Quel punto che non arriva

di Duccio Magnelli

Quando sul grande schermo del Franchi, prima di Fiorentina-Milan, sono apparse le immagini in bianco e nero dello scudetto viola del 1968-69, la commozione ha cominciato a intrufolarsi tra la testa e il cuore dei presenti. Per poi dilagare quando lo speaker ha iniziato a chiamare sul campo i protagonisti di quel trionfo. Capelli bianchi ma passo ancora fiero, come se da quella vittoria non fosse passato mezzo secolo. Coloro che non c’erano perché andati a giocare nei grandi spazi dell’aldilà, avevano mandato un familiare.

Chi, tra i presenti allo stadio, sperava che i giocatori della Fiorentina di oggi potessero prendere esempio da questi miti del passato, a cui va la perpetua ammirazione di tutto il tifo viola, si è ben presto ricreduto. Nemmeno quel fulgido ricordo è riuscito a modificare il perfido tran tran che da qualche mese a questa parte caratterizza le prestazioni della Fiorentina.

Il Franchi è ormai diventato terra di conquista per tutti, grandi e piccoli, retrocessi e non, e i giocatori della Fiorentina si limitano a osservare quello che succede. Sperando magari in una botta di fortuna, senza sapere però che la buona sorte bisogna sapersela meritare.

Squadra in disarmo, brutta e senz’anima, che continua a nascondersi dietro le spalle di una proprietà colpevole certo di varie nefandezze, ma che rappresenta soprattutto un comodo alibi per chi va in campo. Anche il Milan malridotto di questi tempi ha fatto propria l’intera posta al Franchi, e senza nemmeno grande fatica: un gol del turco Chalanoglu, di testa, dopo che i rossoneri avevano più volte messo in allarme la difesa viola. Nel secondo tempo, dice Montella, c’è stata una reazione. Del resto a lui la squadra è piaciuta… La sensazione, però, è che in campo non ci sia più nessuno.

E dire che il pubblico, a un certo punto, ha provato anche a incitare la squadra, che ha dato una preoccupante impressione di leggerezza. Nessuna contestazione all’arbitro, nessun faccia a faccia con gli avversari (solo Mirallas ci ha provato con Bakayoko, rischiando grosso), nessuna protesta, nessuna richiesta di rigore. Niente di niente. Un drammatico (sportivamente parlando) e anticipato “rompete le righe”. Anche se, è bene saperlo, manca ancora un punto per non finire la stagione a gambe all’aria.

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