A Cesare Prandelli, con immutata stima

di Duccio Magnelli

Arriva Prandelli e la Firenze viola si rianima. Sarà il ricordo di un tempo che fu, molto lontano, troppo lontano anche nel ricordo. Un tempo bellissimo, forse l’ultimo così entusiasmante, quello che accompagnò le gesta della Fiorentina dal 2005 al 2010. Un tempo fatto di penalizzazioni, ma anche di risultati oltre ogni aspettativa. Il sesto posto raggiunto in classifica, nonostante il meno 19 di partenza per le nefandezze di calciopoli. La semifinale di Coppa Uefa contro i Rangers di Glasgow, buttata in una scellerata serie di rigori, cominciata benissimo e finita malissimo. I trionfi contro il Liverpool in Champions, la Viola vinse anche nel quasi inespugnabile stadio di Anfield, per poi accedere all’ottavo di finale più maligno possibile, contro il Bayern e contro una terna arbitrale che a Monaco condannò la Viola a una sconfitta immeritata. E Prandelli che vince due Panchine d’Oro, ma che soffre anche il terribile dolore della morte della moglie. E quel minuto di silenzio al Franchi contro l’Inter, quel silenzio così doloroso che anni dopo avrebbe accompagnato anche il ricordo di capitan Astori. Prandelli, che molti anni dopo avrebbe sofferto ancora un altro dolore, quello degli amici di Orzinuovi, il paese natio, falciati dal Covid. Insomma, il Cesare che arriva a Firenze non è quello che se ne andò 10 anni fa per prendere le redini della Nazionale. E del resto, anche Firenze e la Fiorentina non sono più gli stessi. I progetti dei Della Valle sono rimasti sulla carta, anche se va dato ai fratelli Tod’s il merito di aver regalato alla Firenze viola momenti di grande gloria. Qualcuno teme che anche i progetti di Commisso possano fare la stessa fine, se davvero l’alternativa al nuovo stadio sarà, parole del presidente, “vivacchiare”. Ma siccome nel calcio, come nella vita, mai come adesso si deve andare avanti un passo per volta, adesso la priorità è salvare il salvabile di una stagione difficile per mille ragioni. Iachini ha lasciato la nave senza polemiche, da grande uomo, sapendo benissimo che le colpe e le responsabilità vanno divise tra lui e gli altri. Questi altri che adesso non potranno più nascondersi dietro l’alibi di moduli sbagliati. I giocatori che, si dice, erano fuori ruolo saranno messi al loro posto. E per un po’ di tempo, a Firenze l’allenatore sarà solo uno, Cesare Prandelli, Tutti i tecnici da tastiera che si erano scagliati contro Iachini adesso dovranno prendersi una lunga pausa. Prandelli cambierà qualcosa nel modulo, anche se alla fine la rosa è quella e con quella si dovrà fare i conti. Si dovrà capire se per esempio Castrovilli potrà fare il trequartista in un ipotetico 4-2-3-1, se Ribery e Callejon potranno reggere la fatica di fare gli esterni di attacco e di copertura, se quello di Amrabat era solo un problema di collocazione tattica sbagliata, se i ragazzi dell’attacco, finalmente, riusciranno a scrollarsi di dosso l’apatia che li ha accompagnati fino a adesso. Ci sono tante cose da vedere e da valutare e il tempo non è moltissimo. Ma Cesare saprà cosa fare. Ne siamo certi. In fondo, Firenze è casa sua.

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