De Gregori e quell’estate all’Andreoni

di Duccio Magnelli

Forse in pochi sanno che nell’estate del 1974 un giovane Francesco De Gregori ha suonato e cantato al Circolo Arci Andreoni. Fu una stagione musicale particolarmente feconda, quella. Anche Edoardo Bennato, in versione one-man-band (kazoo, chitarra, armonica e grancassa), si esibì con tutta la sua graffiante ironia sul palco all’aperto della gloriosa istituzione di Via D’Orso, a Firenze. Il costo del biglietto era di 1000 lire. Quelle con Giuseppe Verdi in… copertina. Come se oggi, per un concerto, ti chiedessero 50 centesimi.

La performance dell’allora ventiquattrenne De Gregori è passata alla storia non solo per la musica, ma soprattutto per il finale, quasi grottesco: un improvviso «non ho più canzoni» e la fuga nel retropalco inseguito dai fischi del pubblico. Il cantautore romano non era ancora quello di “Rimmel”, la consacrazione e il successo che sarebbero arrivati l’anno dopo. Aveva appena pubblicato il disco con la pecora in copertina, di cui faceva parte la criptica (non solo per il titolo) “Cercando un altro Egitto” (ma che conteneva ottime cose come “Niente da capire” e “Bene”). Ed era abbastanza famoso per “Alice”, piaciuta a tutti meno che ai giurati di “Un disco per l’estate” del 1973, che la ritennero degna solo dell’ultimo posto in classifica. Insomma, aveva inciso due dischi in tutto. Ma quel finale all’Andreoni, da teatro dell’assurdo, un po’ Beckett e un po’ Ionesco, nessuno se lo sarebbe aspettato.

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e De Gregori con tutto quello che ha scritto potrebbe cantare per due giorni interi. Ma questo episodio ci è tornato in mente anche l’altra sera, nella quasi surreale location di Piazza Santissima Annunziata, quando, stranamente loquace e comunicativo, il cantautore romano ha snocciolato le sue gemme, da “Rimmel” a “Generale” a “La donna cannone” a “La storia” (solo per citarne alcune) accompagnato, incredibile ma vero, da un’orchestra d’archi. Non ci sono più i riccioli di 45 anni fa, ma c’è la consapevolezza di aver scritto pagine importanti nella storia della musica italiana. E, soprattutto, c’è tanta voglia di stupire e di rinnovarsi, presentandosi, appunto, con un’orchestra sinfonica al seguito. Però, e lo diciamo anche con grande tenerezza verso noi stessi, quella sera estiva, sulle sedie dure dell’Andreoni (ma anche quelle in Santissima Annunziata non erano per niente comode) non la dimenticheremo mai. Abbiamo assistito alla nascita di una stella. E non lo sapevamo. Anzi, eravamo convinti che quel tipo strano e insofferente di strada ne avrebbe fatta poca.

P.s. Comunque, per noi, la sua canzone più bella è “Sempre per sempre”. Forse per i brividi che ci dà tutte le volte che ci capita di ascoltarla.

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