L’imperscrutabile futuro del Franchi

Duccio Magnelli

Non è stato ancora tirato su un muro, posata una pietra e nemmeno fatto un progetto vero, definitivo. Eppure il dibattito sul nuovo stadio di Firenze si sta facendo infuocato. Ai tempi (che sembrano ormai lontanissimi) dei Della Valle, l’unica opzione possibile era la costruzione di una nuova struttura al posto della Mercafir a Novoli. Si pensava che con la proprietà americana “fast, fast, fast” le cose potessero velocizzarsi e semplificarsi ulteriormente. Invece è successo l’opposto. Si sono aggiunte altre possibili nuove sedi, come Sesto e Campi Bisenzio. Ma, soprattutto, si è prospettata la possibilità di una risistemazione del Franchi, di un “restyling” per ridare linfa al vecchio stadio e renderlo attuale e al passo coi tempi. Un lavoro difficile e complesso, ma (forse) non impossibile, che però ha immediatamente scatenato le ire di parte dei residenti del Campo di Marte. Di quelli a cui non importa nulla del calcio, per i quali la partita rappresenta solo un impiccio e un attentato a sicurezza e libertà di movimento. La speranza, per loro, era lo spostamento dello stadio e del relativo caos verso altre zone della città. Ovviamente di parere opposto i tifosi, e anche qualche non tifoso.

La questione è molto complessa perché tutti, dal loro punto di vista, hanno ragione. Tifosi e non. Difficile, se non impossibile, trovare un punto d’incontro. Abbiamo provato a immaginare il quartiere senza partita e soprattutto senza nemmeno l’attesa di essa, senza il fermento che si respira quando ci si avvicina all’evento sportivo. E abbiamo provato a pensare al quartiere senza le luci del Franchi, che la sera danno un minimo di calore e senza le quali lo stadio diventerebbe solo un’ombra, enorme e struggente. In altre parole, ci siamo chiesti se il Campo di Marte sopravviverebbe alla “morte” di quello che, nonostante tutto, è il suo punto di riferimento. Sì, perché c’è un altro problema, e non da poco. Una volta trasferito tutto da un’altra parte, che ne facciamo del Franchi? Questione molto sentita, tanto che in una recente lettera a un importante quotidiano un’anonima residente del quartiere ha ipotizzato addirittura un referendum tra i cittadini. Qualcuno, ottimisticamente, ne farebbe un’arena da concerti. Qualcuno ci vorrebbe far giocare il calcio femminile, qualche altro pensa al rugby. Qualcuno lo vorrebbe come centro sportivo della Fiorentina. C’è poi chi lo convertirebbe volentieri in parchi e giardini. C’è però anche qualcuno, e noi siamo fra questi, che lo immagina come l’ennesima cattedrale nel deserto di un paese che di tali tristissimi mostri è pieno. Ed è da decidere chi pagherebbe la manutenzione di una struttura così imponente e costosa per farne sede di un qualche episodico, e del tutto ipotetico, evento.

Insomma, fa più paura un Franchi aperto, funzionante e rumoroso o un Franchi chiuso, silenzioso e adibito al nulla? Ai posteri, e a Commisso, l’ardua sentenza.

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