Matato il Toro, ma con qualche apprensione di troppo

di Duccio Magnelli

La Fiorentina vista con il Torino per la prima di quest’anno al Franchi, sembra avere una sola cosa da imparare il più presto possibile: chiudere le partite rapidamente contro avversari chiaramente inferiori. Un primo tempo di alto livello da parte della Viola, in cui anche il tanto vituperato Callejon è tornato a essere un buon giocatore di calcio (ma forse bastava riportarlo nel suo ruolo). Un primo tempo concluso sull’1 a 0 solo per le parate di Milinkovic Savic (che non è il centrocampista della Lazio che fa gli straordinari per arrotondare, ma il suo omonimo portiere del Torino). Un primo tempo in cui si è capito perché Nico Gonzales, autore di un gol di pregevole fattura, è costato così tanto ma non si è capito perché giocasse ancora nello Stoccarda (con tutto il rispetto). Ma un primo tempo in cui si è anche capito che per il Toro potrebbe essere l’anno buono (anzi cattivo) per finire in B. Insomma, 45 minuti che hanno raccontato molte cose anche sull’ottimo lavoro di Italiano, sulle discrete possibilità che ha la Viola di guardare con ottimismo al futuro e su quanto rimane da fare per rendere questa rosa da buona a buonissima.

Nel secondo tempo, la Fiorentina ha rallentato un po’ i ritmi ma il Torino non ne ha mai approfittato. La squadra di Italiano sembrava aspettare che si aprissero un po’ di spazi per colpire in contropiede ma Nico Gonzales e Callejon avevano perso un po’ lo smalto del primo tempo (anche perché il centrocampo viola sembrava meno aggressivo). Meno male che è entrato Duncan (toh, chi si rivede) al posto di un Castrovilli un po’ in affanno. L’ex Sassuolo si è subito messo in mostra strappando con la forza un pallone a un avversario a centrocampo e lanciando sulla fascia Bonaventura (ottima la sua prova sia in fase di contenimento che in fase propulsiva ). L’ex Milan ha servito un cross molto morbido per Vlahovic. Il serbo, in totale controtempo, ha colpito magicamente la palla di testa e l’ha docilmente posata sull’angolino alla destra del portiere granata. Apoteosi in campo e sugli spalti, partita virtualmente finita, comincia il girotondo delle sostituzioni. E nel caos che sempre segue i troppi cambi (per noi si dovrebbe tornare ai tre di un tempo) il Toro ha trovato il modo di segnare un gol con Verdi, complici un distratto Maleh e un non irreprensibile Duncan, e di ridare pathos a una partita che fino a quel momento sembrava aspettare solo il triplice fischio. Naturalmente non è accaduto nulla perché quello è rimasto l’unico tiro in porta verso Terracciano dei ragazzi di Juric Finisce con Commisso che applaude convinto, con Cairo parecchio pensieroso (e ha tutte le ragioni per esserlo), e con il pubblico che sembra aver ritrovato la sua Viola perduta.

Adesso c’è la sosta e la fine del mercato. Sperando nei fuochi artificiali, rimane però una questione in sospeso. Il rinnovo del contratto di Vlahovic. Ha firmato e non ce lo hanno detto? Perché il tempo stringe.

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