Il Fiorino D’Oro

E’ per noi del Blog motivo di grande orgoglio pubblicare questo articolo di Patrizia Penco sulla storia del Fiorino d’oro…e sul riconoscimento che verrà dato ad un Campomarziano. Suo fratello Paolo. Da parte di tutti noi le più vive congratulazioni per questo riconoscimento meraviglioso e meritatissimo!!!!!!

– IL FIORINO D’ORO –

LA STORIA

La città di Firenze nel XIII secolo, avendo l’ambizione di diventare una tra le più importanti e influenti potenze economiche e commerciali in ambito europeo, aveva bisogno di una moneta propria. Fu così che nel 1252, dalla Zecca fiorentina “sgorgò come un piccolo sole” quello che sarebbe stato il simbolo del potere economico cittadino: il Fiorino d’oro.

La moneta, raffigurante da un lato il giglio fiorentino insieme alla scritta “FLOR ENTIA” e dall’altro l’effige di San Giovanni Battista, patrono della città con la scritta “S • IOHANNES • B • “, era in oro puro (24 Kt) e del peso di 3,536 grammi.

Nel 1345 la sede della Zecca era in piazza dei Signori, nei pressi dell’antica chiesa di San Pier Scheraggio. La Zecca venne in seguito trasferita sull’Arno, adiacente alla Torre situata nell’attuale piazza Piave.La Zecca dell’oro era controllata dalla più antica delle Arti di Firenze: l’Arte di Calimala che riuniva i mercanti e si occupava anche dei festeggiamenti in onore del santo Patrono.

LA CONIATURA

Il processo produttivo del fiorino si componeva di tre fasi: la preparazione dei conii e la loro incisione, la fusione dell’oro e la realizzazione dei “fedoni”, e la coniatura della moneta. Tutto veniva svolto completamente a mano con l’aiuto di martelli, tassi di ferro, incudini, bulini, ciappole e piccoli ceselli.

Il fabbro lavorava i “ferri” per preparare i conii che venivano poi incisi e temperati prima di essere utilizzati per la realizzazione delle monete. L’intagliatore incideva i conii con bulini, ciappole e piccoli punzoni. Il conio inferiore, dove veniva inciso il “diritto” veniva chiamato “pila” ed era bloccato direttamente nel “ceppo” di legno. Il conio cilindrico superiore, detto”torsello”, era quello dove il monetiere batteva uno o più colpi di martello. I “rimettitori” detti anche “remissori” erano degli ufficiali che si occupavano delle fusioni dell’oro oltre che del recupero delle monete imperfette, dei loro ritagli e della polvere di limatura.

LA TRADIZIONE

Il fiorino, per tradizione, veniva utilizzato come dono in occasione della nascita di un bambino o di una bambina, infatti, nel 1.300, il fiorino d’oro puro (24kt), rappresentava, per il suo valore, una vera e propria dote per il neonato e per la presenza su di esso dell’effige di San Giovanni una sicura protezione per la sua vita.

La famiglia si raccoglieva intorno al piccolo e metteva nella sua manina la moneta, se quest’ultimo riusciva a trattenerlo (richiudendo la mano istintivamente) ciò era considerato un segno benaugurante.

È sempre stato costume dei fiorentini donare un Fiorino come segno di buon auspicio in occasione di un Battesimo o di altri momenti importanti della vita come comunioni, anniversari, matrimoni o feste di laurea, accompagnato dall’augurio di un fiorino oggi per mille fiorini domani..

CURIOSITA’

Il “Signore della Zecca per l’oro”, “estratto a sorte et fortuna”ogni sei mesi tra i membri dell’Arte di Calimala, era incaricato a garantire la qualità della moneta e a sorvegliare l’operato della Zecca fiorentina, imponendo il proprio simbolo o stemma sopra l’indice alzato del Santo Patrono benedicente.

Da qui il detto fiorentino “San Giovanni non vuole inganni”.

Il fiorino d’oro, diffuso in tutta Europa, attirò anche l’attenzione di numerosi falsari. Celebre è la storia di Mastro Adamo, ricordato da Dante nel XXX Canto dell’Inferno che lo colloca nella bolgia dei falsari dove viene sottoposto alla pena dell’idropisia che gli deforma il corpo gonfiandogli la pancia a dismisura. Dante ne ebbe notizia quando in una cantina di Borgo San Lorenzo, in Firenze, a causa di un incendio, fu ritrovata una cassetta piena di fiorini d’oro falsi.

Mastro Adamo fu istigato dagli avari fratelli Guido, Alessandro e Aghinolfo dei conti Guidi di Romena, signori dell’alto Casentino, a falsificare i fiorini togliendo tre carati d’oro dai 24 regolari (“e m’indussreo a batter li fiorin i / ch’avevan tre carati di mondiglia”) . Le monete false venivano poi spacciate da uno “spenditore” non solo a Firenze, ma anche in tutta la toscana, a Perugia e persino a Roma screditando così la rinomata moneta fiorentina.

Mastro Adamo fu arrestato e arso vivo nel 1281. La condanna fu eseguita probabilmente a Firenze al fine di lavare l’onta sul luogo stesso dello spaccio, ma la tradizione popolare narra che i soldati guidati dal Bargello in persona, gli tesero un agguato al passo della Consuma, nella località chiamata ancora oggi Omomorto. Quando Adamo si accorse dell’imboscata, ingurgitò una boccetta intera di veleno che teneva sempre con sè, ma, senza nessuna pietà, sul luogo stesso fu preparato un rogo, dove fu arso ancora agonizzante e le sue ceneri sparse al vento.

IL RICONOSCIMENTO DELLA CITTA’

L’esatta riproduzione in d’oro 24 Kt è utilizzata dalla città di Firenze dal marzo 1988 come riconoscimento civico denominato “Il Fiorino d’Oro della città di Firenze” ed è destinato a cittadini italiani o di altri Paesi, di riconosciuta probità, che, abbiano contribuito a dare lustro alla città, attraverso la loro notoria opera nel campo della cultura, delle arti, del lavoro in ogni sua espressione, della politica, dell’assistenza, della filantropia, dello sport, delle attività internazionali, abbiano dato lustro in particolare alla città ed alle istituzioni, e reso un servizio alla comunità nazionale e internazionale, e siano degni di pubblica estimazione ed encomio.

IL FIORINO A UN CAMPOMARZIANO

Il prossimo 23 giugno, di fronte alle rinate fontane delle Rampe del Poggi , questo prestigioso riconoscimento sarà consegnato a Paolo Penko, artigiano orafo, nato, cresciuto e tutt’ora abitante al Campo di Marte e, marginalmente, mio fratello.

L’annuncio è stato dato dal Sindaco Dario Nardella il 23 marzo, nel corso dell’inaugurazione della restaurata sede della bottega artigiana.

“ Paolo Penko non rappresenta solo la tradizione della sua famiglie dell’artigianato, ma rappresenta Firenze. Lui che di Fiorini ne ha realizzati tanti, credo che meriti quest’anno, per questa ricorrenza e per ciò che ha fatto per Firenze, la più alta onorificenza: il Fiorino d’Oro. Il problema ora è chi lo fa il fiorino – ha detto scherzando il Sindaco – perché c’è un conflitto d’interessi: quando dovremo farlo fare a qualcun altro.”

E’ per tutti noi una grande gioia e fonte di orgoglio veder riconosciuto il duro lavoro (non sempre rose e fiori ma anche lacrime e sangue) di un “ragazzo” di San Gervasio che ha iniziato a lavorare di bulino in una piccola stanzino in casa dei nonni e che piano piano è stato apprezzato da tutti per la semplicità dei modi di fare e per la bontà d’animo.

Il babbo, di lassù, sorriderà fumandosi una sigaretta e penserà “bravo Paolino!”

Patrizia Penco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: