Quello che resterà del calcio

di Duccio Magnelli

In una delle sue ultime esternazioni la UEFA dice che sospendere i campionati non si può. Bisogna portarli in fondo, a tutti i costi, per non pregiudicare l’iscrizione alle coppe europee. Si potrà giocare anche a luglio e agosto, magari anche il pomeriggio (con il fresco). Le finali di Champions e Europa League si giocheranno… prima o poi. Sarà calcio a ciclo continuo, anche a Ferragosto. Certo, il problema, non proprio secondario, è quando si ripartirà. Nessuno lo sa. Gli addetti ai lavori, ma non tutti a onor del vero, premono per ricominciare. Intanto la Spagna si avvia al record mondiale, ben poco ambito, di morti e contagiati. Inghilterra, Germania e Francia, alla fine, hanno deciso di chiudere tutto. L’Italia prolunga le restrizioni perché le statistiche non sono buone come ci si aspetterebbe. Solo per citare i paesi con i campionati più importanti. Bene. L’UEFA si sta immaginando un mondo che per adesso esiste solo nelle fantasie dei suoi ben pagati dirigenti, che, evidentemente, per giustificare i loro lauti stipendi, provano a far credere che stanno lavorando a qualcosa di concreto. Ma pensare adesso di tornare a giocare, con i troppi morti, gli ospedali pieni, la gente che gira con le mascherine e può uscire di casa solo in casi eccezionali, appare utopistico. Anche a stadi chiusi, dove comunque alcune centinaia di persone devono entrare per far giocare la partita. Per gli stadi aperti al pubblico, poi, ci vorranno tempi molto più lunghi. Dicono che lo si potrà fare solo nella fase di contagio zero. Il calcio è per definizione entusiasmo e assembramento. Non per niente molti esperti pensano che alcune gare giocate a febbraio e marzo potrebbero aver scatenato la violenza del contagio.

E quindi, per adesso, restano solo le parole di chi afferma che niente potrà più essere come prima. Senza eccezioni. E non solo dal punto di vista pratico. Esiste un aspetto mentale e morale che non andrà sottovalutato e che peserà moltissimo quando qualcosa ricomincerà a muoversi. Diciamolo, il mondo del calcio non ha mostrato una dose elevatissima di altruismo in questo dramma. Non sono usciti molti soldi dalle tasche di tutti coloro che con il football guadagnano cifre che solo adesso appaiono, in molti casi, eccessive e magari scandalose. Tagliarsi gli stipendi, si, ma con molta riluttanza e con molte garanzie. E quindi, come saranno visti questi milionari, in euro, quando si riprenderà a giocare? Ci saranno gli stessi sguardi indulgenti e un po’ ciechi di prima? Quando il tifoso prenderà coscienza che il più infido dei panchinari guadagna in un anno quanto lui in dieci, si girerà dall’altra parte e farà spallucce pensando che tutto serve a far rotolare la palla? Il problema non è di poco conto. Sarà dura far tornare l’entusiasmo di prima. Forse per questo l’UEFA sta pensando di tornare a giocare il più presto possibile. Per non far diventare normalità l’assenza del calcio. E anche non far perdere troppi soldi al sistema, logicamente.

Vedremo che cosa succederà. Del resto, il dopo virus è un’ipotesi. Per tutto. E il calcio non può fare eccezione. Da mondo dorato e quasi intoccabile potrebbe diventare un mondo come gli altri.

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