Buona la prima (nonostante tutto)

I ragazzi (anche se alcuni di loro ragazzi non lo sono più da tempo) terribili di Montella mettono paura alla corazzata di Carletto Ancellotti. Ma nonostante l’impegno e l’abnegazione escono sconfitti dal Franchi. Partita epica, quasi leggendaria, quella di sabato, che ricorda un po’ Italia-Germania dell’Azteca del 1970, ma che soprattutto riconcilia Firenze con la passione del calcio, ormai messa in soffitta dopo gli ultimi anni difficili della gestione Della Valle.

Commisso era in tribuna, a esternare sorrisi, pacche sulle spalle e pollici alzati. Il nuovo padrone della Viola, da buon comunicatore, ha capito che la depressione della Firenze calcistica ha bisogno, per guarire, di giocatori nuovi, di monte ingaggi più alto, di investimenti, ma soprattutto di una proprietà presente e vicina, che frequenti lo stadio, che si mostri in prima persona. Una proprietà che non delega e che sia tifosa della squadra.

Poi le partite si possono perdere, vincere o pareggiare, gli arbitri possono inventarsi o no i rigori, il Var può essere consultato o meno. L’importante è sapere che ci sarà sempre una società forte e solida, con cui il tifoso potrà confrontarsi. E allora qualsiasi avversità, alla fine, potrà essere affrontata col sorriso sulle labbra, pensando che la prossima volta andrà certamente meglio.

Con questo spirito va presa la sconfitta, amara, con il Napoli. Partita avvelenata dagli errori arbitrali, che con la presenza del Var non possono essere accettati soprattutto se troppo evidenti. Ma partita anche segnata dagli errori della Viola, errori di cui tutti sono responsabili, perché nel calcio moderno è diffficile dare la colpa a un reparto piuttosto che a un altro. Il gol preso da Insigne (di testa!!!), con una superiorità numerica di sette (con il portiere) a tre, Callejon lasciato troppo solo nel 2 a 3, le mani di Dragowski che si piegano sul tiro di Mertens del pareggio. Peccati di gioventù ma, forse, anche una rosa che ancora manca di qualcosa per completarsi.

La prima gara della stagione, comunque, fa nascere buone speranze nella tifoseria gigliata, anche perché davanti c’era una delle squadre più forti d’Italia. Ci sono stati anche i debutti, con gol, di Boateng e quello attesissimo di Ribery (anche se noi al posto del francese avremmo visto meglio uno come Llorente. Ma l’acquisto dell’ex Bayern è anche una necessaria manovra di marketing). Ci sarà, per Montella, da studiare meglio la fase difensiva. Anche se rimane il dubbio che la Viola sia stata costruita per fare un gol più delle avversarie. Impresa sabato non riuscita. A Marassi, domenica, dovrà andare meglio per forza.

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