Cronache dal pianeta calcio. Prima parte

di Duccio Magnelli

Alla fine anche il calcio si è arreso al virus. Inevitabile. Tutti sapevano che non sarebbero bastate le porte chiuse, anche perché negli stadi sigillati entra comunque qualche centinaio di persone, tra giocatori, tecnici, arbitri, dottori e massaggiatori, steward, raccattapalle e addetti alle televisioni. E tutti sapevano che i giocatori mai avrebbero potuto rispettare la regola del “metro”, quella che tutti dobbiamo tenere in mente per non permettere al virus di continuare a pascolare impunemente a nostre spese. Molti, anche tra gli addetti ai lavori, lo avevano capito che lo spettacolo non sarebbe potuto andare avanti. E faceva sorridere (anzi, proprio ridere) chi avrebbe voluto giocare Juventus-Inter con i soli tifosi di casa sugli spalti, vietando l’ingresso ai supporter che provenivano dalla Lombardia, che allora non era ancora tutta “ zona rossa”. Come se il virus facesse distinzioni fra un tifoso bianconero e nerazzurro (e con l’infinita supponenza di chi allora, forse, credeva che non ci fossero infettati tra i fedelissimi della vecchia signora). Alla fine la partitissima, detta anche “derby d’Italia”, si è giocata in un’atmosfera surreale, a porte chiuse, con la vittoria, fra baci e abbracci, della Juventus. Il giorno dopo il canto del cigno del campionato è stata Sassuolo-Brescia, con già in sottofondo le voci che sussurravano dei primi positivi al corona virus anche tra i calciatori. Meno male che a quel punto le luci si erano già spente, almeno in Italia, altrimenti sarebbero fioccate le quarantene e sarebbe stata l’autorità sanitaria a chiudere tutto d’imperio. Nel frattempo nel resto d’Europa si continuava a giocare, come se quasi nulla fosse accaduto. La Uefa, indomita e incosciente, proponeva i turni di Champions e Europa League, con le squadre spagnole che guardavano in cagnesco le italiane (vade retro Satana). Alla fine delle quattro partite che vedevano opposte iberiche e tricolori se ne sarebbe giocata una sola. L’Atalanta vinceva a Valencia, mezza squadra spagnola il giorno dopo si ritrovava positiva al virus, mentre Gasperini pensava di continuare gli allenamenti. Va capito, comunque, il tecnico della Dea: arrivare nei quarti di Champions e non poterli giocare deve essere frustrante.

Intanto anche in Inghilterra, in Spagna e in Francia, nonché in Germania, e in tutto il resto del continente, decidevano che lo spettacolo non poteva più continuare. Alla buonora, meglio tardi che mai.

Le ultime notizie ci dicono che la Lega Calcio pensa di proporre alla Uefa di posticipare gli Europei, perché pensavano di poterli giocare?, per finire i campionati. Non si sa bene a quale torneo si riferiscono i nostri geni da calcio balilla (con tutto il rispetto per il calcio balilla). Forse a quello 2020-2021, perché noi la vediamo durissima tornare a giocare, almeno per i prossimi mesi. Certo, ci sono tanti interessi in gioco, dai diritti televisivi a quelli degli abbonati. Ma pensare di poter tornare in campo a breve significa avere molta, troppa, immaginazione. Probabile che da questa situazione, alla fine, ne trarranno giovamento soprattutto le televisioni. Magari i tifosi, anche quando tutto sarà finito, e non ci vorrà comunque poco tempo, avranno qualche remora a andare allo stadio. E magari decideranno che è molto più sicuro starsene a casa, davanti a uno schermo. Chissà che Sky & c, nonostante il presente cupo, non stiano immaginando un futuro luminoso.

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