La scuola che vorrei..

Un’attenta analisi della situazione scolastica della nostra Maria Cristina Calamai.

La riapertura regolare delle scuole a settembre pare sia un argomento attuale , come potrebbe essere altrimenti, fra la Ministra che pensa, propone , ci ripensa, propone altro. Eh Ministra una bella gatta da pelare questa perché riaprire le scuole e pensarle così come sempre son state mi sembra impossibile a meno che il virus, gentilmente, non si tolga di torno da solo. Ho avuto modo di leggere la circolare inviata ai docenti che detta le linee guida per il prossimo anno scolastico: primo problema il recupero che, secondo Lei dovrebbe durare l’intero anno scolastico. Per tutti? O solo per alcuni? Sì perché può darsi che alcuni non ne abbiano bisogno e che fanno? Si girano i pollici in attesa, badi bene, per tutto l’anno scolastico, che i docenti impegnati nel recupero degli altri si occupino anche di loro? Mi scusi ma non è giusto. Una classe, intesa come tutti noi siamo abituati a pensarla, è variegata, gli allievi non sono tutti uguali, se un docente è impegnato nel recupero non può andare avanti col programma e finisce che qualcuno si scocci. Ritengo che tutti debbano avere pari opportunità sia quelli che devono recuperare che quelli che non lo devono. Io un’idea l’avrei ma perché la si possa attuare è necessario pensare ad una scuola totalmente diversa da quella che è. Esempio : 1° superare il concetto di classe 2° pensare a docenti non di classe ma di istituto. Il gruppo da mantenere è quello dei ragazzi non quello degli insegnanti. Non è poi una gran novità, in altri paesi già lo fanno. Altro problemone da superare: le strutture edilizie. Nella maggior parte dei casi le nostre scuole non son nate per esserlo, sono state adattate e questo, per chi voglia pensare ad una didattica diversa , non è tema risibile. Vorrei che le scuole nascessero come scuole, pensate per essere scuole e basta. Sì perché gli spazi sono importantissimi lo si tocca con mano adesso dove sarebbero necessari spazi adeguati per permettere il distanziamento sociale, come è possibile questo se le classi sono, non a torto chiamate classi pollaio? Altro argomento , il tempo scuola. Chi l’ha detto che le attività debbano finire inderogabilmente entro l’arco di una mattinata? Si possono potrarre anche dopo pranzo perché no? Ovviamente non oltre le ore 16.00 perché i ragazzi hanno il diritto di avere uno spazio temporale proprio fuori dall’ambiente scolastico, per fare altro, certo però se devono trascorrere dalle 14.00 alle alle 17.00 quando va bene, da soli perché i genitori lavorano, davanti ad uno schermo a far non si sa bene cosa, forse sarebbe più salutare un tempo scuola più lungo ove venissero proposte attività anche ricreative ma diverse. Ecco però che, anche in questo caso, torna in ballo la struttura edilizia. Per attuare tutto ciò le scuole debbono essere dotate di mensa e refettori e, aggiungo, mi piacerebbe che i pasti si preparassero in una cucina annessa perché mangiare deve essere un piacere oltre ad essere equilibrato e dietetico . Tralascio l’annoso problema delle palestre ma, va da sé, che ogni scuola dovrebbe averne una a disposizione dei ragazzi, poi, dopo, potrà essere utilizzata anche dalle società sportive ma non litigare, come avviene adesso, alla ricerca di un’ora libera per far lezione. Parlando di questo assetto chè è programmatico, non mi riferisco soltanto ai bimbi più piccoli ma a tutti, comprese le scuole secondarie superiori. Ho visitato molte scuole specie nel nord Europa che sono organizzate così e vi assicuro che funzionano benissimo. La scuola è luogo di cultura ma anche di socializzazione, di inclusione, accoglienza, un luogo di relazioni sociali ove si costruisce il futuro delle nuove generazioni. Molto di ciò che gli uomini e le donne saranno domani dipenderà proprio dalla scuola. Vi pare poco? A me no, non almeno perché non ne venga data la giusta attenzione che merita.
“La scuola dovrebbe essere un luogo bellissimo; così bello che i bambini disobbedienti, per punizione, il giorno dopo dovrebbero essere chiusi fuori dalla scuola”. Oscar Wilde.

Maria Cristina Calamai.

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