Il Carnevale..Belfagor a Coverciano

Ricordi scritti come sempre in modo stupendo dalla nostra Maria Cristina Calamai…

Ricordo che quando ero bambina attendevo con ansia il Carnevale perché mi compravano i coriandoli, le stelle filanti che potevo far volare soffiando dal foro del rotolino e riempire di colori il terrazzo, perché a scuola, l’ultimo martedì di Carnevale potevamo andarci mascherate, perché la classe si riempiva di damine, odalische, fatine, maschere di cartone colorato, cappellini , bacchette magiche e lingue di menelik, potevamo cantare, ballare, far baldoria e mangiare i “Cenci” che le nostre mamme avevano fritto la mattina.

Col passare degli anni, il carnevale non ha mai finito di affascinarmi: era un periodo dell’anno nel quale si poteva, per così dire… lasciarsi andare un po’, spogliarsi metaforicamente, degli abiti di sempre e fingere di essere qualcosa d’altro, qualcun altro almeno per un giorno. Così, anche se cresciuta ormai, ho continuato a festeggiarlo inventandomi ogni anno una festa di fine Carnevale, invitando amici e, di volta in volta, decidendo un tema al quale gli invitati dovevano attenersi : il bianco e il nero, coppie famose ecc. Era buffo aprire la porta di casa e dare il benvenuto a Pinocchio e la fata turchina,madama Butterfly e mister Pinkerton, Dante e Beatrice per citarne solo alcuni.

Un anno, non ricordo quale, decisi che il tema “Carnascialesco” sarebbe stato “La paura”. Dopo averlo comunicato agli invitati alla festa, mi resi conto di non avere idee per me, ovvero non riuscivo a pensare ad un costume adatto al tema, un costume che suscitasse paura… Qualcuno mi suggerì di non travestirmi affatto…sarei stata abbastanza terrificante anche al naturale…ma era uno invidioso, geloso e bugiardo…” Chi disprezza compra” risposi piccata, rituffandomi nei miei pensieri alla ricerca di un’idea geniale. Escludendo gli inflazionati vampiri, pipistrelli e bestiari vari, pensai: “ Che cosa ho vissuto o veduto che mi ha fatto davvero paura?” lo trovai. Qualche tempo prima la RAI aveva mandato in onda una serie televisiva francese in sei puntate dal titolo “Belfagor ovvero Il fantasma del Louvre.” Mi aveva davvero spaventata quel fantasma che si aggirava di nottenelle sale del museo parigino. Bene!, deciso, mi sarei mascherata da Belfagor.

Nonfu affatto facile soprattutto per la statura del personaggio. Rimediai con scarpette tacco 15, una scatola alta sulla testa legata con una cordicella, una tunica lunga e nera ed infine il velo che copriva il tutto. Faccia completamente nera e occhi di fuoco. Quando, terminato il travestimento, mi guardai allo specchio ebbi paura di me!!! La sera del di’ di festa insieme a mangiare, ballare, cantare tutti mascherati finché, verso mezzanotte, qualcuno disse: “ E’ Carnevale o no? Siamo davvero così spaventosi da far paura a qualcuno? Non ci resta che provare!” Uscimmo per la strada con Belfagor ad aprir la fila. Mi appostai dietro un angolo della via e, non appena vedevo qualcuno avvicinarsi sbucavo all’improvviso con le braccia allargate avvolte nell’enorme tunica nera. Come urlavano poveretti!! Non contenti di aver spaventato mezza Coverciano , continuammo spostandoci a Campo marte e infine in auto, raggiungemmo Fiesole, utilizzando sempre la medesima tecnica oramai collaudata . Per fortuna nessuno si arrabbiò più di tanto ma Belfagor spaventò davvero tutti i malcapitati!! E’ Carnevale ogni scherzo vale dicevamo poi in coro, porgendo a tutti le nostre scuse. Ci tengo a precisare che lo scherzo non veniva messo in atto se ad avvicinarsi all’angolo c’erano persone con bambini. Eravamo giovani giocherelloni e spensierati ma ben educati!!

Son passati molti anni da quell’ultimo di carnevale ma questa festa continua a piacermi e continuo a festeggiarla…certo non mi travesto più…ma non è detto che se mi venisse qualche idea non possa ancora farlo…perché no! “Semel in anno licet insanire”.Questo é lo spirito del carnevale: ogni gerarchia decade per lasciare spazio alle maschere, al riso, allo scherzo; un’occasione per uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, il rovesciamento dell’ordine, negare se stessi per divenire altro almeno per un giorno.

Sì sì si può fare!!…pardon…si poteva fare, questo anno dobbiamo accontentarci della mascherina che ogni giorno dobbiamo indossare e non scordiamocela mi raccomando!

Maria Cristina Calamai.

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