Come in un giallo di Ellery Queen

Maria Cristina ci racconta una sua esperienza capitata al mare…..

Anno scorso ero al mare. Era una soffocante giornata di agosto, una di quelle dove non trovi ristoro da nessuna parte. Entravo ed uscivo dall’acqua continuamente, il tempo di asciugarmi e via di nuovo un bagno. La sabbia scottava sotto i piedi costringendomi a correre veloce verso l’ombrellone. A casa la situazione non era migliore, nonostante tenessi spalancate porte e finestre nell’attesa, vana, di un alito di vento marino. “ Mannaggia a questo anticiclone africano” pensavo, chiedendomi il perché, da qualche anno, quello delle “Azzorre” avesse deciso di stazionare a latitudini nordiche abbandonandoci al nostro bollente destino estivo. Si iniziava a respirare solo dopo il tramonto, molto dopo, diciamo intorno alle 22.00. Allora, distesa sul lettino in giardino riuscivo a leggere qualche capitolo del libro che avevo portato con me.

Verso mezzanotte gli occhi iniziarono a fare “Diego”come le gambe , così diceva sempre mio nonno quando da piccola volevo tenere chi occhi aperti combattendo il sonno che stava arrivando.

La calura era però sempre attiva e allora serrai la porta lasciando le serrande delle finestre aperte per metà e me ne andai a letto dilettandomi un po’ con le parole crociate…alla definizione del 6 verticale mi ritrovai praticamente addormentata, spensi la luce e fui subito fra le braccia di Morfeo.

Erano circa le 3.00 quando, non so dire perché, mi svegliai di soprassalto. Dalla porta aperta della camera potevo distintamente vedere la finestra del salotto e, illuminata dalla luce fioca del lampione sulla stradina interna, scorsi una sagoma umana con un cappello a tese larghe che con una pila illuminava i mobili del salotto. Si accendeva e si spegneva quella luce e la sagoma si stagliava nitida subito fuori la finestra, poi spariva e tornava nitida alla mia visione. Ero sola quella notte e la prima cosa cui pensai fu quella che stessi sognando…no ero più che vigile ormai, ciò che vedevo era realtà. In un primo momento restai immobile nel letto, agghiacciata dalla paura, poi si affollarono nella mente miriadi di pensieri nell’arco di qualche nano secondo. Lo immaginai con un coltello ancora grondante di sangue dell’ultima vittima, forse mi aveva seguita ed ora era lì per rinnovare il suo insano disegno assassino da serial Killer. Forse era già dietro le mie spalle nel momento in cui la luce non illuminava la stanza, col coltello alto fra le mani pronto a colpirmi col favore delle tenebre.

“ Debbo agire” pensai e con scatto felino mi precipitai giù dal letto, accesi tutte le luci del salotto, correndo verso l’ingresso accesi anche quelle del giardino e fu allora che vidi la sagoma fuggire otre il cancelletto del giardino. Non paga aprii la porta finestra dell’ingresso e mi precipitai fuori nella speranza di vederlo in faccia. “ Vada per le luci signora ma rincorrere il potenziale ladro a mani nude….ci è sembrato un bell’azzardo” così si espressero i Carabinieri quando all’indomani mi recai a sporgere denuncia di quanto accaduto. Quelle parole anziché intimidirmi innalzarono la mia autostima. Io donna indifesa e sola , avevo avuto l’ardire di far fuggire il ladro( o assassino chissà) ed anche di rincorrerlo per vedere che faccia avesse. Quella notte non chiusi occhio poi, l’alba amica mi soccorse con la sua luce tenera fendendo le tenebre e mostrando i contorni del paesaggio dalle serrande ancora aperte a metà.

Son 38 anni che ogni estate trascorro le vacanze in quella casa, non era mai accaduto prima niente di simile né a me né ai vicini…visto però che i tempi cambiano, purtroppo in peggio, quest’anno, a malincuore, ho fatto installare queste perché voglio tenere ancora le serrande aperte a metà.

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