Coverciano rosso sangue

Con questo pezzo torniamo indietro. Agli anni in cui per un ideale malato si era disposti a imbracciare un’arma e sparare.

Era una calda notte di fine giugno e Firenze dormiva. Le persone cercavano refrigerio lasciando le finestre aperte respirando l’aria più fresca della notte. Fu così che quando il silenzio fu squarciato dagli spari tutti si svegliarono e corsero alle finestre cercando di capire cosa stesse succedendo. E si resero conto che avevano sparato ad un uomo. Un vigile giurato era riverso a terra in un lago di sangue. Gli abitanti di via Moreni ebbero un brusco risveglio quella notte. E si cercava di capire chi fosse quella persona e chi fosse stato ad ucciderla e soprattutto il perché.

Gli inquirenti chiamati sul posto riuscirono a stabilire il suo nome, Remo Pietroni di anni 23. Nonostante le gravissime ferite riportate, Remo era riuscito a sparare qualche colpo e a dare l’allarme di quello che gli era appena successo, anche se purtroppo per lui non c’era più niente da fare. Le indagini partirono subito ed ebbero in poco tempo dei risultati.

Tre giovani furono fermati per l’omicidio della guardia giurata: Luca Poggiali, di anni 20, Gaetano Sinatti, sempre di 20 anni e suo fratello Umberto di 21. Questi erano già conosciuti alle forze dell’ordine per svariati episodi di violenza e detenzione di armi ed esplosivi e soprattutto perché facevano parte del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile dell’MSI. Su tutti i maggiori quotidiani fiorentini apparveroi nomi dei 3 ragazzi definiti neofascisti.

Messi alle strette, cercarono di rimpallarsi la responsabilità su chi avesse sparato a Remo. In casa del Poggiali furono rinvenute due pistole: una 7.65 regolarmente denunciata ed una 6.35 che il Poggiali disse non appartenere a lui ma ad uno dei fratelli Sinatti che l’aveva lasciata lì dopo l’omicidio del Pietroni. L’autopsia stabilì che ad uccidere Remo fu una 7.65, e sulla scena dell’omicidio vennero rinvenuti bossoli sia della 7.65 che della 6.35.In verita’ agli inquirenti interessava poco chi avesse materialmente ucciso la povera guardia giurata.

Tutti e 3 furono accusati di concorso in omicidio volontario. La dinamica fu presto definita. I tre neofascisti erano in auto (sembra per organizzare un qualche attacco terroristico a qualche edificio della zona per darne poi colpa a qualche fantomatica organizzazione di sinistra), quando Remo Pietroni, che stava controllando alcune attivita’ della via, chiese loro le generalita’ insospettito da alcuni strani movimenti che aveva visto nella loro auto. Due scesero e iniziarono a scappare inseguiti dalla guardia giurata, che estrasse l’arma e fu poi colpito a morte dai fuggitivi. Il terzo che era rimasto dentro la Simca intestata alla madre dei Sinatti, quando vide le persone affacciarsi alla finestra, abbandonò l’auto scappando a sua volta. È stato proprio grazie alla Simca, lasciata aperta con all’interno dei candelotti ed altre armi, che gli inquirenti sono risaliti ai 3 riuscendo ad arrestarli. L’ordine di cattura fu firmato dal sostituto procuratore Francesco Fleury con l‘accusa di omicidio volontario aggravato, detenzione di armi ed esplosivo. L’obiettivo dei tre doveva essere una centralina dell’acqua. Nell’auto furono ritrovate una tanica di benzina e candelotti.E altre armi ed esplosivi furono rinvenute nella casa dei Sinatti e del Poggiali.

I funerali di Remo Pietroni si svolsero nella chiesa della Santissima Annunziata di Firenze. Ad accompagnare il feretro era presente una moltitudine di persone, per dare l’estremo saluto a quel bravo ragazzo che era morto durante il suo lavoro. Presenti la sua famiglia ed i suoi amici. Presente il Gonfalone di Firenze e quello di Sesto Fiorentino, città natale di Remo. Presenti il Sindaco di Firenze Elio Gabbugiani e quello di Sesto Elio Marini. Presenti tutti i colleghi di lavoro di Argo, che portarono il feretro di Remo in spalla per una processione che da piazza Santissima Annunziata arrivo’ in piazza del Duomo passando da piazza san Marco e via Cavour. La processione vedeva in prima fila Antonella, la giovanissima moglie di 20 anni di Remo, la famiglia, gli amici, tutti i colleghi di lavoro, gli abitanti di Firenze e Sesto Fiorentino, decine e decine di corone floreali dalla Questura, La Polizia, il Ministero dell’Interno, i colleghi della ditta Argo, persone che non conoscevano Remo ma che avevano portato un fiore come testimonianza di vicinanza in quel momento di dolore. Firenze era tutta lì. E poi sulla bara la corona di fiori piu’ importante. Un cuscino di rose bianche poggiato sul feretro durante il rito funebre da parte di Davide, il figlio di 2 anni di Remo Pietroni.
Remo riposa nel cimitero di Sesto Fiorentino.

Questo mio pezzo vuol essere non solo un ricordo doveroso, ma una richiesta formale al Comune di Firenze affinche’ in via Moreni venga affissa una targa commemorativa per non dimenticare mai questo giovane ragazzo di 23 anni, morto il 30 giugno 1977 nel tentativo di sventare un atto terroristico. Chi vuole aiutarmi mi contatti per cercare di attivare una richiesta formale in tal senso.

Chiara Giovannini
Foto da L’Unità.

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