Il calcio nel prossimo futuro

di Duccio Magnelli

Uno studio americano afferma che gli stadi di calcio, ma probabilmente anche di altri sport, potrebbero stare chiusi, causa epidemia, anche nella stagione 2020-2021. Ci sarebbero troppi rischi nel mettere insieme migliaia e migliaia di persone a contatto l’una con l’altra. Ma quando le arene sportive riapriranno al pubblico quale sarà lo scenario che si presenterà a tutti coloro che vorranno assistere alle partite? Impossibile che le capienze possano rimanere le stesse, dovrà essere assicurato il necessario distanziamento. Alzarsi in piedi e agitarsi troppo non sarà consentito perché le distanze fra le persone dovranno rimanere definite e precise. Si potrà esultare al massimo con le braccia alte strette alle spalle, senza urlare per non rischiare di espellere goccioline di saliva a velocità supersonica. Gli abbracci, naturalmente, non saranno consentiti. Mascherine obbligatorie e controllo temperatura corporea all’ingresso. Necessario il riconoscimento facciale, quindi diventerà indispensabile la presentazione dei documenti all’ingresso (col sospetto di code infinite). Acquisti preferibilmente via smartphone, per far correre meno contanti possibile. Niente pomelli e maniglie, le porte si apriranno solo automaticamente. Servizi igienici sanificati continuamente. Insomma, maggiori spese e minori entrate per le società, che dovrano adeguare le strutture alle nuove direttive (a meno che non intervenga lo Stato. Cosa poco probabile).

Detto questo, rimane anche da chiedersi che cosa ne sarà dei progetti di nuove strutture. Adesso sembra tutto in pausa e potrebbe rimanerci chissà per quanto. Difficile pensare in questo momento a nuovi stadi senza sapere nemmeno quando e in che modo la gente potrà tornare in quelli vecchi. Tra l’altro, niente vieta di pensare che il calcio potrebbe diventare uno sport prettamente televisivo. Lo sarà per diverso tempo, intanto, visto che chissà per quanto si giocherà a porte chiuse. E nelle persone potrebbe anche manifestarsi una sorta di abitudine a non andare allo stadio. Al di là degli ostacoli materiali e pratici, potrebbe anche nascere un blocco mentale e psicologico, la paura di trovarsi troppa gente intorno potrebbe anche instaurare una sorta di repulsione nel tifoso. Ammesso che poi questa voglia di distanza non si evidenzi anche in coloro che andranno in campo. Non si può del tutto escludere un rifiuto del contatto, visto che i giocatori sono uomini come tutti gli altri. Certo, la voglia di tornare a giocare è tanta, ma non è detto che al fischio d’inizio non si instauri la paura del contagio. Con conseguenze facilmente immaginabili. Insommma, la situazione è davvero complessa. Forse trovare una nuova data d’inizio sarà la cosa più semplice. Ma tutto, dopo, potrebbe complicarsi terribilmente.

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