Che cosa è rimasto dei nostri ’80…

di Duccio Magnelli

Ogni tanto ritornano, i mitici anni ‘80. Hanno le sembianze dei fantasmi di coloro che ci hanno appena lasciato oppure se ne sono già andati da un po’. Chi li ha vissuti, sa di cosa stiamo parlando. Chi non c’era, la prima cosa che ti chiede, e spesso l’unica, è: “Ma come facevate senza il cellulare… e senza facebook o instagram o whatsapp… senza twitter…“. Già. Nessuno di questi ragazzi pensa che non potevamo sentire la mancanza di qualcosa che non c’era e che non era mai esistito. Semplicemente facevamo senza. E vivevamo lo stesso. Usando i telefoni, per esempio, quelli a gettone che si trovavano per strada. Oppure quelli di casa. Oppure ci incontravamo, in carne e ossa, ci parlavamo, senza l’ausilio della tecnologia. Sì, ci parlavamo, una cosa che oggi a molti appare difficile. Esistevano le compagnie, che si ritrovavano nelle piazze di Firenze, o in prossimità dei locali. Non erano posti virtuali, ma veri, in cui noi, ragazze e ragazzi di allora, ci riunivamo per incontrarsi, in attesa di decidere come passare la serata. Sapevamo che in quel luogo, a quell’ora e quel giorno ci sarebbe stato qualcuno. Perché era così.

Gli anni ‘80 a Firenze sono stati anni di grande fermento. Locali nascevano in ogni dove, molte cantine in Oltrarno, che erano state riadattate a sale di registrazione, videro nascere complessi musicali, alcuni dei quali diventarono anche famosi. C’era tanta gente in giro, sempre, a tutte le ore del giorno e della notte. Certo, non tutto filò liscio, anzi, tanti hanno pagato un conto salatissimo e per questo qualcuno li ha definiti “anni dissoluti”. Eroina, AIDS furono i figli malvagi di quel decennio. Ma chi riuscì a starne fuori, e fu la maggioranza, si è ritrovato un pacchetto di ricordi da conservare gelosamente e da risfogliare ogni tanto.

Per me gli anni ‘80 finirono qualche giorno prima del Natale 1989. Nel modo più scintillante, una caccia al tesoro in una casa colonica sulle colline che io e alcuni amici avevamo in affitto. Qualcuno potrebbe non crederci, ma conoscevo personalmente tutte le oltre 100 persone che parteciparono. E gli inviti furono fatti tutti per telefono, senza mail o messaggi. Oppure scrivendo e poi imbucando lettere.

Fu una serata magica, bellissima. Non sapevamo che era la fine di qualcosa. In fondo, gli anni sono solo un artificio matematico, una comodità. E finiti gli ‘80 sarebbero cominciati i ‘90.

Ma non fu la stessa cosa.

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