IL NONNO BUM BUM ©

Quei negozi perduti nel tempo ma non nella memoria ritornano vivi grazie a Francesco Franz Corsini..

Al civico 159 di viale De Amicis c’è un negozietto nel quale, negli ultimi anni, si è venduto di tutto: gadget della Fiorentina, monopattini, vestiti, è stato anche sede di partito. Ma in passato, tanti anni fa, lì c’era la bottega di un calzolaio, scrigno di un mestiere antico, luogo di altri tempi, di quando le scarpe erano fatte per durare, e se non duravano c’era chi con la sua arte ne allungava la vita riparando suole o sostituendo tacchi a colpi di martello. BUM BUM, appunto.

Quel breve tratto di strada che dall’angolo di viale Mamiani arrivava fino ai campi dove oggi ci sono i palazzoni coi negozi di arredamento e per animali, era un piccolo microcosmo: la merceria della mia mamma (oggi Prink), la macelleria di Franco (oggi Tecnocasa), il bar Mario (poi Egidio, poi motofficina e oggi DrPizza), i parrucchieri Pino e Piero (oggi Yougurteria), e infine quella piccola bottega dalla quale usciva costantemente il rumore dei colpi del martello. BUM BUM.

Il calzolaio era uno di quei personaggi impossibili da dimenticare: ai miei occhi avrà avuto almeno 100 anni, forse anche 200. All’inizio, quando mi affacciavo furtivamente all’uscio, mi faceva un po’ paura, soprattutto perché aveva… un dente solo! Ma era buono, me lo ricordo con un grembiulone scuro, seduto dietro quel banco basso da lavoro pieno di attrezzi strani, tutto intorno quell’odore inconfondibile di cuoio e di colla. Lo guardavo affascinato mentre con una specie di bisturi tagliava e sagomava sapientemente le suole, le spennellava di mastice, poi piazzava la scarpa su un supporto a forma di piede, si metteva una manciata di chiodi in bocca e… BUM BUM… abili colpi di martello… BUM BUM… e la scarpa prendeva forma, BUM BUM… Poi dava un martello e dei chiodi anche a me, e pure io BUM BUM… glieli piantavo in un angolo del banco. 

Erano tempi in cui bastava poco per essere felici.

Appeso a una parete aveva uno di quei calendari coi fogli staccabili giorno per giorno. “Mamma, vado dal NONNO BUM BUM!” E io, marmocchio coi calzoni corti e i sandali Giglio, tutte le mattine, tutte, saltavo sul mio gokart a pedali, e andavo dal Nonno Bum Bum. E tutte le mattina il Nonno Bum Bum staccava il foglio del giorno precedente, ci passava una pennellata di colla, e me lo appiccicava sul gokart. E così io ogni giorno potevo essere un pilota diverso con un nuovo numero di gara.

Sì, bastava davvero poco.

foto google.

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