La squadra dei sogni

Paolo Sorelli ed il suo bellissimo racconto di vita con la prefazione di Maria Federica Giuliani.

A Sergio Bisceglia dal quale nacque l’idea di formare la squadra. Scomparso in giovane età.

             PREFAZIONE

Pomeriggi spensierati, un pallone e gli amici, la libertà che solo la passione per il calcio può dare a dei ragazzini. Per essere felici bastava tirare due calci al pallone, per strada o nel campo motoso, purchè insieme! Ricordi forse oggi troppo lontani ma pieni di sentimenti veri: amicizia, complicità e soprattutto tanta semplicità, in campo una squadra vera. Le strade del quartiere erano vissute, ci si ritrovava nelle piazze, non quelle virtuali di oggi. E si sognava. Non tanto di diventare tutti campioni ma di emulare le gesta dei campioni, con orgoglio. La determinazione di quei ragazzi fu tale da far nascere la mitica Real Fibo, niente carte bollate o autorizzazioni, solo tanta voglia di giocare. Emozioni ed amicizie così forti su quei campini sconnessi, profonde, radicate. Fanno parte di noi ed il loro ricordo ci fa battere il cuore anche dopo tanti anni. E ancora un’eco non troppo lontana arriva da metà campo: “palla!”.

M.Federica Giuliani

NESSUNO GIOCA PIÙ PER STRADA

Eccolo qui, il campetto. È vuoto.

Dove sono tutti?

Dove sono quelle decine di ragazzi che qualche tempo fa si rincorrevano, ognuno con la propria maglia, quella dell’idolo calcistico di sempre.

Dove sono gli schiamazzi, i goal e i dribbling ubriacanti?

Dove sono tutti?

Che cosa è rimasto dei pomeriggi infiniti e delle corse a perdifiato?

Le partitelle che finiscono al goal numero dieci?

Dove sono le esultanze provate e riprovate in mezzo alla polvere? 

Dove sono le braccia larghe? Il pollice in bocca? E le mani sulle orecchie?

Dove sono le pallonate in pancia e sul muso?

Dove sono i talenti che nascono per strada?

Dov’è l’istinto? 

Dove sono tutti quelli che non avrebbero mai smesso di giocare?

Dov’è quel gruppo di amici che, in un pomeriggio d’estate, con il pallone tra i piedi, si era giurato amicizia eterna?

Come passa il tempo.

Come cambia il mondo.

( tratto dalla pagina facebook Calcio Totale ).

Novembre 2019

Giorno d’Ognissanti, nel pomeriggio avrò un impegno da espletare sulla tomba dei Miei. Ma, adesso devo recarmi alla chiesa della Divina Provvidenza in via Dino Compagni, in zona le Cure a Firenze, dove un’amica carissima di mia moglie sta festeggiando i suoi 60 anni, insieme a parenti ed amici nel refettorio della Chiesa.

Appena entro, un flash! Una faccia sorridente tra i molti seduti al desco della festicciola nemmeno tanto piccola; un “ragazzo” sulla cinquantina, come me, mi saluta cordialmente; un po’ troppo cordiale, per essere solo uno sconosciuto che ha piacere di vederti. Mi fissa negli occhi e mi dice : “ Oh Paolo! Cosa ci fai te qui?”

Rimango a guardarlo, la sua faccia sorridente e molto simpatica non mi è nuova ed io, che mi vanto spesso di ricordare facce, anche di chi ha frequentato l’asilo con me, esclamo : “Sei il Moriani della Real Fibo!?”

Trentanove anni fa l’ultima volta che ci eravamo incontrati!! Francesco ed io ci abbracciamo come quando si segnava un gol al “campo dei ciechi”… “ Ma ti ricordi quegli anni?” “Mitica Real Fibo!” e, via di questo passo…a raccontare…

QUEGLI ANNI

Siamo agli inizi degli anni ‘70 ed, al Campo di Marte, esistono già tre squadre calcistiche giovanili : U.S. Affrico, G.S. Floriagafir e U.S. Sanger.

Ai giardini del Viale Manfredo Fanti però, decine di ragazzini, passano pomeriggi interi ad emulare i gesti tecnici dei loro giocatori preferiti, della Fiorentina in particolare ed, in primis, dell’astro nascente : il fuoriclasse Giancarlo Antognoni che, contro il Verona ha appena esordito in prima squadra, allenata dal grandissimo Niels Liedholm.

Questi ragazzini del Campo di Marte accompagnati ai giardini dalle loro mamme oppure insieme alle loro nonne, tutti col loro pallone sottobraccio, merendina composta spesso da due fette di pane e salame e con borraccia d’acqua al seguito, si appropinquavano a cimentarsi nelle disfide di pallone, tutti con il Loro numero dieci di “Antonio” sulla maglia. Le mamme spesso avevano, nelle loro borse, scatole di cerotti per sopperire urgentemente a tamponare i piccoli infortuni dei loro figlioletti durante tali partitine. 

Oggi si chiamerebbe calcetto ma per Noi era calcio Vero; tre contro tre, gli alberelli piccoli come porticine oppure qualche nostro indumento, che ci avanzava, tenuto fermo con una pietra od una zolla che,  sistemavamo a mó di pali di ipotetiche mini porte. Pari e dispari per scegliere chi giocava con te oppure contro ( una specie di calcio mercato rapidissimo ) e, poi, via partitine di un’oretta ed oltre assolutamente senza intervallo, ma chi la sentiva la fatica?

Erano semmai le mamme o le nonne a ricordarci la merenda o l’acqua da bere perché a noi, la fatica, non ci poteva assalire durante quelle ore di gioco, bellissime e spensierate. Così tutti i giorni, da primavera fino a ottobre, tutti i giorni fino a buio; poi, i compiti a casa… ma chi aveva voglia di farli la sera?

Tutti noi sognavamo di formare una squadra, la Nostra squadra di quartiere, con le maglie tutte uguali, con i numeri dietro e formata da tutti i Nostri grandi amici con i quali, condividevamo quella stessa passione per il calcio, quello sport così bello da toglierci il fiato…la Nostra squadra dei SOGNI!

            VIA FIBONACCI 

Intorno all’età di 11 anni, nel 1975, cominciammo a frequentare, in particolare, una strada del nostro quartiere tutta in discesa che, dal Viale Augusto Righi terminava in Piazza Giovanni Antonelli. A metà di questa strada si apriva una piazzetta dove da una parte c’era l’Istituto Agronomico per l’Oltremare eretto durante il Ventennio nel periodo colonialistico. Dall’altra parte della strada si ergeva l’Istituto Nazionale Aurelio Nicolodi una scuola ed un convitto per i giovani ciechi; oggi si dice non vedenti pensando di usare un vocabolo meno crudo.

La via in questione era via Leonardo Fibonacci ( Leonardo Pisano detto il Fibonacci è stato un matematico italiano. È considerato uno dei più grandi matematici di tutti tempi ) ma, per Noi ragazzini, era la sede del “Campo di Calcio dei Ciechi” un rettangolo di gioco verde, con molte stempiature qua e là che misurava mt 60×30 circa, ma nuovo nuovo e, soprattutto, con le porte regolarmente montate con tanto di pali bianchi, traversa e rete posteriore; una vera RARITÀ per ciò che eravamo abituati a frequentare Noi. Incredibile ma vero!

Questo luogo era utilizzato per farci giocare i ragazzi non vedenti o quasi, ospiti dell’Istituto; le loro partite 11 contro 11 con arbitro vedente, ovviamente; il pallone, col quale giocavano, aveva dei chiodi particolari all’interno che ad ogni spostamento lo facevano suonare come una catena di ferro, ciò serviva Loro per poterne seguire meglio le traiettorie con l’udito ed, inoltre, era racchiuso in un sacchetto di plastica per aiutare, ulteriormente, i giocatori a localizzarlo durante il gioco.

Chi abitava in quel tratto di strada, di fronte al campo, assisteva incredulo alle loro partite e ci raccontava i particolari, ma, molto spesso assistevamo anche noi stessi a quegli spettacoli, nell’attesa che ci lasciassero, poi, il campo da gioco libero. Quei giovani correvano con le braccia protese in avanti a piccoli passettini portando palla per lunghi tratti, gli scontri tra loro erano inevitabili e frequenti e, talvolta, arrivavano a fare gol; la porta era difesa  dal portiere che, di solito, era scelto non per bravura ma perché era tra quelli che vedeva un po’ più degli altri. Spesso il campo era un acquitrino, molto motoso, sembrava una piscina ma loro continuavano a giocarci lo stesso, divertendosi molto! Qualcuno tra noi che, possedeva le cineprese super8 li riprese anche in un famoso filmino/testimonianza.

Che poi a Noi, che giocavamo in via Fibonacci, il campo dei ciechi faceva gola soprattutto per la carenza di campi “decenti” per disputare i nostri match tra amici, quindi, con la scusa che, giocando sempre per strada a ridosso della cancellata dell’impianto sportivo ogni tanto buttavamo il pallone di là, un bel giorno, trovammo il modo di entrare nel campino dei ciechi passando dalle sbarre di ferro più larghe e, non essendoci guardiani veri e propri, la cosa divenne di ordinaria amministrazione per noi ragazzini che, ogni giorno ci trovavamo davanti a quelle sbarre da oltrepassare per entrare nella “Nostra Arena”!

In breve tempo, anche i ragazzi di viale Bassi e di via Turr fecero altrettanto smettendo di giocare in strada ( anche per il conseguente aumento del traffico veicolare che impediva di disputare le partite in modo continuativo ) e così, Il campo dei ciechi divenne il nostro “stadio comunale”!

Dalle partitine occasionali arrivammo, in seguito, ad organizzare veri e propri tornei a 3/4 squadre di quartiere! Noi di via Fibonacci eravamo quella più forte, anche perché avevamo un “fuori quota” in squadra che era considerato da molti, il più forte del quartiere aveva un paio di anni più di noi, ma a Lui non importava di giocare insieme ai più piccoli perché lo stimolavamo a cimentarsi in bellissime partite. Era Giovanni Giuliani, all’epoca 15/16enne. Lui aveva una grande tecnica, la esplicava con lanci precisi e ti serviva assist al “bacio”! Non a caso si ispirava a Johan Cruijff, e veniva pure a giocare calzando le scarpe Puma Cruyff ®️, nere con la striscia arancione, ambite da molti fra Noi!

La squadra era composta da tutti ragazzi di via Fibonacci : Francesco Moriani, Simone Fanfani.. Alessandro Vegni, l’Ignesti, il Vallecchi, il Beltramini, i Fratelli Bisceglia ( Luciano e Sergio ) Paolo Ceni, Luca Rustici.. Con eccezione di Giovanni e Rodolfo Giuliani che abitavano in Viale Ugo Bassi.

PRIMAVERA 1977 NASCE LA REAL FIBO

Parlando tra di noi di via Fibonacci, Viale Bassi, Via Turr e Via Cocchi, insieme al contributo determinante di alcuni dei nostri Genitori, Decidiamo di fondare una squadra! Sembrava una 

Pura Follia adolescenziale!Ignari delle problematiche logistiche, amministrative e finanziarie. Comunque come si diceva sopra, grazie ad alcuni genitori che ci dettero una grandissima mano a far sì che il Nostro Sogno di partecipare ad un campionato giovanile si avverasse ma, soprattutto,  fu bellissimo parteciparvi CON QUEL GRUPPO PRIMORDIALE DI AMICI! 

Ci mettemmo subito alla ricerca di nuovi giocatori per poter formare la squadra per iscriversi, riuscimmo a reclutare anche, gli amici degli amici ed, alla fine, arrivammo ad essere circa una trentina di ragazzi! Tutti nati nel giro di 2/3 anni del Baby Boom ( anni ‘62/‘63/‘64 )!

Oltre a quelli citati poc’anzi si Aggiunsero : Luca e Simone Dolara, Marco Baraldini, Gianluca Paolucci, Raniero Luzi, Claudio Barzini, Marco Casini, Enzo Robotti Alessandro Ferretti, Gianluigi Pagliai, Carlo Galfre’, Gianni Bertoli, Andrea D’Aniello, Ugo Ciulli, Marco Galanti, il Fubini, Michele Gabbrielli, Francesco Ponzetta, Paolo Matera, oltreché Paolo Sorelli e Simone Dallai ( chiediamo perdono se qualche nome fosse stato dimenticato ).


    IL “TULO” L’ALLENATORE NEL PALLONE

Ma come chiamare la società nascente? Essendo venuta a noi, ragazzi di via Fibonacci, l’idea di fondare una squadra decidiamo che devono apparire le due sillabe iniziali del cognome del matematico che dà il nome alla nostra strada del campino dei ciechi : FIBO ma per poter impreziosire il nome aggiungiamo REAL, visto che si tratterà di una squadra di calcio ed il Real Madrid, essendo la più titolata, in coppa dei campioni, potrebbe portargli bene! SI OK.. SARÀ REAL FIBO 💚!! La sua Prima maglia sarà VERDE ( come la maglia dell’IRLANDA ) la Seconda AMARANTO ( come il Torino ) tutte e due a tinta unita NIENTE STRISCE! Cioè la Prima partita in assoluto fu giocata con la maglia Verde, poi, La maglia verde era.. Casuale.. Crediamo che non ci fosse un colore ufficiale della società Real Fibo. Le foto di quell’anno ci ritraevano sempre con maglie di colori diversi.. Verde.. Poi arancio.. Poi amaranto. Dal 1980 diventerà poi, bianco azzurra con lo sponsor Edison Giocattoli, l’azienda del padre di Carlo Galfre’.

A questo punto si formano i quadri dirigenziali, alcuni babbi si sobbarcano le problematiche finanziarie/amministrative. Presidente : Antonio Galfre’. Dirigenti : Paolo Fanfani, Adelmo Moriani, Giancarlo Bertoli. Ma a questo punto arriva IL Mister, un giovanotto di 22 anni un po’ scapestrato, ma con grande entusiasmo e genuina follia un tipetto però molto ma molto Naïf : Massimo Tulini! Nessuno ricorda chi lo ha presentato ai dirigenti, ma, Il Dodo ( al secolo Rodolfo Giuliani ) racconta : “ Fu il Tulini  a convocare noi, si presentò a casa di Luciano e Sergio Bisceglia con la prima divisa che era arancione…Ma, cominciamo dall’inizio.

Da me venne Sergio Bisceglia che ci ha lasciato nel ‘93 per una grave malattia, dicendomi che c’era questa persona il “Tulo” che voleva formare una squadra, allora andammo a parlare con lui e, dentro il portone di casa di Sergio, in via Fibonacci, ci fece vedere che c’erano già alcune mute di maglie, pronte coi numeri sulle spalle ed inoltre, ci annunciò con molta enfasi, l’arrivo di un fantomatico ‘finanziatore americano’ che voleva fondare una squadra giovanile proprio qua, in Toscana e proprio nel Nostro Quartiere ( mai visto poi )! Quindi, parlammo con altri ragazzi che furono associati al progetto e, da questo incontro partì l’operazione Real Fibo, così chiamata in quanto fondata in via Fibonacci”.

I metodi di gioco del Tulini non se li ricorda nessuno ma, tutti, ci ricordiamo i suoi metodi di vita molto “Bohémienne”!

Racconta ancora il Dodo : “Spesso il giovane allenatore si recava a casa dei giocatori della squadra e si…lasciava invitare a pranzo dai loro genitori, mentre, per molti mesi, si accomodò addirittura a passare la notte nella cantina del mio palazzo!”

Comunque,  il “Tulo” di sicuro non era un allenatore! E, meno male, che era coadiuvato da un vero allenatore come Giancarlo Bertoli, che invece, ci insegnava anche i rudimenti di tattica e tenuta di campo.


         PRIMI CALCI

La parte invernale della stagione 77/78 si inizia con, due squadre iscritte ai campionati giovanissimi e allievi uisp che ottiene Zero punti in classifica! Una manciata di gol fatti e una valanga di gol subiti.

Poi, nei tornei a primavera arriva finalmente qualche vittoria.. Ad ogni modo si era partiti! E la mitica REAL FIBO, nella stagione successiva cambia allenatore e sopratutto nome e diventa U.S. CAMPOMARTE, il campo casalingo diventa il cerreti (di fronte alla maratona). Lentamente, con gli anni arrivano risultati decenti con più squadre : Dai bambini agli under 20 ed anche dei buonissimi piazzamenti in classifica. Da quel momento in poi è storia recente, fino ad arrivare all’Olimpia Firenze, nata nel maggio del 1993 dall’unione tra le ex rivali U.S. Sanger e U.S. Campo Marte e che, adesso, si è sciolta questa estate dopo 25 anni; proprio da Questa stagione in corso, i gialloneri di Campo di Marte entrano a pieno titolo nella nuova Rondinella Marzocco e cominciano un’altra pagina della loro storia. 

Della NOSTRA STORIA.

Morale della favola della gloriosa storia della Real Fibo : il sogno dei bambini e ragazzi, di Quei ragazzini del Campo di Marte creò, dal niente una squadra affiatata che, tutti, ricordiamo con simpatia e nostalgia rammentando un Campo di Marte che fu. Abitato da persone di cuore che, per contentare i propri figli, si sobbarcarono un grossissimo impegno, aggiunto agli impegni di lavoro e familiari.

                 EPILOGO

Dietro al vecchio campo del Cerreti dove si sono svolte moltissime partite della Real Fibo e della U.S. Campo Marte, di quei mitici primissimi anni, non rimane che un Bel ricordo; ma, a ben guardare Qualcosa che c’era allora è rimasto! In fondo al campo del Cerreti, dove c’erano i casottini prefabbricati, che usavamo per andare a farci la doccia oltreché come spogliatoi, che adesso non esistono più…c’è sempre un ceppo molto grande di una quercia che ci faceva ombra in quei giorni meravigliosi d’estate. Questo enorme ceppo, con le sue Radici profonde non è stato possibile estirparlo, o almeno così ci piace credere a Noi, perché le Sue  Radici sono anche le Nostre! Le Nostre radici piantate in profondità nella Nostra terra… il Campo di Marte.

Un sentito ringraziamento a Francesco Moriani ed a Rodolfo Giuliani che hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione di questo Amarcord veramente speciale!

💚🧡💙

Paolo Sorelli

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