Una soffice mediocrità

La Fiorentina quest’anno concorrerà per un altro titolo, oltre a una possibile Coppa Italia. I nostri eroi, infatti, hanno la possibilità di raggiungere un traguardo ancora più prestigioso: quello del maggior numero di pareggi in serie A, che attualmente è di 18 e appartiene a Empoli e Inter. La Viola è già a 15 e mancano ancora ben 8 partite. Forza ragazzi, che portiamo un trofeo a casa.

Scherzi a parte, ma mica tanto scherzi, resta l’amaro in bocca di aver pareggiato una partita contro una squadra impalpabile come la Roma di questi tempi. La Viola, in effetti, ha cercato di vincerla la gara. Trovatasi in vantaggio per due volte, la squadra ha dilapidato il patrimonio, commettendo errori grossolani, e si è fatta raggiungere da una Roma in crisi mistica e ormai abbandonata anche dai suoi tifosi (tiepidi anche gli abbracci fra compagni dopo i due gol). L’analisi delle reti subite dalla Viola è piuttosto impietosa. Errori di posizione sui due cross, ambedue arrivati da sinistra dove Biraghi ha ancora una volta dimostrato di non avere ben chiara la fase difensiva. Sul colpo di testa di Zaniolo sul primo pareggio i tre difensori centrali non sono riusciti a contrastare il ragazzo prodigio giallorosso. Sul secondo pareggio Perotti è stato lasciato colpevolmente solo da Milenkovic e libero di colpire al volo. La difesa viola, all’inizio di stagione quasi imperforabile, adesso ha perso tutte le sue sicurezze. I punti fermi di allora sono ormai solo ex. Lo stesso Milenkovic ha cominciato una pericolosa parabola discendente. Se la società lo vuole vendere, sarà bene imporgli una bella cura di vitamine, altrimenti si prospetta una difficile plusvalenza.

Comunque, la partita dell’Olimpico è stata l’ennesima occasione persa di questa stagione malinconica. La Viola manca di un’identità precisa e definita. 15 pareggi dimostrano principalmente questo: un gruppo, e ci mettiamo dentro anche il tecnico, senza infamia e senza lode, senza grosse idee di gioco in fase offensiva a parte i lanci per Chiesa e Muriel (e Dio solo sa senza il colombiano come sarebbe la classifica). Un gruppo, a parte qualche eccezione, che non sembra avere ben chiaro che cosa fare in campo. Avremmo preferito 10 sconfitte e 5 vittorie, e gli stessi punti, che questa soffice mediocrità. Del resto la classifica piazza la Viola perfettamente al centro. Dove non si soffre ma nemmeno si spera in qualcosa di buono. Naturalmente questo giudizio potrebbe cambiare radicalmente dopo il 25 aprile, dopo la madre di tutte le partite. A Bergamo, però, a meno di un fantasmagorico 4 a 4, un pareggio non basterà. Non dimentichiamolo.

Duccio Magnelli

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