Salvare il salvabile

di Duccio Magnelli

La Fiorentina della nuova era prandelliana perde la seconda partita consecutiva e si ritrova in zona rossa della classifica. E per uscirne dovranno cambiare molti parametri, forse troppi, per una squadra sgonfia, impalpabile, molle, un insieme di vecchie glorie e di giovani senza futuro. O meglio, con un grande futuro alle spalle. Giocatori il cui problema non era essere fuori ruolo, come tutti dicevano quando c’era Iachini. Anzi, viene il dubbio che il tecnico esonerato non avesse proprio sbagliato tutto. Questa squadra ha gli uomini giusti per giocare in un modo diverso da come giocava prima? Questa ricerca quasi ossessiva del modulo giusto ci fa pensare che anche Prandelli sta andando avanti a vista, senza idee precise.. In difesa l’unico che sembra all’altezza appare Milenkovic, e per ironia della sorte sarà venduto. A centrocampo, dopo le illusioni estive, bisogna fare i conti con una realtà difficile, che ci racconta l’impossibilità di trovare una sistemazione del reparto che abbia un senso logico (i rossoneri Tonali e Kessie in due hanno surclassato i tre della Fiorentina). In attacco Ribery e Callejon non sembrano in grado di sopportare la fatica di fare i tornanti e gli attaccanti. Magari lo saranno in futuro, o magari no. Sono giocatori al tramonto, qualcuno a Firenze si era illuso troppo. In attacco la Viola ha poco o nulla. Vlahovic, secondo noi, è quello che ha più prospettiva, ma si parla sempre di un futuro lontano, per una squadra che deve fare i conti con una realtà complicatissima. Adesso si torna a parlare di gennaio, di un altro mercato che dovrà essere fatto in totale emergenza. Si dovranno trovare un regista (ma non avevamo il miglior centrocampo d’Italia?) e un centravanti. Guarda caso gli stessi profili di giocatori che voleva Iachini. Se basteranno non si sa. Certamente la squadra vista col Benevento (perché il vero problema è stata la sconfitta con i campani, non quella di Milano) e a San Siro ha bisogno di molto altro. Che cosa cerchino di scoprirlo i tecnici, i direttori, gli osservatori, i presidenti, i dirigenti. Sono lì per quello. La carta del cambio allenatore è già stata giocata. Resta poco altro da fare, per cercare di salvare il salvabile.

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