A babbo Giovanni

Con questo articolo diamo il benvenuto ad una nuova redattrice del Blog, che vi affascinerà con le sue storie di vita. Benvenuta alla nostra Valentina Paris!

I giardini di Campo di Marte li ho sempre vissuto con mio padre. Era lui che quando aveva la giornata libera dal lavoro, mi prendeva e mi ci portava. Si metteva seduto su una panchina e mi guardava giocare a palla, correre con le amichette. Spesso si portava il giornale da leggere, ma tra le righe di una notizia e l’altra non mi perdeva mai di vista.

Gli anni sono passati e crescendo ho cominciato ad andarci da sola, anche se spesso lui continuava a venirci anche se io ero lì con i miei amici. Lo vedevo comparire da lontano, lui si assicurava che fossi lì come avevo detto a casa, se nel gruppetto c’erano le persone che ci dovevano essere, e rassicurato sulla visione, se ne tornava a casa.


Mio padre ha sempre vissuto protetto da uno scudo che ha deciso di cucirsi addosso. Niente gesti plateali, sorrisi sempre discreti, lacrime sempre nascoste, mai nessun segno di debolezza visibile. Però una cosa gli riconosco: un cuore buono.

Se gli fanno del male dimentica. Se fa del bene lo fa in silenzio. Mio padre è un enigma e spesso viene frainteso, anche da me.

Il giorno del mio matrimonio ha trattenuto le lacrime,ma il suo bacio all’ingresso della chiesa è stato per me una vera e propria dichiarazione d’amore. Cinque anni dopo, quando sono tornata a casa perché il sogno si era infranto, so chi si è chiuso in bagno a piangere. Nessuno doveva vederlo, tanto meno io perché davanti a me cercava di darmi coraggio con infinite pacche sulle spalle e continui “risolviamo tutto, non è un problema”.

Il mio cuore ha sempre visto il suo, oltre ogni porta chiusa.

So bene che la notte in cui è nata Viola non stava bene, ma nonostante tutto è stato lì dalla mattina, senza mangiare, senza chiudere occhio dall’ansia mista all’emozione e alla felicità. E ha pianto di gioia, lo so che ha pianto.

Quella notte fuori da quella sala parto, lo so cosa aveva dentro al cuore, me l’ha detto quella sua carezza e quel suo sorriso timido, quando con gli occhi lucidi sfiorava me e Viola, appena nata. Ha alzato gli occhi al cielo, come per voler mandare indietro le lacrime, come per volere ringraziare qualcuno lassù, per tutta la felicità che stava provando.

Stamattina ci ha raggiunto ai giardini senza che nessuno gli avesse detto dove eravamo, e spingeva Viola sull’altalena.

Io li guardavo…e ho capito che di quello scudo non esiste più traccia.

Con lei solo carezze e sguardi che dicono tutto. Con lei non nasconde nessuna emozione. Con lei ama, senza nessuna riserva.

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