Cronache dal pianeta calcio. Non per soldi ma per denaro.

di Duccio Magnelli

Caos da coronavirus nel calcio. Il fatto che i campionati potrebbero non riaprire con conseguente annullamento della stagione sta seminando il panico. Naturalmente è soprattutto una questione di soldi. Le paytv non vogliono pagare un prodotto che non esiste. Certo, dovrebbero anche rendere i soldi ai clienti oppure mettere in stand by gli abbonamenti. Lo faranno?

Le società di calcio, o molte di esse, senza i soldi delle tv rischiano il collasso finanziario. Di sicuro la lungimiranza non è stata una delle virtù dei presidenti del nostro football. Pochi hanno valutato modalità alternative di ricavi al di fuori delle tv a pagamento e poche hanno Paperoni che possono fronteggiare con le loro risorse le crisi economiche. Tra l’altro non si capisce bene che cosa passa per la testa ai giocatori. Vogliono tutti i soldi dei contratti, sembra, molti, maledetti e subito. Delio Rossi, ex allenatore mai rimpianto anche della Fiorentina (ricordiamo però che quando arrivò fu salutato come possibile salvatore della patria anche dal pubblico pagante), dice che non è colpa dei giocatori se c’è il virus e quindi non rinunceranno tanto facilmente ai loro soldi. Peccato che, se la situazione continua così, dovranno accettare pagamenti con i soldi del Monopoli.

Scherzi a parte, la situazione è seria, se non drammatica. Eppure ci sono dei presidenti che vorrebbero ricominciare gli allenamenti. Vedi Lotito, per esempio, che probabilmente sente sfuggirgli di mano un possibile scudetto. Inter e Juventus spingono per annullare tutto (oppure chiudere alla ventiquattresima giornata con i bianconeri campioni), visto anche il numero dei positivi al virus che hanno nella rosa. Infatti è quasi certo che per chi ha subito un contagio da conoravirus dovrà essere chiesta una nuova certificazione agonistica. Inevitabile. Tra l’altro, alcuni giocatori della vecchia signora sono andati via, pur con la squadra in quarantena (ma si può? No, secondo chi scrive). I quali potrebbero anche non poter rientrare facilmente in Italia. Intanto si continua a parlare di nuovi stadi, di mercato, tanto per passare il tempo (oppure per provare a esorcizzare il mostro). Il problema, nel futuro speriamo prossimo, non sarà costruire nuovi stadi, ma riportare la gente in quelli vecchi. Ci vorrà molto tempo per scacciare dalla mente dei tifosi l’idea che il tuo vicino di posto potrebbe essere il tuo peggior nemico. Potrebbe essere un bene per le tv a pagamento, ma un calcio senza pubblico vociante e presente quanto potrà continuare a esistere e resistere? Poco, probabilmente. Anche perché c’è il sospetto, quasi certezza, che alcune partite di calcio siano state la miccia che ha scatenato il disastro (Atalanta-Valencia del 19 febbraio ma non solo. Anche alcune gare in Inghilterra e in Spagna giocate a porte aperte con l’epidemia in corso). Quindi, non sarà così semplice tornare a prima, a quando lo stadio era l’oasi spensierata in cui riversare sogni e passioni (e rabbia e rancore. Non dimentichiamolo). Anzi, probabilmente il prima non esisterà più. Esisterà un nuovo adesso. Difficile, oggi, da descrivere. E anche il calcio dovrà adeguarsi.

Alla prossima puntata.

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