Un tabernacolo diviso in tre

Ci sono storie che vale la pena raccontare, sia perchè è bello scoprirle sia per fare in modo che la loro storia non venga mai dimenticata. 

Immaginiamo il Quartiere 2 tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Focalizziamo la nostra attenzione sulla zona di San Salvi e sulla sua Chiesa di San Michele, eretta nel 1048 da San Giovanni Gualberto, che la dedicò proprio al vescovo di Amiens dell’ VII secolo che pare fosse apparso proprio in quel luogo.

La Chiesa fu dedicata a San Michele mentre il convento dei monaci vallombrosani mantenne il nome di San Salvi. Come dicevo, quella zona era, a cavallo tra il tredicesimo ed il quattordicesimo secolo, aperta campagna.

Non esisteva la ferrovia, non c’era il caos che adesso vediamo. Niente urbanizzazione. Esisteva una via sterrata che portava fuori dalla città di Firenze, verso il Mugello e da lì poi Romagna e Casentino. Voluta nel 1320 dalla Signoria Fiorentina come via Regia Postale, fu poi chiamata Via del Pontassieve nel tratto tra l’attuale piazza Beccaria e la barriera daziaria dell’attuale piazza Alberti, e poi via Aretina all’esterno della barriera. Era una via sterrata, immersa nel verde e nei poderi dei monaci vallombrosani di San Salvi. Ed infatti essi decisero di costruire lì un tabernacolo, un luogo di preghiera per i viandanti che arrivavano ed andavano via dalla città.

Attualmente lo troviamo sull’Aretina, all’incrocio con via di San Salvi, ma all’epoca era solo, era immenso e bellissimo. Fatto da una cappella coperta da una tettoia a mensoloni, era aperto, era affrescato in ogni sua parte interna ed esterna. Quei bellissimi affreschi erano opera di padre e figlio, perché pare sia stato un lavoro di squadra quello del padre Lorenzo di Bicci e del figlio Bicci di Lorenzo. La loro tecnica pittorica era molto simile ed è stato difficile, se non impossibile, distinguere chi dei due abbia portato a termine quei lavori m molti concordano su una profonda collaborazione dei due.

Al centro del tabernacolo possiamo vedere un’immensa Madonna in trono con Bambino. Enorme, se si pensa che il soggetto del nostro discorrere è uno dei tabernacoli più grandi a Firenze ed in Europa. È per questo che il famoso tabernacolo veniva chiamato Madonnone, per le grandissime dimensioni che lo caratterizzavano. 

La Madonna è circondata da angeli e Santi. Sull’arco ci sono l’angelo Annunziante e la Madonna Annunciata. Per secoli, chi passava di lì si fermava ad ammirare lo splendido tabernacolo, tutto adorno di affreschi anche all’esterno, che purtroppo sono andati perduti e distrutti dalle intemperie.

Doveva essere splendido, doveva essere impossibile non soffermarsi a contemplarlo. In un tempo imprecisato fu costruito anche un muro alto che aveva una porta di accesso, creando così una sorta di oratorio aperto. Dopo la fine dell’ultima guerra mondiale si decise di abbattere questo muro, decretando purtroppo la condanna degli affreschi, che seppur poco, erano da questo protetti. 

Nel 1950/51 vennero staccati gli affreschi per cercare di salvare questa antica memoria e fortunatamente sotto a questi apparvero i disegni preparatori che erano stati fatti per creare poi gli affreschi (le sinopie). Queste erano integre, perfette. Erano il faro nell’oscurità che illuminava e riportava alla luce ciò che era stato. Non tutto era perso.

Fu così che il tabernacolo del Madonnone si divise in tre. Non si poteva lasciare il vuoto all’interno sarebbe stata la fine ingloriosa di un pezzo di storia di Firenze che si meritava invece di continuare. Così il pittore Tullio Micheli fu incaricato di riprodurre nel tabernacolo copia di cio’ che doveva essere preservato.Gli affreschi salvati e restaurati furono collocati nella Chiesa di San Michele a San Salvi.

Inizialmente avevano una diversa collocazione ma poi, nel 1998, in occasione dei 950 anni della fondazione della Chiesa, il vescovo Silvano Piovanelli benedisse la Madonna in trono e le due lunette dell’arco restaurate e situate sopra la porta di ingresso internamente al luogo di culto. 

Le sinopie vennero, grazie ad un profondo amore per il bene e l’arte, collocate dietro l’altare della Chiesa di Sant’Antonino a Bellariva. L’idea era sempre quella di posizionarle all’interno della Chiesa di San Salvi che già era ricca di opere. Fu proprio li che si decise per una diversa sistemazione, dal momento che si voleva che quei disegni venissero valorizzati al massimo.

La Chiesa di Bellariva era piu’ “spoglia” rispetto all’altra e cosi furono collocate dietro l’altare. Impossibile distogliere lo sguardo dalla grandezza e immensità di quelle sinopie. Ogni dettaglio è ben delineato, ogni figura ritrova il suo spazio e la sua vera identità. Guardandole si riesce a capire come fossero gli affreschi del tabernacolo del Madonnone se ne ha un’idea.

Tre luoghi che conservano la storia. Il tabernacolo in via Aretina angolo via di San Salvi.La Chiesa di Bellariva.La Chiesa di san Michele a San Salvi.

Un appunto è doveroso arrivati alla fine del mio articolo. Firenze culla dell’arte e della cultura ha visto tanti cambiamenti avvenire “all’ombra del Cupolone”. Il progresso avanza e tutti noi ne siamo sempre piu’ consapevoli. Ma non e’ accettabile che accanto al Tabernacolo del Madonnone sia stato installato un armadietto bianco per la fibra ottica. Non si puo’ sempre e comunque accettare scempi di questo tipo. È per questo che il mio scritto è un atto di denuncia. Si deve trovare una soluzione, soprattutto per far capire che noi vogliamo bene e vogliamo proteggere l’arte della nostra città. L’armadietto di Open Fiber deve essere spostato dal tabernacolo!

Chiara Giovannini

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