Piccola storia triste

di Duccio Magnelli

Una Fiorentina piccola piccola, con poca dignità e ancor meno amor proprio, si fa disintegrare, calcisticamente parlando, dal Napoli di Gattuso. Un 6-0 a favore dei partenopei che ha bisogno di pochi commenti, ma che, come tutti i disastri anche calcistici, ha un’origine ben precisa. Bisogna partire dall’inizio per spiegare una così tale debacle. La formazione messa in campo da Prandelli, il famoso 4-3-3 da tutti desiderato e sognato, aveva ben poco senso contro una squadra che fa del contropiede la sua arma migliore. Tenendo conto poi che la Viola presentava due esterni offensivi, Ribery e Callejon, ormai anziani e poco propensi alla fase difensiva. Aggiungiamo un centrocampo poco incline al contrasto come quello formato da Amrabat e Castrovilli e un terzino sinistro, Biraghi, che della fase difensiva poco si intende e che sta cominciando a sbagliare tutti i cross e le punizioni (ma Barreca è così messo male?). Ma tutto questo non può spiegare un punteggio tennistico. E allora aggiungiamo tre difensori supponenti e macchinosi, un terzino destro, Venuti, che per noi è inferiore a Lirola, andato a Marsiglia. Non basta? Ci mettiamo anche un centravanti solo e acerbo come Vlahovic che qualcuno, anche in società, vuol far passare come un giocatore già fatto e formato (ma non lo è e chissà se mai lo sarà). Aggiungiamo che i giocatori viola hanno perso tutti i confronti con gli avversari (confrontare Insigne e Lozano con Ribery e Callejon addolora) e che anche Prandelli ha perso la gara tattica con Gattuso. Se non basta ci sono anche la poca concretezza e la poca tenacia di chi è andato in campo con la maglia viola (nessun ammonito nei novanta minuti). Alla fine Prandelli e Pradè si sono scusati della prestazione. Giusto. Loro sono colpevoli, ma continuiamo a pensare che le colpe maggiori siano di chi va in campo. Perché si può essere scarsi ma la dignità non va mai perduta. E comunque, ai tifosi che pensano di risolvere tutto con il mercato di gennaio, diciamo che non è scontato che i top player vengano a Firenze. Gli ingaggi faraonici potrebbero non bastare.

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