Forse i giovani non ricorderanno….

Maria Cristina ci racconta i Beatles….portandoci indietro nel tempo….

Ma chi erano mai questi Beatles?

Forse i più giovani non lo ricorderanno (non possono) ma nei primi anni ’60 esplose un fenomeno detto “Beatlemania”.Un fenomeno che caratterizzò un passaggio epocale, un fenomeno che coinvolse e sconvolse il mondo intero, che diede il “la” ad una serie di avvenimenti, un fenomeno sociologico, antropologico senza precedenti.

Protagonisti 4 ragazzi inglesi, di Liverpool : John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e RingoStarr.

Tutto ebbe inizio nel 1957 quando John incontrò Paul e George proprio a Liverpool città natale di tutti e tre.

Tutti condividevano la stessa passione: una chitarra. Iniziò così la loro avventura prima in Germania dove si esibirono in diversi locali per poi tornare nella madre patria dove registrarono i primi grandi successi. “Love me do” e “Please Please Me” (1964) segnano il primo passo verso una ascesa incontrollata e incontrollabile Folle di ragazzine impazzite piangono, si strappano i capelli ascoltando le oro canzoni , ogni esibizione richiede un dispiegamento enorme di forze dell’ordine per tenere a bada quella miriade di fans in preda a crisi emozionali incontenibili. La fama e il fenomeno varcano i confini nazionali e in tutte le città del mondo la reazione è sempre la stessa. Perché? Si chiedono sociologi e studiosi di comunicazione di gruppo, come è possibile che quattro ragazzi, apparentemente normali, cantando canzoni che oggi definiremmo “Leggere” possano creare tanto scompiglio? Non facile rispondere a questa domanda e forse una risposta definitiva non c’é. Probabilmente gli “Scarafaggi” inglesi furono il catalizzatore , la miccia, che innescò l’esplosione di una autocoscienza collettiva in una generazione che sentiva forte il desiderio di cambiamento, di uscir fuori dagli schemi, di superare barriere e censure culturali e sovrastrutturali. Milioni di ragazzi nel mondo si sono specchiati in quei 4 ragazzi e anche il mondo politico, in quegli anni, ha dovuto tener conto di quell’onda anomala ma inarrestabile che stava per sconvolgere l’ordine costituito. In pochi anni si fecero strada con forza rivendicazioni di diritti da quello politico alla parità uomo-donna a quello di una visione nuova e diversa di vivere la propria sessualità. Dovunque il movimento divenne irreversibile valicò frontiere, si espanse a macchia d’olio e divenne planetario. La musica diede voce a tutto questo e i Beatles ne furono, forse neppure avendone piena coscienza, gli autori, insomma una musica che profuma di “Revolution”

I Beatles rappresentarono la risposta alle novità, al forte desiderio di cambiamento a lungo sopito, un modello da seguire.

Durante un’intervista Paul Mc Cartney, parlando del gruppo disse: “… Noi non stavamo cercando di alimentare un movimento di popolo, noi ne eravamo parte, come lo siamo sempre stati. Ritengo che i Beatles non siano stati i leader di una generazione, ma i suoi portavoce”.

Riguardo al fenomeno sociale Beatles, John Lennon si espresse così: “ Gli anni sessanta hanno assistito a una rivoluzione tra giovani, che ha coinvolto l’intero modo di pensare. I Beatles furono parte di questa Rivoluzione, che in realtà è un’evoluzione ancora in atto. Eravamo tutti sulla stessa barca: una barca che andava alla scoperta del Nuovo Mondo. I Beatles erano di vedetta”.

Quando scoppiò la “Beatlemania” la scrivente aveva dodici anni, età giusta per esserne coinvolta. Ricordo che li vidi per la prima volta in TV durante un servizio effettuato da TV7 la rubrica settimanale della RAI che mio padre non si sarebbe perso per nulla al mondo. Ne fui colpita subito, non so spiegare il perché ma mi sentii pienamente coinvolta in quell’entusiasmo collettivo. “ Questi non mi sembrano normali” fu il commento di mio padre. Infatti non lo erano se con la loro musica hanno saputo sconvolgere il mondo. Ben presto la fama del gruppo giunse anche in Italia ed io, insieme alle altre due amichette di scuola e di condominio, iniziammo la caccia al disco.

Un giorno Patrizia si affacciò al balcone agitando in mano un disco ancora impacchettato e gridò : “Ce l’ho eccolo è qui!” Si trattava di un album, rigorosamente in vinile, dei Beatles : A Hard Day’s Night. Daniela ed io scendemmo in fretta le scale, ci chiudemmo in camera di Patrizia e ne uscimmo solo all’ora di cena dopo numerosi richiami delle nostre mamme. Ascoltammo ripetutamente quelle canzoni che, inspiegabilmente ci mettevano”Un so che addosso”. In realtà non so spiegarlo neppure adesso ma era così. Quando sapemmo che al cinema Fiorella avrebbero proiettato il film : A Hard Day’s Night convincemmo le nostre madri ad accompagnarci (da sole al cinema mai!). Ebbene entrammo puntuali al primo spettacolo ed uscimmo solo dopo aver veduto anche l’ultimo! Solo un cuore di mamma avrebbe potuto fare un sacrificio simile: rivedere fino a sera un film che, diciamolo onestamente, non era quel gran che!

Conservo ancora quel film in lingua originale in una preziosa musicassetta che di tanto in tanto riguardo, pronta a rispondere alla mia nipotina , quando me lo chiederà :“ Nonna ma chi erano i Beatles?”

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