Il Nostro Stadio

La nostra Maria Cristina Calamai ci racconta il luogo simbolo del Campo di Marte…

Il nostro stadio, oggi Artemio Franchi, prima Comunale e prima ancora Giovanni Berta, e’ legato fin dagli anni trenta periodo della sua costruzione, al quartiere del Campo di Marte. L’area occupata copre circa 50.000mq. fra viale M Fanti, M. Paoli e Maratona. Lo stadio è oggi posizionato fra molte costruzioni residenziali. Fu progettato dall’ingegner Pier Luigi Nervi, appunto nel 1930. Il complesso vede la sua realizzazione a cavallo delle due guerre ad opera delle ditte Nervi & Nebbiosi prima e Nervi & Bartoli poi. Ciò che caratterizza questo stadio è l’applicazione del cemento armato, significativa per quegli anni.

Fu la prima e più importante opera di una serie di altre attrezzature sportive che caratterizzarono il Campo di Marte quale polo sportivo della città di Firenze.

L’epoca della progettazione e costruzione dello stadio si inserisce in pieno fascismo e, sappiamo, quanto il regime tenesse all’urbanistica quale sistema di propaganda. L’dea è quella di coniugare tradizione e futurismo e il ventennio lascia, anche a Firenze, un segno del suo passaggio attraverso opere urbanistiche. Pensiamo al risanamento dei quartieri di Santa Croce e San Frediano, considerati “Malsani e turbolenti”, mentre l’edificazione delle nuove Case popolari e residenziali segnano un allargamento della città verso la collina e fuori le mura.

Pier Luigi Nervi era già famoso. Prima del progetto dello stadio, aveva già realizzato a Firenze la copertura della sala da gioco della pelota dell’Alhambra, insieme all’ingegner Bartoli, la manifattura tabacchi e i trampolini del circolo del golf dell’Ugolino mentre a Prato, Il politeama Banchini.

La genialità di Nervi, però, si esprimerà al meglio proprio nella progettazione dello stadio perché sarà proprio attraverso quest’opera che l’ingegnere avrà modo di sperimentare la sua fiducia nelle “magnifiche qualità plastiche del cemento armato”, realizzando strutture fino allora mai realizzate. Nello stadio di Firenze vivono insieme economicità realizzativa, modularità progettistica, razionalità nella strutturazione del cantiere.

In effetti ciò che fu progettato aveva quasi dell’inverosimile: la pensilina di copertura della tribuna d’onore sembra sostenersi da sola, senza pilastri intermedi, la struttura delle scale esterne regge attraverso l’intersezione di due travi elicoidali dove solo su una poggia a sbalzo la rampa delle scale stesse.

Lo stadio Giovanni Berta.

L’impresa anonima Cementi armati di Genova propose al Comune la realizzazione del nuovo stadio già nel 1929 identificando l’area nella zona delle Cascine. Il gruppo rionale fascita Giovanni Berta ritenne che quell’area non fosse consona e ne propose la realizzazione nella zone delle Cure. Nel 1930 il Comune ottenne la restituzione di una vasta area di terreno da parte del Ministero della Guerra. Si abbandonò quindi l’idea delle Cure e fu deciso la realizzazione della nuova struttura sportiva al Campo di Marte. La zona sembrò ideale anche per vicinanza con la stazione ferroviaria.

Il progetto prevedeva, sotto la tribuna coperta, una struttura di due piani, i servizi per le gare e gli uffici per la gestione dell’impianto. Sotto le gradinate ben due palestre di cui una molto estesa tale da permettere gli allenamenti invernali delle corse podistiche. Non mancava lo spazio per il medico sportivo e persino abitazioni per gli atleti con camere e sale soggiorno. Il progetto dell’ingresso principale venne affidato all’ing. A. Giuntoli. Ne uscirà un ingresso dal sapore monumentale.

Nel 1930 La ditta Nervi & Nebbiosi viene scelta per la realizzazione del nuovo stadio della città,

Le fasi realizzative

La costruzione dello stadio avvenne in due lotti successivi, causa dilazione degli stanziamenti, tra il 1930 e il 1931e 1932. Il primo lotto comprendeva ovviamente le fondazioni e i lavori per la realizzazione della tribuna contemporaneamente alle scale di accesso. Le scale elicoidali e la tribuna d’onore vennero registrate nel 1931. Sempre nel 1931 viene assegnata a nervi la progettazione di due tribune scoperte a metà delle quali svetterà la torre di Maratona.

A settembre del 1931 i lavori delle tribune scoperte vengono ultimati.

Il 13 settembre 1931 un aeroplano lascia cadere un pallone in mezzo allo stadio. Quella sarà la prima gara che verrà giocata nel nuovo stadio Giovanni Berta.

Sarà solo nel 1932 che l’ufficio tecnico comunale chiederà al Podestà il permesso per la realizzazione delle curve. Ottenuto il permesso i lavori ripresero nel luglio del 1932 e, alla fine dello stesso anno erano conclusi. A gennaio del 1933 il complesso era praticamente realizzato.

La capienza era per 60.0000 persone, 40.000 i posti a sedere di cui 5.000 in tribuna coperta. Il costo complessivo si aggirò sui 9.000.000 di lire.

Le modificazioni in occasione dei campionato mondiali di calcio: Italia ’90

Italo Gamberini fu l’architetto al quale vennero commissionate le opere di riordinamento del complesso sportivo in vista dei campionati mondiali di calcio che si disputarono in Italia nel 1990. I lavori iniziarono nel 1988 e si conclusero nel 1990. Molte polemiche accompagnarono i lavori perché, per certi versi, si snaturava la primitiva sistemazione dell’opera. Comunque i lavori vennero eseguiti. Gli obiettivi erano: garantire una maggiore sicurezza, aumentare la capienza del pubblico, eliminare la pista di atletica, realizzare un nuovo anfiteatro interno. Le modifiche/ integrazioni, sebbene funzionali,non migliorarono certo l’aspetto estetico, in particolare, le altre scale in metallo, l’ampliamento della tettoia della tribuna con altre coperture sempre in metallo, il padiglione d’ingresso collegato a due nuovi corpi laterali per ampliare l’area servizi.

Il tutto stimato in una spesa totale di circa 80 miliardi di lire.

L’attualità ci racconta che un possibile restayling del Franchi presentato dalla società Fiorentina è stato bocciato dalla Soprintendenza alle belle arti perché il progetto prevedeva l’abbattimento delle attuali curve per ricostruirle più vicine al campo da gioco. “Si può aggiungere, non demolire” hanno spiegato e allora niente da fare. Lo stadio è un’opera di alto valore architettonico e deve essere mantenuta così com’è, come l’ha voluta l’Ingegner Nervi. Bene. La Fiorentina dovrà trovare un’area, forse anche fuori dal territorio cittadino per costruire uno nuovo stadio, moderno, funzionale, con grandi parcheggi,accessi facilitati dall’utilizzo dei mezzi pubblici, vicino agli svincoli autostradali, magari anche all’aeroporto. E del vecchio e bellissimo Franchi che ne sarà? Sarà lasciato solo in mezzo al Campo di Marte? Chi se ne prenderà cura visti i costi ingenti di manutenzione. Penso che l’ingegner Nervi, se potesse esprimere un parere, ne sarebbe per primo addolorato. Pensiamoci tutti allora.

Maria Cristina Calamai.

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