Guardiamoci alle spalle

di Duccio Magnelli

La Viola sorprende sempre i suoi tifosi. L’arrivo di Prandelli, l’onda di entusiasmo che aveva accompagnato l’esonero di Iachini, l’arrivo al Franchi del Benevento, squadra reduce da una lunga serie di sconfitte e con la peggior difesa della serie A, il cambio di modulo, visto che ormai tutti erano diventati allenatori ed erano convinti che Iachini non avesse capito nulla, perché metteva tutti i giocatori fuori ruolo. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per una bella giornata, allietata da quella che sembrava una inevitabile vittoria. Peccato che, come detto, la Viola sorprenda sempre i suoi tifosi. La vittoria non è arrivata, anzi, è arrivata una bruttissima sconfitta, che scaraventa la squadra nella zona caldissima della classifica. Sconfitta meritata, visto che il migliore in campo è stato Dragowski, il portiere con la barba che ha salvato la Viola dal tracollo. Un solo tiro in porta nei novanta minuti da parte della Fiorentina. Purtroppo se una squadra di calcio va male la colpa non è solo dell’allenatore. E chi conosce un po’ il calcio questo dovrebbe saperlo. Anzi, le colpe di Iachini sono state sopravvalutate e il problema del modulo era un falso problema. I buoni giocatori non hanno bisogno di tattiche particolari per esprimersi al meglio. E alcuni giocatori della Fiorentina potrebbero anche non essere così buoni. Magari lo sono stati in passato ma adesso soffrono parecchio. E qualche giovane, forse, deve ancora mangiare tanto pane duro prima di dichiararsi un campione. La società, secondo noi, non ha fatto due buone sessioni di mercato, a gennaio e in estate. Ha perso Chiesa, giocatore discusso ma che comunque era in grado di ribaltare l’azione e di creare problemi agli avversari sui larghi spazi, e lo ha sostituito con Callejon, che ancora non si è visto perché, parole di Prandelli, fuori condizione. Ha un Ribery che sembra al canto del cigno e su cui si è puntato troppo. Non si costruisce la squadra su un giocatore di quasi 38 anni con una carriera particolarmente usurante. Lui doveva essere la ciliegina sulla torta. Ha troppi ultra trentenni, e ha troppi scarti di altre squadre, vedi Duncan, Pulgar, Cutrone. Ha giovani mai sbocciati, vedi Vlahovic e anche Milenkovic. E, soprattutto, ha una società che continua a dire che senza stadio si vivacchia e che forse non capisce che la situazione si sta facendo difficile e pesante. Si rischia, quando ci sarà lo stadio, di essere talmente a terra da non riuscire a farci venire nessuno. Non è l’ora di pensare ai trionfi che potrebbero arrivare. Conta il presente, che è sempre più cupo. La carta del cambio allenatore è già stata giocata. Resta poco da fare se non sperare che chi va in campo ci metta l’anima.

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