Senza Ribery il buio

di Duccio Magnelli

Alla fine di Fiorentina-Sampdoria resta nella mente di tutti i tifosi viola un dubbio atroce: ma davvero il gioco della Viola dipende tutto da un immenso campione francese, però molto più vicino ai quaranta che ai trenta? Perché questi giovanotti di bellissime speranze venerdì sera in campo sembravano tutti orfani. Ribery non c’era, inutile girarsi e rigirarsi. Qualcuno, pur di avere un’illuminazione, avrebbe calciato anche la palla in tribuna per raggiungerlo. Eppure la partita si era messa benino e i ragazzi sembravano potercela fare anche senza la loro guida spirituale e tecnica. Un po’ di pressing, qualche palla recuperata. Insomma, c’era la speranza di un’altra bella vittoria al Franchi. Ma poi, forse, qualcuno nella Sampdoria ha capito che non era il caso di perdere la terza partita di fila. Ceccherini ha deciso di dare una mano stendendo Quagliarella, che in area aveva cominciato a girarsi per prendere posizione (e chissà quanto ci sarebbe voluto vista l’età). Un fallo probabilmente inutile ma talmente chiaro che l’arbitro non è andato nemmeno a vedere il Var. Vero che qualche minuto prima Castrovilli ci aveva già provato a agevolare il compito dei doriani calciando goffamente sulla sua traversa e rischiando un sensazionale autogol. Ma Ceccherini è stato più bravo. Da quel momento è cominciato ad aleggiare sul Franchi lo spettro della seconda sconfitta di fila. Anche perché la Viola era entrata in confusione tattica e mentale. Poi, il gol di Vlahovic sembrava poter liberare le ali dell’entusiasmo e portare trionfanti verso il successo. Ma un rilancio del portiere e una dormita della difesa viola permetteva a tale Verre di fare secco Dragowski, che stava cercando di capire che cosa stava accadendo mentre la palla gli transitava sulla testa e finiva in rete. E la partita finiva li, eccetto per un palo di Chiesa alla fine. Ma c’è poco da recriminare, perché i blucerchiati di legni ne hanno presi due. Alla fine nei tifosi viola resta la grande amarezza per quello che poteva essere e non è stato. Sembra di assistere a un film già visto. Quando si pensa di avere trovato la quadra, e la Viola sembra pronta a spiccare il volo, l’urlo di gioia resta soffocato in gola. Dopo Milano, nonostante la sconfitta, c’era la flebile consapevolezza di aver trovato la squadra giusta e per molti la partita con la Sampdoria sembrava poco più che una formalità . Ma il calcio, almeno a Firenze, è materia che sfugge a qualsiasi logica. Quando poi vedi uscire Amrabat, il fiore all’occhiello del mercato di gennaio, e entrare Saponara, capisci davvero che il football può essere più surreale di un quadro di Picasso.

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