Riflessioni di un anno fa quando tutto ebbe inizio…..

Maria Cristina ci allieta con le sue riflessioni …..

Pensieri al tempo del Corona virus.

La clausura forzata che stiamo vivendo orami da un mese porta inevitabilmente con sé alcune riflessioni sul modo di considerare non solo le piccole o grandi cose ma il mondo intero. Una guerra senza armi con un nemico che non riesci a vedere. Facile sarebbe puntare l’arma, centrare e premere…e no questo non si può fare perché non sappiamo dove si nasconda, forse vola, si posa, si annida si moltiplica, si trasforma, non sappiamo niente di lui e l’unica difesa sembra essere la resa, se non posso affrontarti a viso aperto mi isolo, mi chiudo affinchè tu non possa trovarmi. Così, come ci hanno detto di fare stiamo a casa. Ma cosa comporta dal punto di vista fisico e psicologico tutto questo? Come ci cambia? Ci cambia tanto. Le relazioni sociali si azzerano, non possiamo vederci al bar per un caffè, né organizzare cene con amici, neppure i parenti possiamo vedere dobbiamo accontentarci di un saluto telefonico, una foto, un video su WhatsApp, di un bacio scritto con l’emoticon, niente più. “ Che c’è per cena?” “ non ho voglia di affrontar la fila al super”, allora si aprono i cassetti, si fruga nel frigo, si raccolgono gli avanzi, si consulta il libro dimenticato nello scaffale più alto della libreria, si quello delle ricette che ci aveva regalato la nonna e ci improvvisiamo chef, creativi per giunta, di tempo ne abbiamo. Che strano, mentre preparo quella cena mi tornano alla mente i racconti di mia suocera. Quando ne parlava aveva un sorriso stampato sul volto come se mi riferisse di un mondo povero ma felice, felice di fare il pane usando l’unico forno del casale, diviso con tutti gli abitanti del borghetto che doveva sfamare molte bocche e bastare almeno per una settimana. E poi ancora la mia mamma quando diceva che il pane non si butta perché si fa peccato, “ Ma lo sai te in tempo di guerra si raccattavano le briciole sulla tovaglia? Eh bel mondo t’ha visto te bambina”. Bel mondo sì, davvero? Adesso ho la mente un po’ confusa, ci devo pensare meglio.

Ma guarda , la signora di fronte ha fatto il bucato, saggia, c’è vento oggi si asciugano. L’ennesimo giretto sul terrazzo a rimirare i boccioli della camelia, le gemme dell’azalea e in lontananza udire le voci dei vicini, dei bambini imprigionati, poi solo il silenzio rotto da qualche sirena dell’ambulanza che si allontana. In giro non c’è nessuno o quasi. Son quasi le 18.00 mi affretto a cercare il bollettino ufficiale dei dati del covid19, l’han chiamato così, in cerca di buone notizie che non arrivano. Ancora troppi contagi e soprattutto tanti morti.

Oggi bisogna per forza andare a far la spesa. Mascherina, guanti e via, in fila, lontani gli uni dagli altri. Riconosco un’amica anch’essa mascherata ci salutiamo a distanza, non ci possiamo scambiare neppure una parola e anche qui il silenzio è la sole voce che sento. Siamo disciplinati però, anzi noto gesti gentili nei confronti delle persone anziane in coda, qualcuno cerca una sedia e la porge. Il sorriso non si vede nascosto dietro la mascherina ma gli occhi parlano. Vedo nascere tante iniziative di solidarietà, persone che si offrono per aiutare chi non può assolutamente uscire di casa, la lista dei negozianti della zona che offrono servizi a domicilio si arricchisce, debbo aggiornarla ogni giorno oltre ovviamente a tutte quelle iniziative offerte dalle istituzioni. Siamo tutti sulla stessa barca, penso, ma non era scontato, no non era scontato affatto questo slancio di solidarietà reale, quella che si vede e si tocca , quella che ti apre il cuore e forse neppure ti aspetti, non quella distratta e meccanica del comporre il numero del cellulare,fare clic e inviare, stando seduti comodamente sul divano.

Il desiderio di uscire non si placa facilmente, specie quando il sole inonda le stanze, l’azzurro del cielo si confonde e, nell’immaginario, si fonde insieme al mare. “Mamma mia quanta polvere!” Afferro lo “schiffer”col manico telescopico per raggiungere anche gli angoli reconditi, da sempre dimenticati. Osservo i libri ma quanti ne ho? Leggo i titoli. Ognuno ha la sua storia che è poi anche la mia. La signora che mi aiuta nelle pulizie ( Dio la benedica) adesso non viene e allora pulisco io. Mai avuto una casa tanto splendente!!

Odo un sono inequivocabile, arriva una notifica di WhatsApp . Sarà la Monica o Alessandro, buriana nel gruppo? Invece no è la signora del piano di sopra, ne arriva un’altra, è la signora del piano di sotto, medesimo messaggio : “ Che fai parti tu? Alle 18.00 tutti sul terrazzo a cantare la porti un bacione a Firenze. “ Certo cerco il disco di Narciso, bene parto io!”. Mi affaccio, tutto silenzio nei terrazzi non vedo nessuno. Pace, parto lo stesso. Improvvisamente come formichine dal formicaio escono, uno due tre, dieci tutti fuori uniti nel canto, che bello! Commovente, fino ad ieri non sapevo chi foste né voi chi fossi io e non lo so neppure adesso ma vedo tante mani che salutano, bimbi che saltellano nel poco spazio che hanno, escono anche gli animali, un cane abbaia…non siamo proprio tutti intonati quindi ben venga anche lui!! Alcuni sventolano il nostro tricolore, altri la bandiera arcobaleno e quella della nostra amata fiorentina, nessuno però sventola una bandiera bianca!! Ce la faremo certo che ce la faremo! Abbiamo riscoperto l’empatia, la voglia di unione, dell’esserci, adesso capiamo l’importanza dei piccoli gesti come quello di stringersi la mano, dell’abbracciarsi, di baciarsi, adesso che ci è proibito ci mancano tutti.

Apprezziamo anche la fila alla posta per pagare le bollette che ci permette di uscire un attimo e godere di questo tiepido sole di primavera che fa sbocciare ancora i fiori sì, perché la primavera non lo sa e continua il suo corso.

E mentre il mondo, …“quest’atomo opaco del male”…combatte la solitaria battaglia col nemico invisibile, forse…forse l’umanità si scopre migliore di quanto essa stessa pensasse. Quando tutto questo finirà avremo vinto una battaglia non la guerra che sarà lunga e difficile col suo tragico bilancio di paura , di morte e povertà come tutte le guerre lasciano in eredità, ce ne saranno altre di battaglie dure e difficili. Niente sarà come prima è inevitabile ma anche noi saremo diversi, migliori? Non lo so. Presto per dirlo.

A distanza di quasi un anno ancora la battaglia non è vinta. D’accordo sì, adesso non stiamo tutti chiusi in casa come allora, ci hanno colorato le regioni e, a seconda del colore possiamo o non possiamo fare alcune cose, ma la situazione resta ancora terribilmente in bilico, lui, il virus, non ha alcuna intenzione di togliersi di torno, anzi, muta per attaccarci meglio. La scienza è al lavoro, stanno arrivando i vaccini ma non ce ne saranno, almeno a breve, per tutti. E noi? Ci stiamo abituando? Ci stiamo abituando al fatto che non possiamo stringerci la mano, abbracciarci, trovarci con amici e parenti, a non dimenticare la mascherina prima di uscire o indossarla prima di aprir la porta di casa, prima di conoscere chi è che suona il campanello, a vedere sempre più raramente chi vedevi più o meno ogni giorno, a sussultare ogni volta che arriva una notifica di un messaggio perché potrebbe essere una video chiamata di qualcuno che vorresti aver vicino ma non si può. Migliori? Si può forse essere migliori senza relazioni sociali? No, non è proprio possibile. “Andrà tutto bene” era lo slogan di un anno fa, voglio pensare e sperare che sia valido ancora, abituarci? Quello non potremo farlo mai.

Maria Cristina Calamai.

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