Il Berti

Francesco ci racconta di un luogo storico del Campo di Marte….

Mi par di capire che qui tutti abbiamo scorrazzato in lungo e in largo per il quartiere in bicicletta. Il massimo era fare il giro dell’isolato, anzi del “casamento”, che per me era il quadrilatero viale Mamiani, via Sirtori, via Centostelle e viale De Amicis. “Mi raccomando, non scendere dal marciapiede!” diceva la mia mamma. Ve l’immaginate oggi un sei/settenne che va in giro in bici da solo? Un altro mondo proprio.
Come in un altro mondo era entrare nel negozio/officina di uno dei più grandi miti del quartiere, dal quale ognuno di noi almeno una volta nella vita si è fermato con una gomma bucata: il grande, burbero, unico, indimenticabile BERTI!
No, non era un’officina, varcare quella soglia era davvero entrare in un’altra dimensione. A prima vista poteva sembrare un luogo caotico, sporco, tutto buttatall’aria. Ma poi vedevi i’ Berti, coi suoi capelli bianchi e gli occhiali sul naso, che agganciava la tua bici ai due ganci col contrappeso (quel rumore potrei riconoscerlo ancora oggi a occhi chiusi in mezzo a un concerto dei Kiss), poi con movimenti sicuri e veloci, allungava la mano senza guardare e prendeva chiavi e cacciaviti della misura giusta in un ordine logico che solo lui vedeva. In quattreqquattr’otto sfilava la camera d’aria, la gonfiava all’inverosimile, la inzuppava nel catino pieno d’acqua, e trovava il buco su cui mettere la toppa.
Una tiratina ai freni, una bella gonfiata, e via, di nuovo a pedalare come se non ci fosse un domani.
Tuttora l’odore di un qualsiasi mastice mi evoca quell’immagine, e sono sicuro che parte della mia passione per la meccanica nacque anche dal fascino che mi suscitava quell’ambiente.
Finì il tempo della molletta e del cartoncino tra i raggi, arrivarono il Ciao, la Vespa, e via via tante altre moto in un crescendo che ancora deve interrompersi. Oggi in via Volturno c’è un solarium, e Paolo, il nipote, si è trasferito dietro l’angolo in via San Gervasio e prosegue la tradizione di famiglia tra olio e catene. Ci vado spesso a trovarlo, per fare due chiacchiere ma soprattutto perché ancora oggi le bici hanno il brutto vizio di bucarsi. Almeno le mie.

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