Il Mio Campo di Marte

Francesco Burresi ci racconta il suo quartiere….attraverso i suoi ricordi…


Correva l’anno 1982, l’anno del Mundial e di Pertini al Bernabeu. Con la mia nuova bici da
cross, regalo della Comunione, ero sempre a giro per il quartiere durante le vacanze.
Coverciano, dove sono nato e delle cui strade conoscevo anche i sassi; Campo di Marte,
dove abitava la nonna Bianca, meta agognata delle merende mattutine.
Sfrecciavo per via D’Annunzio, la Filarocca e giù per via Milazzo: finalmente, il Campo di
Marte. Davanti a me, la Costoli: era d’obbligo, nella calura estiva, buttarsi in acqua. Ricordo
anche che, per qualche anno, c’erano un paio di scivoli: certo, nulla a che vedere con quelli
dei parchi acquatici di oggi, ma tanto bastava per divertirsi. E riprendevo poi la mia bici: altro
giro, altra corsa tanto per ingannare il tempo (mica avevo voglia di fare i compiti…); via su
per Viale dei Mille, all’epoca era a quattro corsie: un gelatino dal Badiani ci stava bene.
Era quasi ora di pranzo: allora, andavo per Via Marconi, tagliando poi verso lo stadio ed il
Viale Fanti e arrivavo all’Affrico. Da lì, a casa di mia nonna era un tiro di schioppo. E già
iniziavo a sentire il profumo del suo pollo cotto sulla brace: mamma mia, che bontà… Nel
pomeriggio poi, era l’ora dei compiti…? Certo che no: c’erano gli amici che aspettavano:
estenuanti partite di pallone, da giocare dietro la Curva Ferrovia. Sì, perché all’epoca il
Comunale (così si chiamava lo stadio) mica era recintato. Anzi, mi ricordo benissimo di
quando, andando allo stadio la domenica per la partita, vedevo parcheggiare proprio a pochi
metri dallo stadio…altri tempi!
Il mio Campo di Marte: fonte preziosa, per me, di ricordi ed aneddoti. Mio nonno mi diceva
di aver visto atterrare gli aerei lì, quando ancora la zona era scarsamente abitata. Ancora,
mio babbo mi raccontava quando, da ragazzino, si divertiva con gli amici a lanciare le lattine
sotto ai cingoli dei carri armati, nascondendosi dietro i cumuli di terra. E l’Affrico scoperto,
con le urla di mia mamma quando, dalla finestra di casa sua, vedeva una talpa… Il pecoraio
del ponte Baroni che, mi disse mio babbo, fu uno dei primi a rifornire d’acqua la cittadinanza
all’epoca dell’alluvione.
L’azzurro del cielo, il verde del manto dello stadio e dei giardini, il rosso dei campi da calcio
dell’Olimpia…colori, profumi e stagioni che hanno caratterizzato la mia infanzia. Testimoni
di un’epoca spensierata, dove correre in bici o tirare due calci al pallone in un piazzale non
era affatto pericoloso.
Passa il tempo, cresco: cambio, anche il Campo di Marte muta nel suo aspetto, ma è sempre
lì che mi attende, anzi mi ospita: nel frattempo, ho cambiato casa. Adesso ci abito, al Campo
di Marte e per nulla al mondo me ne andrei!

Da fidanzato, finito di studiare, andavo con la mia bella a far girate: quanti pomeriggi passati
ai giardini verso sera quando, d’inverno, non c’era quasi più nessuno e si poteva
fantasticare…
Adesso il quartiere è certamente cambiato rispetto ai miei ricordi di bambino; e cambierà
ancora, com’è normale che sia, al mutar degli eventi e dei nuovi abitanti. Ma è sempre lì:
col suo verde, la sua vocazione sportiva, che mi affascina e mi attende ogni volta che vado
via, in attesa del ritorno!
Il mio Campo di Marte…
Francesco Burresi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: