Santa Maria a Coverciano nelle “Sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi

Un interessantissimo e prezioso articolo della nostra Maria Cristina Calamai su un romanzo che ha fatto la storia della letteratura italiana…..e che riguarda il nostro quartiere..

Santa Maria a Coverciano fa da sfondo ad uno dei più celebri scritti di Aldo Palazzeschi, “Sorelle Materassi”. Il romanzo, scritto nel 1934, è ambientato proprio nella zona dove sorge la chiesa.

L’autore, proprio nelle prime pagine del libro, si dilunga nella descrizione di questo angolo di mondo , Santa Maria a Coverciano appunto dove esistono non degli abitanti ma un popolo, tenuto unito fisicamente e spiritualmente dalla sua parrocchia. Ovviamente qui non ci si riferisce alla “Santa Maria a Coverciano” di via Domenico Maria Manni ma a quella chiesetta che ormai tutti chiamano “Ancelle di Maria”.

Si parla di : “…una larva di paese una specie di piazza a sghembo si forma a un crocicchio di strade dov’è un convento di francescane cinto da mura altissime che mostrano nell’angolo, sotto un tettino rustico, l’effige di San Francesco scolpita nel marmo, e una lapide per ricordare che in quel convento venne conservata per alcuni secoli la veste del Santo”

Ecco che fa il suo ingresso nel racconto la villa sempre chiusa e circondata dall’alto muro a forma rotonda (attigua alla chiesa) e infine la chiesa stessa: “Rincantucciata di fianco alla villa una chiesina col portichetto ad un solo arco, e che dal suo cantuccio t’invita all’idillio della fede con riserbo e dolcezza.”

Il portone principale, lungo la via doveva essere sempre chiuso giacché i fedeli si servivano di una porticina laterale: “porticina pargoletta al suo fianco, e destinata a rimanere sempre aperta, simile a uno sportello di cui si è smarrita la chiave”

Le case che circondano Santa Maria a Coverciano di allora, quelle della povera gente, sono alte tre piani: “…architettura e con avanzi di dignità ornamentale non solo, ma che le sue finestre, anziché guardare nel cortile come le altre, guardano tutte sui campi, a mezzodì verso Firenze, e che esso al cortile volge sdegnosamente le spalle lasciandovi un’unica finestra, quella di un corridoio retrostante, che vi diresti aperta per guardarvi a discrezione”

La strada principale ove sorgono queste case è Via Settignanese ( oggi Via Gabriele D’Annunzio) che conduce a Ponte a Mensola e a Settignano mentre, giunti allo slargo ne troviamo un’altra : “più piccola, che vi discende tra la villa e il convento delle Francescane, porta invece a Maiano, alle sue cave e alle sue ville magnifiche.”

Più in alto ecco Poggio Gherardo il cui castello tutto sovrasta.

Questo angolo di mondo, viene chiamato dagli abitanti col solo nome di Santa Maria, mentre per gli altri, meno intimi e forse più evoluti prende il nome di Coverciano.

“Questo non lasci supporre a una scissione fra massoni e clericali, Dio ce ne guardi, tale diversità rivela solo l’indifferenza da una parte e dall’altra l’intimità e l’amore”. Il paese si trova tra due ruscelli: Affrico e Mensola: “Rigagnoli, in cui la luna e il sole fanno luccicare appena un filo d’argento o d’oro nascosto fra l’erbe, ma che nell’ora del temporale divengono rumorosi all’improvviso, minacciosi, turbolenti: s’infuriano, straripano con l’impeto della gioventù e dopo un’ora non è più niente, proprio come i fanciulli che dopo essersi scalmanati e avere fatto tanto chiasso si mettono a dormire.”

Ed proprio fra questi due ruscelli, fra queste colline che abitarono e lavorarono tanti personaggi, i grandi della storia, che fossero poeti, scienziati, principi o re, italiani o stranieri questi luoghi furono per loro fonte di ispirazione e, in molti casi vi trovarono rifugio e oblio.

Non possiamo dimenticare, nominando Affrico e Mensola Messer Boccaccio che qui visse per lungo tempo, a Corbignano e il suo Decamerone che forse venne scritto proprio qui.

“dirò soltanto che fra questi due ruscelli pare fosse la casa dove Giovanni Boccaccio visse il suo Decamerone, o tutto lo sognò e forse ve lo scrisse, non si sa bene; nessuno è in grado di legittimare quale fu il luogo precisamente, ragione per cui in questa plaga case di Boccaccio ve ne sono parecchie e tengon duro, né si avverte che l’una abbia voglia di mollare di fronte all’altra e di fronte alle più sicure”

Infine la descrizione della casa di “Sorelle Materassi”. In quell’assieme di case di Santa Maria a Coverciano ce n’è una dall’apparenza dimessa, con un cancello sempre aperto e arrugginito ma davanti alla quale si fermano eleganti dame in carrozza, fanciulle da marito, persino preti e prelati e se qualcuno chiede informazioni: “ Scusi cerco Sorelle Materassi”, tutti, ma proprio tutti nel minuscolo paese sanno loro indicare la via. “. E avviene altresì, che fermandosi a colpo nei pressi della casa una di queste macchine, la dama o il conducente chiedano a una donnetta o ad un fanciullo che si trova nel mezzo della via un’informazione, sempre la stessa: «Le sorelle Materassi? Sa dirmi? Dove sono? Dove stanno?». E non ne hanno pronunziato il nome che tutte le mani si allungano senza esitare, indicando decise il cancello bianco mangiato dalla ruggine, sempre aperto.”

Del 1972 è l’adattamento televisivo dove le due sorelle sono rappresentate dalle splendide RINA MORELLI e SARAH FERRATI, mentre il nipote era RENATO PAMBIERI

Teresa e Carolina sono due abilissimi ricamatrici che, grazie ad una vita di rinunce hanno acquisito una posizione prestigiosa presso la buona società fiorentina. Con loro vive Giselda altra sorella riammessa nella casa dopo un matrimonio fallito. Tutto fila liscia fin quando non irrompe nelle loro vite Remo, figlio di una quarta sorella morta. Il giovane è bello, pieno di vita, spiritoso e questo basta per far scattare in Teresa e Carolina un affetto incondizionato tanto da soddisfarne i desideri ma soprattutto i capricci, spendendo tutto ciò che hanno anche i risparmi così faticosamente accumulati. Solo Giselda tenterà di dissuadere le sorelle, ma i suoi consigli rimarranno inascoltati. Teresa e Carolina arrivano al punto di firmare una ingente cambiale al nipote, che, dopo un viaggio, torna a casa con Peggy, una ricca ereditiera americana i quali convoleranno a nozze proprio nella chiesetta di Santa Maria per poi partire verso il nuovo mondo e non tornare più a Coverciano.

Teresa e Carolina sono ormai povere, la prestigiosa clientela scomparsa e i loro ricami adesso ornano i corredi delle contadine. Nonostante tutto ciò non viene meno la loro venerazione per Remo, di cui conservano in casa una grande fotografia, come una specie di reliquia sacra.

Foto: Mario Bacchelli, Santa Maria a Coverciano, Acquerello montato su passepartout

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