Il cammino del gambero

di Duccio Magnelli

C’era anche il Cholo a assistere alla gara del Cholito, domenica a Empoli. Traduzione per i non addetti ai lavori, c’era anche Simeone padre in tribuna al Castellani a osservare le gesta del Simeone figlio. Forse, a un certo punto, papà sarebbe sceso volentieri in campo per spiegare al pargoletto come fare per buttare la palla in rete, viste le difficoltà ormai croniche del numero nove in viola in questo fondamentale del calcio. E magari con il Cholo in panchina, ma non è certo, i tifosi viola non avrebbero assistito a questo autentico scempio che si perpetua ormai da molte settimane al Franchi e fuori.

La Viola ha portato a casa cinque punti nelle ultime undici giornate di campionato. Un cammino inspiegabile, pur con tutte le mancanze e i limiti di questa squadra. Nemmeno il cambio del tecnico ha dato la scossa desiderata e auspicata. Anzi, la sostituzione in panchina sembra aver affossato ulteriormente le capacità di questi giocatori, dimostrando, ancora una volta, che poco gli allenatori possono fare quando i giocatori non rispondono ai richiami, sono apatici, sembrano aspettare solo il rompete le righe per le meritate (secondo loro) vacanze. La Viola a Empoli, alla fine, non ha nemmeno giocato una bruttissima partita, anche se bisogna tener conto del valore dell’avversario. Come ha detto Montella “ la squadra non meritava di perdere ma ci sono delle maledizioni”. Vero. Allora invece di un allenatore ci vorrebbe un mago, un esorcista per provare a togliere la squadra dal buco nero in cui si è cacciata. Ma il tecnico napoletano ha detto anche che alla squadra manca tranquillità. Lo si è visto quando Veretout, alla fine della partita, dopo il fischio finale, si è fatto espellere dall’arbitro.

Mancanza di tranquillità o di raziocinio? Comunque la si pensi, la Viola continua nel suo cammino del gambero, scalando posizioni all’indietro, facendosi scavalcare anche dalla Spal dell’ex Semplici, un allenatore che qualcuno avrebbe voluto a Firenze, per portare una ventata d’aria fresca all’ambiente. La società, invece, ha scelto Montella, memore del gioco champagne di qualche anno fa. Peccato che nessuno si sia ricordato di comprare le bollicine.

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