Buon futuro, Cesare

di Duccio Magnelli

Prandelli si è dimesso e sulla panchina viola torna Beppe Iachini. No, non è uno scherzo e nemmeno una fake news. E nemmeno la trama del nuovo film di Checco Zalone. È la pura verità, anche se grottesca e inverosimile. La nuova proprietà viola non finisce di stupire. Arrivata come salvatrice della patria, destinata a togliere la Viola dalle grinfie, in effetti ormai piuttosto spuntate, dei DV, la Mediacom di Commisso, che in patria macina utili a velocità supersonica, qui non riesce nemmeno a mantenere un allenatore sulla panchina per più di mezzo campionato. Ma il bello, o il brutto, è che nonostante tutti questi cambi frenetici, la Viola continua a peggiorare il suo ruolino di marcia. Prandelli ha fatto meno punti di Iachini. Se lo Iachini bis farà meno punti di Prandelli la Viola è destinata alla retrocessione, o perlomeno ad andarci molto vicino. Quindi, rimane ben poco spazio ai veri attori protagonisti, i giocatori, per provare a salvare la faccia e la barca che affonda. Certo, dovranno tirare fuori con continuità gli attributi, che finora non hanno mostrato se non in rarissime occasioni. Pensare che possano farlo nelle restanti dieci giornate di campionato rimane difficile, ma, come diceva un saggio, la speranza è l’ultima a morire. E a retrocedere.

Le ragioni per cui Prandelli ha deciso di andarsene sono legate, probabilmente, allo stress emotivo provocato dalla disabitudine a certi ruoli di responsabilità. Naturalmente, già sui social circolano notizie su presunte risse fra l’ormai ex allenatore viola e alcuni giocatori (e vengono fatti nomi e cognomi). Naturalmente, tutto senza alcuna prova dell’accaduto, solo con qualche soffiata fatta dall’amico dell’amico. Ma a Firenze il calcio è sempre stata una lotta senza quartiere fra varie fazioni. Del resto, da una città che si divise in Ghibellini e Guelfi e con quest’ultimi che poi si divisero in Bianchi e Neri (che poi erano juventini tagliati a mezzo), che cosa ci si può aspettare? Si dice che i fiorentini amino la loro squadra di calcio sopra ogni cosa. Sarà anche così, ma i fiorentini amano anche il loro punto di vista e non sono disposti a barattarlo o discuterlo con quello di qualcun altro. Per questo si dividono. E per questo non riescono a trovare un punto d’incontro. E per questo, forse, non riusciranno mai a vincere niente nel calcio. Soprattutto se poi la loro squadra di calcio è guidata da un signore americano che ha tanti soldi ma che ancora deve capire a chi farli spendere bene.

Le dimissioni di Prandelli rappresentano il punto piu profondo della parabola alla rovescia della Commisso’s generation. Il futuro dovrà essere, per forza, migliore, anche se non sappiamo come sarà possibile. La squadra è povera di talento e di obbiettivi, la rosa è corta, anzi cortissima, e i nuovi acquisti, estivi e invernali, quelli rimasti. stanno prendendo la polvere, e i soldi, in panchina. Ci vorrebbe un’incursione del presidente a battere i pugni sul tavolo. Ma per adesso fra i pugni e il tavolo c’è un oceano di mezzo.

Buon futuro, Cesare, e non prendertela troppo. Hai fatto quello che potevi.

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