Sull’orlo del baratro

di Duccio Magnelli

Una partita brutta, fra due squadre brutte, che finisce con un pareggio che serve poco a tutti. Questa in sintesi Fiorentina-Genoa di lunedì, scontro salvezza (anche se qualche dirigente viola non vuole sentirselo dire). Segna Pjaca per i liguri, e questa è una notizia visto che il croato a Firenze non segnava mai, pareggia Milenkovic all’ultimo respiro. Nel mezzo un gol annullato a Bonaventura e una bella parata di Dragowski su Destro, decisiva perché sul due a zero non ci sarebbe più stato tempo di recuperare. Per un lungo periodo della partita la Fiorentina, squadra e società, si sono trovate sull’orlo del baratro di una crisi probabilmente irreversibile. Il pareggio le trascina fuori, almeno il Genoa resta a tre punti, ma rimane il sapore di un’occasione gettata alle ortiche, in una giornata calcistica piena di pareggi e sconfitte delle dirette concorrenti. Un punto nelle tre gare di Prandelli, di cui due al Franchi, un gol fatto e quattro subiti. Chiaro che con questa media punti il rischio di retrocedere è concreto. Purtroppo, la carta dell’esonero dell’allenatore è già stata giocata e cambiarne un altro farebbe cadere la proprietà nel ridicolo. Ci sarebbe Montella ancora a libro paga e anche Iachini che magari tornerebbe volentieri. Ma il problema, a questo punto, appare sempre più legato a scelte sbagliate fatte un po’ di tempo fa e che adesso presentano il conto. Alcuni giocatori non sembrano in grado di dare il loro contributo. Il tanto agognato 4-3-3 è impossibile da attuare in questo momento con Ribery e Callejon fuori condizione, e chi mastica calcio lo sapeva. I due, però non hanno sostituti nel ruolo, visto che i due esterni giovani, Sottil e Chiesa, se ne sono andati per altri lidi. Il centrocampo non offre garanzie. Castrovilli appare spento (forse se ne vuole andare anche lui), Amrabat sembra un giocatore normale e non il “fenomeno” di Verona. Pulgar sappiamo quello che può dare e Duncan sembra fuori dal radar del tecnico. Borja Valero è tornato per affetto, ma il gioco del calcio a questi livelli non sembra più per lui. L’attacco non esiste, visto che le tre “punte” hanno fatto due gol in tutto. L’unica che regge è la difesa, anche se sul gol di Pjaca si poteva fare meglio (ma attenzione a un centrocampo che non contrasta a sufficienza). Considerazioni amarissime, anche perché fatte dopo una partita giocata contro una squadra di livello mediocre. Partita che avrebbe dovuto rappresentare il rilancio di Prandelli e della squadra e che avrebbe dovuto far vedere i primi risultati del lavoro del tecnico. Niente di tutto questo. La Fiorentina quest’anno gioca male contro tutti, grandi e piccini. E questo è il dato più sconfortante, insieme al fatto che continuare a non vincere contro le candidate alle retrocessione potrebbe rappresentare un problema nei possibili arrivi a pari punteggio a fine campionato. Il nuovo tecnico non sembra aver dato la svolta e la squadra sembra addirittura aver fatto dei passi indietro rispetto alla gestione precedente, alla quale, forse, erano state date responsabilità eccessive. La squadra e la rosa sono state probabilmente sopravvalutate. Continuare a dire che non è questa la posizione in classifica consona alla Fiorentina rischia di far credere che tutto possa risolversi solo pensando di essere più forti di quanto sembri. Troppi svincolati a fine carriera, ed è inutile continuare a fare confronti con Ibrahimovic, un quarantenne circondato da ragazzi che vincono anche senza di lui.

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