In attesa della ripartenza

di Duccio Magnelli

Il calcio si prepara a ripartire. Non siamo ancora ai motori accesi e le gomme sono ancora coperte, ma sembra che qualcosa si stia muovendo. Perché, come dice Commisso “la salute viene prima di tutto ma l’industria calcistica prima o poi dovrà ripartire”. Oppure, come dice Lotito “non capisco perché i giocatori non si possono allenare”. Già perché. In fondo, se stanno a un metro, meglio due o tre, di distanza l’uno dall’altro, con la mascherina, che male possono fare a se stessi e agli altri? E la doccia la fanno a casa. Qualche giorno fa il ct della Nazionale Roberto Mancini ha affermato che alla fine il rinvio degli Europei potrebbe avvantaggiare l’Italia, che avrà un anno in più per crescere, mentre altre nazioni sono già più avanti nella fase di rinnovamento. Insomma, se il virus non c’era bisognava inventarlo. In fondo, ha causato solo decine di migliaia di morti, centinaia di migliaia di infettati e una crisi economica di livello planetario dalla quale nessuno ha idea come uscire. Però, magari, ci farà vincere gli Europei. Sensibilità ridotta ai minimi termini, da parte del ct azzurro. Doveroso dirlo, anche se forse molti non saranno d’accordo.

Dunque, il giorno giusto per ricominciare a allenarsi potrebbe essere il 4 maggio (lo stesso giorno della tragedia di Superga, tra l’altro). Per il nuovo inizio del torneo di serie A si parla del 31 maggio come data possibile, tenendo conto però di anticipi e posticipi. Turni doppi settimanali, probabilmente, e si dovrebbe finire intorno a metà luglio (ma c’è anche la Coppa Italia e le coppe europee in mezzo, non dimentichiamolo). Poi a settembre si ripartirebbe con il nuovo torneo. Certo, molto, se non tutto, dipenderà dai capricci del virus, creatura instabile e umorale come pochi. Poi c’è sempre da valutare come i giocatori potranno allenarsi, il numero di controlli medici da effettuare e ridare una nuova idoneità agonistica agli ex positivi. E poi, anche giocando a porte chiuse, si metterebbe comunque in giro nello stadio più di un centinaio di persone fra tecnici, giocatori e addetti. Tra l’altro, il presidente del Brescia ha affermato che lui la squadra non la farà giocare in caso di ripartenza (Diaconale, dirigente della Lazio, lo ha accusato di aver paura di retrocedere). E se altri lo imitassero? Con tutti quei morti in città l’Atalanta avrà la forza di rimettersi in gioco? La situazione appare piuttosto nebulosa e la sensazione è che la data del 4 maggio sia un’ipotesi suggestiva, un’idea da valutare attentamente. Ma forse, dopo tante parole, bisognava mettere qualche paletto. Anche per ridare un minimo di speranza ai tifosi, alle tv e a tutti coloro che di calcio vivono e che non sono certo gli stipendiati a milioni di euro. Certo, se quella data non potesse essere rispettata, probabilmente il calcio dovrà imitare pallavolo e basket che hanno dichiarato chiuse le stagioni senza assegnare i vari titoli. Perché oltre non si potrà andare. La prossima stagione diventerebbe a rischio.

Una settimana fa, piu o meno, se ne andava un signore che a Firenze il calcio parlato e scritto lo ha insegnato a tanti. Quando ne sentivi la voce durante le conferenze stampa al Franchi, nella sala dedicata a un’altra icona del giornalismo sportivo Manuela Righini, non ti voltavi nemmeno. Sapevi chi era perché il tono e il timbro erano inconfondibili. E sapevi anche che dovevi prestare la massima attenzione perché la domanda al tecnico di turno non sarebbe stata né banale, né inutile. E da quelle parole ci sarebbe stato molto da imparare. Chi scrive, da lui, ha imparato tanto. Ciao Alessandro, che la terra ti sia lieve.

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