Calcio, calcianti e calci. E anche dimolti cazzotti..

“Il rugby è una buon sistema per tenere cinquanta energumeni lontano dal centro della città per almeno un paio d’ore”. (Oscar Wilde)

Dai tempi degli antichi greci in poi, ogni civiltà evoluta ha fatto dei giochi con la palla un’attività ludica di cui si hanno numerose testimonianze. A Firenze per esempio si è sempre giocato con palloni di cuoio e stracci praticamente in ogni piazza fin dal 1400, al punto che spesso i signori della città dovevano proibirne l’uso per via degli inevitabili schiamazzi e relative scazzottate. Tant’è che camminate a naso all’insù nel centro storico non sarà raro imbattervi in targhe piuttosto minacciose, questa paradossalmente sta a due passi da piazza dei Giochi.

La regolamentazione del gioco prese piano piano forma, e in occasioni di sagre e feste, soprattutto durante il Carnevale, Firenze cominciò a organizzare vere e proprie partite da disputarsi su appositi campi di gioco allestiti per l’evento, in particolare in Piazza Santa Croce. A quei tempi non si andava troppo per il sottile, e le regole lasciavano molta libertà quanto ai metodi per ottenere il risultato, praticamente erano vietate solo le armi. Come oggi. Però fu in quella piazza che nacque il principio fondamentale del gioco del calcio: il punto, cioè la “caccia”, cioè il goal, era ottenuto dalla squadra che riusciva a depositare “con qualsiasi mezzo” la palla dentro “l’ultimo steccato avversario di fronte”, delimitato da una rete “di ordinaria statura di un uomo”.

A ogni caccia segnata le squadre si scambiavano posizione in campo e veniva issata una bandiera a indicare il punteggio. Ecco, se mai vi siete chiesti da dove derivi l’attuale espressione “segnare il gol della bandiera” adesso lo sapete.

La pratica del calcio andò avanti fino alla metà del ‘700, poi conobbe un periodo di stallo che durò un paio di secoli. La rievocazione degli antichi fasti riprese negli anni ’30 ed è arrivata fino ai giorni nostri con la disputa, a fine giugno, degli incontri di Calcio Storico Fiorentino tra i quartieri di Santa Croce (azzurri), Santo Spirito (bianchi), San Giovanni (rossi), e Santa Maria Novella (verdi). E non è che sia una manifestazione a uso e consumo dei turisti, anzi.

Pssst… diciamola tutta: oggi le partite, pur in un contesto affascinante nel colpo d’occhio, nel corteo, nei costumi, nel rispetto della tradizione, più che fasi di un torneo sembrano il pretesto per un muscolare regolamento di conti tra opposte fazioni cittadine, e in effetti le facce e i bicipiti dei giocatori, anzi, dei calcianti, sono di quelle che incutono una certa soggezione. Però va detto che da qualche anno la fedina penale di chi scende in campo deve essere intonsa.

Comunque come da tradizione allo sparo della colubrina che dà il via alla partita nessuno si interessa della palla e il campo si trasforma in un ring dove hanno più da fare gli infermieri che i portieri. Questo almeno per la prima mezzora, poi, una volta sistemate certe faccende, un po’ di bel gioco si riesce ad apprezzare.

Piccolo aneddoto personale: anni fa, il giorno di San Giovanni, ebbi un incidente in moto, e mi trovai a passare tutto il pomeriggio-sera-notte presso l’ospedale di Santa Maria Novella. Fu un andirivieni continuo di enurgumeni più o meno sanguinolenti, i cui accompagnatori avevano il loro bel da fare per evitare altri round tra le corsie del pronto soccorso.

Questo link qui sopra rimanda a un video su YouTube del trailer del film I Calcianti.

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