Il testimone del tempo

Un altro tesoro del Campo di Marte da vedere e toccare…

Quando ho iniziato a scrivere per il Blog mi ricordo che esordii con la storia della Villa Di Fontallerta.

Fu per me interessantissimo scoprire, nel mio studio, quello che essa aveva rappresentato in passato…la sua storia, le sue vicissitudini. L’averla anche vista di persona aveva reso il mio articolo ancora più sentito, perché la bellezza che avevo provato nell’ammirare i suoi vialetti, le fulloniche, la villa e il panorama di Firenze, erano tutti nelle frasi che stavo scrivendo.

E così sono andata avanti, cercando articoli che raccontassero storie belle, tesori del nostro quartiere che fossero appassionanti non solo per me che li scrivevo ma anche per chi poi li avrebbe letti.

Ho camminato per la vecchia via Cassia quando ancora le Centostelle erano solo un faro in lontananza.

Ho assistito alla morte del medico di Lorenzo il Magnifico nella colonica vicino all’Affrico.

Ho visto Baccio Bandinelli costruire il Tabernacolo dell’Arcolaio, ho sofferto nel vederlo andare in malora, ho gioito quando il Comitato del bello negli anni 60 decise di dargli una nuova vita…E tuttora soffro e gioisco per lui.

Ho visto scendere Buffalo Bill due volte da un treno…la prima fu alla vecchia stazione di Porta alla Croce, nel tratto tra viale Mazzini e Via Bernardo Segni.

E poi l’ho rivisto scendere alla nuova stazione del Campo di Marte, nel 1906, per realizzare uno spettacolo che è rimasto nelle memorie di tantissimi fiorentini che lo hanno visto e ne hanno parlato con i loro figli e poi con i loro nipoti.

Ho raccontato la storia di Remo Pietroni come se fosse un ragazzo che conoscevo…come se io e lui ci fossimo sempre frequentati..E’ stato bello e terribile parlare di lui, della sua morte, perché in tanti la sua storia non la conoscevano e quelli che invece la sapevano mi hanno, in privato sul social, anche minacciato. Era un omicidio perpetrato durante gli anni di piombo…e quindi un articolo come il mio ha risvegliato sentimenti che credevo fossero sopiti. Purtroppo non era così.

Facendo un escursus tra i miei articoli mi sono ritrovata a capire che la bellezza e la ricchezza del nostro quartiere riesco a ritrovarle in ogni via che percorro….ed è così che, percorrendone una, mi sono imbattuta in un gigante la cui storia doveva essere raccontata.

Questo essere vivente ha visto e sentito in lontananza il rumore dello spettacolo di Buffalo Bill.

Ha sentito e visto la tragicità della Seconda Guerra Mondiale nel nostro quartiere….

Ha visto morire Giovanni Gentile il 15 aprile 1944.

Ha visto costruire e cambiare il nostro quartiere….ed ha visto i lavori di copertura dell’Affrico.

Tutto questo perché la sua veneranda età lo porta ad essere veramente speciale, direi unico…. E lo abbiamo noi, possiamo vederlo ogni giorno.

Lui, Lo Spino di Giuda del Campo di Marte.

Se vogliamo essere precisi si trova al Salviatino. E lo potete trovare, splendido e maestoso, attaccato all’edicola che si trova all’inizio del Viale Righi, subito prima dell’Ostello della Gioventù.

Il suo nome preciso è Gleditsia triacanthos,

Un albero originario del Nord America che fu poi introdotto in Europa verso la metà del 700.

Usato per abbellire giardini e parchi, può arrivare fino ai 30 metri di altezza. La sua chioma si estende verso l’alto….e guardandola si ha l’impressione di un tutt’uno molto etereo e leggero, nonostante la maestosità del gigante di cui parliamo. Il suo tronco e le sue ramificazioni presentano delle spine, da lì il nome triacanthos…a tre spine.

Il nome Spino di Giuda si riferisce proprio alla comparazione con la corona di spine che Gesù fu costretto a portare durante la sua “Passione”.

L’ho ammirato in ogni stagione questo grande albero monumentale.

L’ho visto perdere le sue foglie in autunno, rimanere spoglio d’inverno.

Come lui ho aspettato la primavera per vederlo di nuovo adornato a festa…con le sue piccole foglioline verdi e con le infiorescenze che poi sarebbero arrivate. Ho visto i suoi frutti, dei piccoli baccelli che sono anche commestibili e che vengono usati come foraggio per il bestiame.

Mi sono seduta davanti a lui e l’ho ammirato come si osserva un’opera d’arte senza tempo. Si ha l’impressione che lo Spino di Giuda sia sempre stato lì, come testimone senza tempo degli avvenimenti che hanno caratterizzato il nostro quartiere.

Non riuscivo a capire quanti anni potesse avere, non avendo gli strumenti necessari e le giuste competenze.

Così mi sono rivolta ad un professionista, il Professor Alberto Biffoli, che con la sua Laurea in Scienze Forestali mi ha aiutato a datarlo.

E così è stato. Il nostro gigante dovrebbe avere tra i 150 ed i 200 anni, più probabilmente siamo sui 150 anni.

E’ lui il testimone senza tempo di questo mio articolo.

E’ lui il tesoro del Campo di Marte che si va aggiungere agli altri di cui ho parlato in passato.

E’ compito di noi abitanti del quartiere fare in modo che queste bellezze non vadano mai perdute…è compito nostro portare avanti il ricordo di quello che è stato e di quello che è stato tramandato fino a noi…

Proteggiamo e amiamo i nostri tesori.

I tesori del Q2.

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