Vincenzo Cardarelli ed il suo soggiorno a Settignano.

Maria Cristina ci allieta con un suo nuovo bellissimo articolo….

Vincenzo Cardarelli visse per circa un anno a Settignano. Nel suo testo “Il sole a picco”, un libro di prose fondamentalmente autobiografico, pubblicato nel 1930, sono raccolte alcuni ricordi e impressioni di questo splendido paese. Ce ne parla in “ Soggiorno in Toscana”

La casa in cui soggiornò aveva accolto, prima di lui, il pittore fiorentino Armando Spadini insigne rappresentante della cosidetta “Scuola di Roma.

Proprio dalla finestra della sua camera si poteva godere la vista della valle dell’Affrico,il colle dell’Incisa e ancora…” l’altura di Crocifissalto a sinistra, così scura e tetra di notte, coi suoi cipressi sbattuti e spelacchiati dal vento, come un Golgota famigliare; e a destra l’Arno, SanMiniato, Poggio Imperiale; insomma il più bel paesaggio toscano”… dovunque si volgesse lo sguardo appariva, quasi magicamente lo spettacolo di Firenze e dei suoi dintorni dato che la casa era situata in alto in cima al paese.

Interessante descrizione è quella del padron di casa, tal “ sor Ettore” un vecchio signore fiorentino e della moglie Nunziatina. Ettore, uomo di poche parole, aveva fatto lo scalpellino e niente lo rendeva più felice del discutere della bontà delle pietre fiorentine…”Ma quel che gli stava a cuore, sopra ogni altra cosa, era l’ar-te; e principalmente l’arte delle pietre ch’egli non poteva concepire se non fiorentina, non amando altro sasso se non quello che si estrae dal Monte alle Cave o dai monti dell’Appennino”

..“S’affacciava di sera alla finestra e sentendo,giù sotto, tra i pioppi dell’Africo, cantare l’usignolo, osservava col tono più distaccato e freddo che si possa immaginare: toh, l’usignolo…”

I loro discorsi iniziavano a tavola, dopo cena e finivano in una stanzetta attigua ove era posizionata una vecchia spinetta e dove faceva bella mostra di sé uno spartito di liriche, eredità del fratello che in gioventù aveva studiato lirica e che ora, ormai “orbo”, abbandonato per sempre il bel canto…” zap-pava l’orto, s’era ridotto nella condizione del servo di casa, e guercio com’era, trascurato e invelenito, non apriva bocca che per dire il contrario di quel che diceva il sor Ettore, mettendo spesso del gelo nelle nostre conversazioni.” Cardarelli sottolinea che fu proprio in quel periodo trascorso a Settignano , a stretto contatto con quella famiglia, che imparò a conoscere ed apprezzare lo spirito toscano, l’espressività nei gesti e nelle parole, la battuta sempre pronta, il lessico familiare tipico della fiorentinità…” il più delle volte era la sora Nunziatina a intervenire spazientita: «Tula fai torta e dimenata», Diceva per esempio: «Questa vita l’ è troppo… arrotata»”

D’inverno la sora Nunziatina gli metteva il “Trabiccolo nel letto e Cardarelli, senza abbandonare quel tepore, poteva ammirare dai vetri della finestra l’immenso paesaggio della campagna all’alba, le case, gli ulivi…” le case dei contadini, gialle,verdi, rosa, mi davano il buongiorno, fumanti e occhieggianti in una nebbiolina tenera tenera che s’impigliava ai rami degli alberi, sotto un cielo basso, di piombo.”

La sora Nunziatina, che non disdegnava il vino rosso, aveva spesso il naso paonazzo, non si sa se frutto di qualche bicchiere di troppo oppure del freddo pungente dell’inverno, era comunque molto affettuosa con lui…” la sora Nunziatina, a cui piaceva un po’ il vino, rossa come un peperone ma, quanto al resto, dolce e affettuosa creatura, che mi portava il caffè e latte in camera; che all’arrivo della posta urlava dal fondo della scala con quanto fiato aveva in gola: «sor Vincenzio!»; e all’ora di colazione mi faceva trovare pronti gli asparagi all’olio, nei giorni feriali, e di domenica l’immancabile stufato coi maccheroni”

Vincenzo Cardarelli visse circa un anno in quella casa di Settignano e ricorda quel tempo trascorso lì come una stagione importante della propria vita tanto da inserirla a pieno titolo nel suo testo “Il sole a picco”.

“Rimasi in quella casa fino a che gli ulivi mignolarono. Vidi nascere la primavera a Settignano. E ciò che devo a questo mio soggiorno settignanese non potrei dirlo senza entrare in particolari della mia vita, e cioè fare di queste pagine di ricordi un vero e proprio capitolo autobiografico. Certo è che ci sono, nell’esistenza d’un uomo, stagioni decisive, formative, durante le quali anche le più futili avventure acquistano un’importanza degna di rilievo, lasciano tracce che non si cancellano. Quella fu per me una di queste stagioni. Che cosa sia l’arte, che cosa sia la natura, per quel tanto che ne so, credo averlo appreso lassù, nella mia solitudine di Settignano, durante una primavera.”

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