I ragazzi del muretto

Un ricordo della nostra bravissima Maria Cristina Calamai…

I ragazzi del muretto.

Più o meno ogni pomeriggio , insieme ai miei compagni di scuola della Lucrezia Mazzanti, in sella alle nostre bici, andavamo in banda a girellare per Coverciano. Poteva essere il 1965, forse 1966, con esattezza non lo so. Nei pomeriggi di primavera estate, lasciavamo le bici vicino al torrente Mensola, in via della Torre, le avremmo recuperate al ritorno, nessuno ce le avrebbe rubate. Ci toglievamo le scarpe e mettevamo i piedi a mollo nelle acque cristalline. Poi, con le scarpe in mano,attraversavamo il torrente e, passando per i campi di spighe ed anemoni, arrivavamo sul nostro muretto, sì, era nostro e ci aspettava. Quel muretto si trovava in via Madonna delle Grazie, proprio davanti alla villa Strozzi, adesso elegantemente restaurata. Ci siedevamo allineati nella parte centrale dove potevamo ammirare l’enorme orologio che sovrasta la villa allora in pessime condizioni. Era un muretto scalcinato dalle cui fessure uscivano veloci lucertole che mi facevano sussultare ogni volta suscitando le risa dei miei amici. Quanti pomeriggi abbiamo passato seduti lì! A far che cosa? Niente, a parlare, ridere, commentare episodi curiosi accaduti a scuola, a scherzare degli atteggiamenti dei nostri insegnati…insomma a canzonarli anche, come no. Poi, al calar della sera stessa strada a ritroso, guai a sgarrare alle sette al massimo tutti a casa. Ricordo i profumi di quel luogo, le nostre risate che inondavano il silenzio, si poteva sentirne l’eco.

Un pomeriggio di tarda primavera, sulla via del ritorno, mi attardai perché stimolata da un gruppetto di fiori che avrei voluto raccogliere. Potevano essere anemoni o campanule, non lo ricordo bene. Era abbastanza caldo perché indossavo una maglietta leggera e scollacciata. Bene, nel chinarmi si intrufolò nello scollo un animale, sicuramente un insetto piuttosto voluminoso che incominciò a svolazzarmi all’interno. Nel tentativo di non sentire gli svolazzii, lo premevo forte contro il seno ma non voleva saperne di andarsene e, francamente non avrebbe potuto. In preda al panico iniziai a gridare:- Aiuto!! -Che è accaduto Cristina?- Mi è entrato un animale dentro la maglietta- Come?, dove? -Dentro la maglietta!!!.

La parola magica attirò l’attenzione dei maschietti che accorsero veloci, tutti. Si sa a quell’età basta una parola per far salire l’ormone! Io, giovane ma non sprovveduta capii subito: -No, non voi, dove son le altre?- Loro l’è un son bone, lascia fare a noi!-In effetti le mie amiche, accorse lì, non ebbero coraggio così mi arresi.- Provo io?, no io,- insomma spicciatevi!- gridavo. Il più impavido fra quelli, e, vedi un po’, quello che mi piaceva di più, introdusse la mano ed estrasse una enorme cavalletta. Poi aggiunse: fammi sentire se ce n’è un’altra, spesso le cavallette si muovono in coppia! No no questa volava in solitaria! Risposi.

Riprendemmo il cammino fra le spighe e gli anemoni. – A domani-ci dicevamo salutandoci, stessa ore stessa strada stesso muretto.

Quanto era bella la Coverciano di allora!!

Maria Cristina Calamai

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