11 MAGGIO 1969. LA FIORENTINA VINCE IL SUO SECONDO SCUDETTO. RICORDI DI UNA DOMENICA DI MAGGIO CALDA ED AFOSA.

Un bellissimo articolo della nostra Maria Cristina Calamai su un tempo passato. Un tempo di vittorie che attualmente non ci sono….ma che restano nei ricordi di chi li ha vissuti.

Era una domenica di maggio, calda e afosa.

Insieme ad altri amici decidemmo che saremmo stati benissimo a prendere una boccata di fresco oltre Coverciano e, tutti insieme ci incamminammo verso Vincigliata. Il gruppo si diresse, a piedi, verso Ponte a Mensola e, dopo il ponticello, a sinistra, imboccammo la via stretta ed erta delimitata da bassi muretti a secco, che porta verso il castello. Ognuno munito di regolare plaid a quadrettoni variopinti da stendere sull’erba che pullulava di formiche. Quella però, non era una domenica qualunque perché

la nostra amata squadra, la Fiorentina, avrebbe giocato a Torino contro la Juventus e, in caso di vittoria, si sarebbe aggiudicata nientemeno che lo scudetto!!!

Ovviamente non mancavano le radioline a transistor, piccolissime, da incollare alle orecchie per seguire “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Alle 15.00 sarebbe iniziata la grande disputa. Trovammo, lungo la via, un bel prato grande abbastanza da ospitarci tutti. Stendemmo i nostri plaid, ci sedemmo in cerchio, e nel centro, quasi fosse già un trofeo, mettemmo a massimo volume la radiolina a transistor più grande. Di solito le nostre passeggiate non erano affatto silenziose: battute, risate, sfottò…ma quel pomeriggio a tutti noi batteva forte il cuore e la sola voce udibile, nel silenzioso prato, era quella del commentatore radiofonico che ci aggiornava sull’esito dell’incontro.

All’annuncio del primo gol della viola targato Maraschi, tutti balzammo in piedi urlando e abbraciandoci, l’apoteosi al secondo segnato dal mitico Chiarugi, finchè la voce inconfondibile di Enrico Ameri, annunciò:

“A Torino la Fiorentina ha battuto la Juventus per 2 a zero, gol di Maraschi e Chiarugi. La squadra viola è campione d’Italia”

. La gioia fu incontenibile e , di lì a poco il silenzio fu rotto dalle auto che passando per quella stretta stradina facevano sventolare dai finestrini delle utilitarie la bandiera viola. Era l’11 maggio 1969.

Lunedì 12 maggio 1969.

L’allenatore, Bruno Pesaola, a quel tempo, abitava in Via Papini, a Coverciano, come altri calciatori fra i quali Claudio Merlo, oggetto del desiderio di noi ragazze, davvero belloccio e Amarildo Tavares da Silveira, noto semplicemente come Amarildo. Di lui ricordo la sorella, una altissima ragazza dalla pelle color caffellatte con capelli neri lunghissimi raccolti in una coda che oltrepassava il punto vita. Nicea, mi pare si chiamasse così, procuratore del celebre fratello, fu soprannominata “la sorellina terribile”, temuta soprattutto dalla Dirigenza viola per come sapeva condurre tutte le complesse operazioni contrattuali in favore del fratello.

Bruno Pesaola aveva un maggiordomo che ogni mattina si recava alla pasticceria Cesare a ritirare le paste per la colazione della famiglia. Persona educatissima non mancava di salutare tutti ma quel lunedì varcato l’ingresso fu accolto da un applauso fragoroso da quanti erano lì, …forse non se lo aspettava, ringraziava continuando a ripetere: “ Non io, non io!” Ma l’applauso continuò fino a quando, mal celata, vedemmo scorrere una lacrima sul suo solare viso.

Il 12 maggio 1969 trovai una scuola in festa, bandiere viola alle finestre dell’Istituto, professori ammutoliti che, invano, cercavano di richiamarci all’ordine ma non ci riuscirono quel giorno! Anche il Preside finì con lo spogliarsi del suo ruolo e, ridendo sotto i baffi, si unì a noi in quel tripudio di gioia incontenibile. La nostra squadra, la Fiorentina, aveva vinto lo scudetto!!! Non poteva finire tutto con il suono della campanella. Il più intraprendente fra tutti i compagni della classe improvvisò un comizio:

“ Ragazzi non so come farò ma vi prometto che domenica prossima saremo tutti allo stadio e festeggeremo insieme questo storico traguardo! Chi è d’accordo alzi la mano!” Esito scontato: unanimità.

18 maggio 1969

Non so come fece ma ciascuno di noi aveva un biglietto e quel giorno, come tutti i giorni dell’anno scolastico, eravamo insieme a festeggiare, dopo tredici anni, un nuovo scudetto della nostra squadra del cuore. In campo il Varese. Vincemmo anche quella 3 a1.

Non ricordo di aver visto mai tante bandiere viola sventolare come quel giorno, mai sentito cantare come quel giorno, senza soluzione di continuità.

Ciò che però ho fissato nella mente più di ogni altra, sono i capelli di un calciatore: Ugo Ferrante. Spiccavano su tutti, sventolando in campo come una delle bandiere sugli spalti. Perché proprio quei capelli? Perché Ugo , dopo la sconfitta interna contro il Bologna, avvenuta il 3 novembre 1968, promise che non si sarebbe tagliato più i capelli fino alla successiva sconfitta della fiorentina e la fiorentina non perse più. Ugo , purtroppo ci ha lasciati troppo presto ma i suoi capelli (lunghissimi) vennero a costituire un emblema della forza della Fiorentina, personificata dal suo Sansone Ugo Ferrante.

L’11 maggio 2019 saranno passati 50 anni da quella mitica giornata, da quella domenica speciale, da quella domenica calda e afosa, da quella domenica di gioia per un’intera città.

Scudetti non ce ne sono stati più.

Maria Cristina Calamai

foto da Wikipedia.

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