I Campo di Marte

Un bellissimo articolo di Patrizia su una band ormai scomparsa….

I “Campo di Marte” pur avendo pubblicato un solo album nel 1973, hanno lasciato un segno nel panorama rock progressive italiano. Il gruppo nasce nel 1971 con componenti tutti fiorentini; il fondatore Enrico Rosa, dalla chitarra hendrixiana (ex chitarrista dei Senso Unico) e da Mauro Sarti (ex batterista/flautista dei Verde Stagione) con il bassista di origini americane Richard Ursillo, Carlo Marcovecchio (ex batterista de I Califfi) e Alfredo Barducci (fiati, piano, organo e voce). Il nome Campo di Marte (ispirato dalla nostra zona!) fu trovato durante il periodo della registrazione.

Il loro sound duro, perfettamente incastonato nell’onda sonora del periodo ( PFM, Banco, Orme, ecc), era accompagnato dall’utilizzo di due batterie e del corno francese presentava testi anti bellici di grande impatto. Fin dall’anno della formazione il gruppo si esibì numerose volte dal vivo.

L’Album diviso in “Tempi” dal Primo al Settimo racconta una storia di grande emozione. Il titolo, essendo Marte Dio della guerra, ci porta l’immagine di un campo di guerra e i testi potenti, anche se semplici e immediati, invitano l’ascoltatore a riflettere con immagini di grande effetto. L’immagine di copertina, una delle più iconiche del prog italiano, mostra antichi soldati mercenari Turchi che si infliggevano ferite con armi diverse per dimostrare la loro forza e coraggio, in modo da ricevere un salario più alto.

Senza ombra di dubbio Campo di Marte è una delle pietre miliari del Rock Progressivo Italiano e l’LP del 1973 è un album essenziale per ogni collezione di Rock Progressivo, ed è diventato una rarità collezionistica. L’album, ripubblicato nel 1994 su CD è stato recensito dalla critica come produzione di alta qualità artistica e musicale.

Quando l’album fu pubblicato, la band si era praticamente sciolta.

Ricordo quel prato
Coperto di fiori
Correvo felice
Alla luce del sole chissà 

Rivedo quel luogo
Migliaia di croci
Ricoprono il prato
Oscurano il sole chissà 

Uomini ignari
Prendete le ossa
Il solo raccolto
Di tante pazze semine perché. Ricordo quel prato

Coperto di fiori

Correvo felice

Alla luce del sole chissà

Rivedo quel luogo

Migliaia di croci

Ricoprono il prato

Oscurano il sole chissà

Uomini ignari

Prendete le ossa

Il solo raccolto

Di tante pazze semine perché.

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