Rimane, forse, l’orgoglio

Se qualche appassionato pensava che la Viola avesse toccato il fondo a Cagliari, ha dovuto ricredersi dopo la partita con il Frosinone al Franchi. Si può ancora scavare. La Viola perde contro la penultima in classifica, giocando una partita malinconicamente raccapricciante e mettendo la parola fine nel modo peggiore a qualsiasi velleità di classifica. Preoccupa l’involuzione di alcuni giocatori tipo Muriel, partito a mille e che ora sta forse pagando mesi di poca attività. Preoccupa un po’ la condizione di Chiesa, che comunque è stato l’unico a mettere paura a Sportiello. Preoccupa il fatto che se a Bergamo, nella madre di tutte le partite, andiamo senza questi due in grado di giocare in modo decente, la semifinale di Coppa può diventare un martirio. Si, perché dopo quello visto con i ciociari il distacco fra Atalanta e Fiorentina appare abissale. La Viola gioca la peggior partita dell’anno, anche considerato il valore dell’avversario. Giocatori valutati da qualche ottimistico articolo di giornale milioni e milioni di euro, stanno mostrando limiti enormi (e adesso sono a rischio parecchie plusvalenze). Del resto, se la squadra è decima in classifica, qualche ragione ci sarà. Anche Pioli non è sembrato in gran forma. Le quattro punte messe in campo nel corso della ripresa hanno lasciato il centrocampo in clamorosa inferiorità. Vero che bisognava vincere, ma il calcio ha una logica, sia pure talvolta sfuggente. E raramente il numero degli attaccanti è proporzionale ai gol fatti (e poi le punte viola non è che brillino per prolificità). Si è visto in campo Vlahovic verso la fine, al posto di Muriel. Forse sarebbe meglio mettere il giovane serbo in campo invece di Simeone, almeno in queste ultime giornate di campionato, visto che ormai qualsiasi velleità è stata riposta. Probabilmente, per provare a dare un senso a questa stagione, sarebbe meglio mettere tutta la Primavera in campo. E preservare i titolari per Bergamo. Se hanno ancora un briciolo di orgoglio, avranno così modo di dimostrarlo.

Duccio Magnelli

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