Il Cenacolo di San Salvi

Maria Cristina ci porta alla scoperta di un grandissimo tesoro del quartiere 2….

IL CENACOLO DI ANDREA DEL SARTO. UN TESORO DELL’ARTE NEL NOSTRO QUARTIERE .

Molti, ma forse non tutti, sanno che nel nostro quartiere 2 è possibile ammirare uno dei capolavori di Andrea del Sarto ovvero il Cenacolo presente nel refettorio del museo omonimo presso la chiesa di San Michele a San Salvi. Fuori dagli itinerari del turismo classico fiorentino, questa chiesa conserva un tesoro artistico che vale la pena di essere raccontato per carpirne le particolarità che lo rendono davvero unico nel suo genere.

Giorgio vasari, descrivendo l’opera la definì : “Grandezza, maestà e grazia infinita di tutte le figure” e questo già rende l’idea di cosa si apprestano ad ammirare coloro che visitano il museo.

L’opera occupa un’intera parete del refettorio del Monastero fondato da S. Giangualberto nel 1048, monaco vallombrosano. L’Ordine dei monaci vallombrosani diventò cosi potente e influente tanto che gli stessi monaci si vantavano di poter camminare a piedi da Vallombrosa a Firenze senza muovere piede da terreni che non fossero di loro proprietà.

Nel tempo il convento venne ampliato e arricchito con opere d’arte di grandi maestri come Verrocchio e addirritura Leonardo da Vinci.

Inizialmente, Don Ilario Panichi, incaricò Un giovanissimo Andrea del Sarto di decorare la parete di fondo. Il giovane Andrea però riuscì a dipingere solo il sottarco e neppure da solo ma aiutato da un altro Andrea: Di Cosimo Feltrini e, si dice, anche dal suo collega di bottega, un certo Franciabigio ( e dico poco!).

I lavorI furono sospesi per un quindicennio quando, ormai uomo e artista maturo, Andea Del Sarto fu richiamato per affrescare “L’ultima cena”. Pensate, il Cenacolo venne ultimato in soli 64 giorni!

Ormai artista vero Andrea aveva acquisito tecnica, manualità e, soprattutto le sue ricerche sul colore, gli permisero di completare quello che i più definiscono il suo capolavoro. L’affresco occupa tutta la parete di fondo del refettorio, complessivamente 426×872 cm.

La tavola è lunga, rettagolare e coperta da una tovaglia bianca. Tutti gli apostoli siedono dalla stessa parte di Gesù, figura centrale. Giuda non gli volge le spalle, come in altri dipinti rappresentanti l’ultima cena, ma siede alla sua destra. Questo perché l’artista ha voluto qui rappresentare fedelmente quanto descritto nel testo evangelico di Giovanni. Giuda sembra sorprendersi quando Gesù gli offre del pane. Alla sinistra di Cristo troviamo Giovanni, discepolo prediletto. Da notare il gesto affettuoso di Gesù che intreccia le dita.

Gli altri commensali sembrano sconcertati dalle parole del loro Maestro come dimostra il loro gesticolare.

La parte più singolare ed originale dell’affresco, però, è rappresentata dalla terrazza. Sì, una balconata al di sopra della stanza dove trovano posto due figure estranee che sembrano osservare dall’alto ciò che accade di sotto. Uno è sicuramente un servitore perché ha in mano un vassoio, l’altro sembra voler richiamare la sua attenzione volgendogli il profilo. Meravigliosi i colori, i chiaro scuri che esaltano i panneggi dei vestiti sui quali emerge la bellezza della tunica verde di Giuda.

Interessante sapere che questo affresco fu risparmiato dall’assedio di Firenze del 1530. L’Armata di Carlo V si accordò con quella di Firenze per proteggere il Cenacolo tanto i soldati imperiali furono estasiati dalla bellezza dell’opera.

Quando il convento diventò femminile ospitando monache di clausura, il Cenacolo non fu più visibile. Solo nel tardo ‘800, con l’abolizione della clausura, l’affresco tornò visibile tale come lo è adesso. Un tesoro dell’arte nel nostro quartiere.

Maria Cristina Calamai.

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