Arrivederci campionato

di Duccio Magnelli

Il campionato di serie A è finito. Nemmeno il tempo di raffreddare i motori perché il 19 settembre si ricomincia. Intanto la serie B, con playoff e playout, andrà avanti fino al 20 agosto. E poi incombono le coppe. Un calcio non più a misura d’uomo, ma di denaro, una catena di montaggio che in gran parte gira a vuoto, visto che la maggior parte delle partite della serie A si sono trasformate in amichevoli di inizio-fine stagione. Il calcio post covid (nemmeno tanto post) ha detto poco di nuovo. Juventus campione d’Italia, retrocedono le tre squadre probabilmente peggiori, in Champions andranno Atalanta, Lazio e Inter, oltre alla Juve, con il Napoli che resta fuori, a 21 punti dallo scudetto, un’enormità, nonostante i progetti di lusso fatti con l’avvento di Carlo Ancelotti. Il Milan, nonostante Ibrahimovic e nonostante sia stata la squadra migliore dopo l’interruzione, non va oltre il sesto posto, che serve solo a intrupparsi nell’inferno dei preliminari di Europa League. È forte il sospetto che alcune squadre, a un certo punto, abbiano preferito evitare la “coppetta”, molte spese e poco guadagno. Il Sassuolo di De Zerbi è forse l’unica vera novità. Un tecnico che molti, noi compresi, avrebbero visto volentieri a Firenze. Un gioco molto offensivo, anche se i 21 gol di Caputo sarebbero da valutare in condizioni normali. La Lazio, la migliore come gioco nel pre covid, si perde nei labirinti di una rosa inadeguata a vincere il campionato. L’Inter di Conte, nonostante le spese enormi, arriva solo seconda e manca anche gli ottavi di Champions. Il tecnico pugliese cerca di dare la colpa agli altri, come spesso gli capita, non tenendo conto che con uno stipendio da 11 milioni di euro (più o meno) dovrebbe riuscire a far giocare a calcio anche gli asini. Cosa che riesce benissimo a Gasperini, tecnico poco simpatico ma molto capace, visto che tutti quelli che sono andati via da Bergamo, e quindi fuori dalle sue “cure”, si sono persi. Attenzione però alla Champions, perché nelle ultime giornate la Dea sembra avere perso smalto e condizione fisica. E il PSG non è proprio la squadretta dell’oratorio.

E la Viola? Campionato tutto sommato mediocre, nonostante che lo slancio finale abbia portato la squadra nella tanto agognata parte sinistra della classifica. Le ultime partite, però sono state giocate contro squadre che non avevano più nulla da chiedere e da dire. Anche Ribery, alla fine, ma anche prima, non era più quello dell’inizio. Forse i 37 anni e una lunga e intensa carriera cominciano a presentare il conto? Le recentissime parole di Rocco Commisso hanno di sicuro scontentato molti tifosi viola. Dopo aver detto che lui è il presidente che meglio ha fatto al primo anno (e ha citato gli esempi di Lotito, Percassi e De Laurentiis) ha dichiarato che è vero che per lui i soldi non sono un problema ma non li butta, li investe. Logico, ma forse non così logico per chi si aspettava denaro a fondo perduto sulla Fiorentina. Commisso ha anche detto che il prossimo anno sarà importante rimanere nella parte sinistra della classifica, e che da quando è arrivato ha già speso oltre 300 milioni di euro, con un costosissimo mercato invernale (ancora tutto da valutare). Il dubbio è che senza stadio nuovo sarà difficile ottenere grandi investimenti e quindi grandi risultati. Una marcia indietro del presidente? No, solo una presa di coscienza che il calcio è una palude piena di coccodrilli famelici, pronti a sbranarti. E qualche giornalista comincia già a parlare di “braccino”. Vabbé, aspettiamo buone nuove dal mercato.

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