Campo di Marte rosso sangue

Una mattina di festa si trasformò in un giorno tragico, in un mio personale ricordo di una persona conosciuta da molti

l 26 dicembre 1989 mi trovavo in casa mia, in via Castelfidardo. Era un giorno di festa, ci stavamo rilassando e godendo un pò di riposo insieme alla mia famiglia. All’improvviso, la tarda mattinata di quel giorno fu sconvolta da una notizia che si sparse nella via come un’onda d’urto…travolgendoci come un fiume in piena. Era morto un uomo che abitava davanti a casa mia, nel palazzo opposto al mio.

Antonio Cordone


Ci conoscevamo tutti in quel pezzo di strada tra viale Fanti e via Centostelle. Antonio era una persona che vedevo praticamente quasi tutti i giorni, appassionato di jogging lo vedevo correre per il quartiere insieme al suo cocker marrone…Era una presenza che davo per scontata, cosa che spesso si fa quando le persone fanno parte del tuo quotidiano. Sai che esistono e che caratterizzano la tua vita, come il panettiere del rione, o la lattaia di via Sirtori, o ancora il bar tabacchi tra via Castelfidardo e via Centostelle, o Victor sport… Una costellazione fatta di esseri umani che salutavo ogni giorno, e che quindi per me erano fisse…immutabili.Fu proprio il 26 dicembre che mi resi conto che non era così. Le poche notizie che mi arrivarono parlavano del fatto che era stato ucciso, e che il suo cane era rimasto a vegliarlo nel tempo in cui ancora nessuno si era accorto dell’accaduto. Era impossibile per me credere che una persona come quella fosse stata ammazzata nel mio quartiere…era impensabile che potesse avere dei nemici che potessero arrivare a tanto. 
Si seppe che era stato ucciso in via Barbacane mentre passeggiava con il suo cane e che accanto al suo corpo era stato trovato un biglietto. Fu nei giorni successivi che venimmo a conoscenza del contenuto, che più o meno diceva “Vorrei Sandro Federico Questore da Napoli a Firenze da tanto e per tanto tempo”. E venimmo anche a sapere che su un pezzo di foglio di giornale l’assassino aveva scritto il numero 666.
Messaggio incomprensibile per noi che conoscevamo Antonio…Lo piangemmo al funerale avvenuto dopo pochi giorni.. Era arrivato dall’assassino un nuovo messaggio che aveva indirizzato la polizia su una cassetta postale in cui fu rinvenuto un bossolo di proiettile uguale a quello che aveva ucciso Antonio ed una frase che mi ricordo vagamente, ma che suonava come una minaccia da serial killer, del tipo “colpirò ancora”… 
I funerali di Cordone si svolsero nella chiesa dei Santi Fiorentini, celebrati da don Onorio Masetti.

Continuammo a sperare che qualcosa saltasse fuori dalle indagini perchè sembrava che fosse stato un fantasma ad uccidere un uomo di 65 anni che passeggiava al Campo di Marte.Avevo 13 anni…Tutti i giorni speravo che sulla Nazione saltasse fuori qualcosa…che si riuscisse finalmente a scoprire chi avesse assassinato con un colpo di pistola alla tempia un uomo che stava semplicemente passeggiando.Le notizie erano frammentarie. Indagavano su un uomo malato di mente che sembrava potesse essere a conoscenza dei fatti ma senza risultato, fino a quando, dopo tanti mesi e precisamente il 1 giugno 1990 successe un avvenimento ancora più tragico. A Siena furono uccisi due carabinieri a sangue freddo. Nicola Campanile e Mario Forziero. Ad ucciderli un giovane di 27 anni, che fu subito fermato dopo aver commesso il reato…nonostante avesse cercato di fuggire nascondendosi in mezzo ad una folla di turisti che stavano salendo su un pullman.Il suo nome era Sergio Cosimini. Portato in questura disse subito di aver ucciso i due carabinieri perchè, a detta sua, lo guadavano male e ce l’avevano con lui. A far fuoco con una pistola calibro 38, non aveva lasciato scampo ai due sventurati.Durante l’interrogatorio, ad un certo punto Cosimini, così di punto in bianco, si rivolse al magistrato che lo stava interrogando dicendogli di volersi incolpare anche di un altro omicidio avvenuto a fine dicembre dell’89. “Dottore a quell’uomo ho sparato io, non lo conoscevo, ma l’ho fatto perchè mi guardava male. Ce l’hanno tutti con me”.

E fu così che la verità venne fuori. La pistola che aveva ucciso i due poveri carabinieri era la stessa che aveva freddato Antonio Cordone.
Le notizie arrivarono come un fiume in piena. Finalmente riuscii a capire cosa significassero quei messaggi….Cosimini era già stato arrestato a Firenze proprio da Sandro Federico, che lo aveva colto in flagrante mentre, con un fucile a canne mozze, esaltato ed in sella al suo motorino, diceva di voler andare a fare una rapina. Cosimini disse che quel poliziotto gli metteva tranquillità,per questo voleva che ritornasse a Firenze dopo il suo trasferimento a Napoli. I giornali parlavano di una cosa che io conoscevo poco, data la mia giovane età…ma scoprii tutto su Sergio Cosimini…La sua malattia mentale da quando aveva 14 anni…le sue manie di persecuzione, la certezza di parlare con entità superiori..insomma, la pazzia. La vera e propria pazzia…Se ne parlava poco perchè era una cosa che ai tempi sembrava fosse soggetta ad una qualche sorta di tabu’…una vergogna…un qualcosa da nascondere. 
Sergio Cosimini fu la prima persona nella mia vita che mi spiegò bene il significato di pazzia. Attraverso le descrizioni dei giornali di lui, della sua personalità malata, dei suoi disturbi borderline, delle sue manie e paure, ebbi per la prima volta paura della mente umana…
Naturalmente Cosimini fu condannato…ma fu anche dichiarato incapace di intendere e di volere e rinchiuso nel carcere psichiatrico di Montelupo.

Anni dopo queste tristi vicende si riparlò di lui, quando durante un’uscita insieme ad altri detenuti di Montelupo a Boboli, scappò facendo perdere le sue tracce. Ma per fortuna fu ritrovato….e riportato dove doveva stare…Dove deve stare per sempre. I figli di Antonio Cordone per anni si sono battuti affinchè quell’uomo rimanesse sotto stretta sorveglianza…perchè sembrava, in diverse occasioni, che per lui si spalancassero le porte del carcere di Montelupo. 

Campo di Marte rosso sangue….Ho molti ricordi legati alla vicenda di Antonio Cordone. Uno che mi porto dietro ancora adesso riguarda proprio la via Barbacane….Perchè quando la sento nominare penso sempre a quel signore sportivo con il suo bel cane che mi faceva sempre tanti sorrisi.

Foto dal Web

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