il lavoro, brillante, fatto fino ad ora. Certe sterili polemiche, che già cominciano ad affiorare, lasciamole al passato. C’è tempo ancora per fare un’ottima stagione.

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