Il campionato perduto

Duccio Magnelli

Il campionato di calcio di serie A 2019/20 sembra perduto. Sarà difficile ritrovarlo. La regolarità della stagione, ormai in balia dei desideri del coronavirus arrivato ospite ben poco gradito dalla Cina, pare ormai minata dai rinvii. La situazione appare caotica, quasi senza controllo. In questo fine settimana sembrava ormai deciso che cinque partite sarebbero state giocate a porte chiuse, senza pubblico (anche per non sommarsi a quelle rinviate la giornata scorsa). Tra queste c’era anche Udinese-Fiorentina. Tutto molto triste perché una partita di calcio senza pubblico è come una pizza senza mozzarella. O come una ribollita senza pane. Insipida. Ma, come direbbe il più inguaribile degli ottimisti, meglio che niente. Tanto a Udine ci sarebbero andati in pochi. E con la tv non ci si contagia. Peccato che poche ore prima del fischio d’inizio, per ragioni che restano un po’ misteriose (ma forse non tanto) in Federazione sia stato deciso che delle cinque partite nessuna sarebbe stata giocata. Stadi chiusi e si rimanda tutto addirittura al 13 maggio, posticipando anche la finale di Coppa Italia. Fra le partite rimandate c’è anche lo scontro al vertice tra Juventus e Inter, che si sarebbe dovuto giocare a Torino (intanto la Lazio ringrazia). Qualcuno ha avanzato il sospetto che la Juventus non abbia voluto giocare per non perdere il non trascurabile incasso. E quindi sia stato deciso di rimandare anche le restanti quattro. A questo punto sarebbe stato logico sospendere la giornata di campionato e rinviarla a data da destinarsi. Se non altro per non perdere quel briciolo di regolarità rimasta. Adesso, tra partite giocate e non giocate, si rischia il caos. Anche perché non si sa nelle prossime giornate che cosa accadrà. E, soprattutto, non si sa quale sarà la situazione il 13 maggio. L’augurio è che tutto sia risolto, naturalmente, Ma qualcuno ne ha la certezza? Intanto la Fiorentina era già a Udine. Città che fa ritornare a galla tristissimi ricordi. Non si giocò nemmeno due anni fa, perché Davide Astori decise di andare a giocare la sua partita da un’altra parte, lasciandoci tutti attoniti e distrutti. Quel terribile 4 marzo è ormai dietro l’angolo. La decisione di non giocare oggi sembra quasi un segno del destino. Per riflettere e non dimenticare. Mai.

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