Dieci, cento, mille stelle

Quando le strade erano sterrate, gli unici rumori che si sentivano erano quelli delle ruote dei carri e delle carrozze che lasciavano profondi solchi sul terreno. Le voci delle persone risuonavano nell’aria. Non c’erano rumori di scooter o auto. Tutto era diverso.

Una di queste strade era molto importante per il commercio tra Florentia e Roma. Era infatti una via consolare, utilizzata come rotta di comunicazione tra le due città. Si chiamava via Cassia, era una delle arterie della via Aurelia che seguiva quel litorale etrusco molto conosciuto sia allora che adesso, passando per Luni e arrivando in Francia. Era anche una via ausiliaria della Flaminia, che invece costeggiava il litorale Adriatico. La nostra via Cassia, arrivando da Roma, passava per Arezzo, lungo il Pratomagno e poi seguiva sempre percorsi collinari, da Compiobbi alle pendici di Settignano passando poi per Ponte a Mensola e Coverciano. Tutto questo per evitare che venisse inondata dai fiumi nella pianura. Era importante che il collegamento rimanesse sempre attivo o per lo meno transitabile. 

Dopo Coverciano vediamo la nostra via Cassia attraversare l’Affrico e giungere nel nostro quartiere. Il suo percorso da noi inizia con una delle vie più care, sia per il nome che per i ricordi di molti di noi. Via Centostelle. Essa ricalcava il tragitto della Cassia procedendo poi verso le Cure ed il Mugnone. Raggiungeva poi il fiume Terzolle e proseguiva verso Sesto Fiorentino, Prato e via ancora lungo le pendici montane arrivava a Luni dove si congiungeva con la via Aurelia. Il percorso della via Cassia attraversava borghi rurali, bellissime ville romane e monumenti sepolcrali. Era, insomma, un piacere per il viaggiatore vedere quei panorami mozzafiato.

Alcune di queste cose sono giunte fino a noi, come per esempio, i resti di un’antica villa romana trovati alle Sieci nel 1914 durante i lavori della linea ferroviaria. Anche a Coverciano, vicino al tragitto della Cassia, venne rinvenuta nei decenni passati una tomba barbarica. Pare che due torri si trovassero ai margini della strada nei pressi dell’Affrico e, ancora, la nostra millenaria chiesa di San Gervasio sorgeva nei pressi della strada.

Un ritrovamento degno di rilievo si trova al Museo Archeologico di Firenze. Una testa di barbaro in basalto rosso, rinvenuta in quella che oggi è via Marconi (già via Centostelle), antico percorso della Cassia.

Sembrerebbe che la testa di barbaro facesse parte di un arredo di una bellissima villa romana sulla quale poi venne costruita la chiesa di San Gervasio, una delle Chiese più antiche di Firenze. Procedendo ancora sull’antica via, nell’attuale piazza delle Cure fu ritrovata, nel 1891, una stele funeraria del primo secolo D.C.

Torniamo alla nostra via Centostelle. Procedendo dal suo inizio vicino all’Affrico, la prima cosa che colpisce è il tabernacolo, che oggi è molto diverso da quella Madonna delle Centostelle che attualmente si trova sempre sul tragitto della vecchia Via Cassia, ma in san Jacopino. Il tabernacolo era molto amato e la gente pregava davanti ad esso per proteggere i poderi che all’epoca esistevano al posto dei palazzi e della scuola che vediamo oggi.

Una delle ville più antiche si trova dopo il tabernacolo, con la sua torre riconoscibile ancora oggi. Mia mamma mi dice sempre che ha letto in un libro che, ai tempi dei Medici, quella villa fosse un ricovero per uccelli. Chissa’ se era realmente cosi! 

Dal lato opposto della torre, prima del giardino delle Suore Calasanziane, vediamo all’interno una bellissima villa, chiamata del BuonCantone. Edificio del 500, è stato di proprietà dei Panciatichi, dei Gherardi e di Baccio Bandinelli. Infine, con un’imponente opera di restauro era sotto la proprieta’ della Signora Maria Anna Conti, vedova Norsa. La Signora era la figlia del filosofo Augusto Conti a cui fu intitolata la piazza attigua al Cimitero della Misericordia di via Degli Artisti.

È proprio nel tratto iniziale della via Centostelle al Campo di Marte che si possono vedere questi edifici che hanno caratterizzato l’ingresso della Cassia nel nostro quartiere. Cercando di fare uno sforzo e di eliminare i palazzi, la Chiesa dei Santi Fiorentini e la scuola, si può avere un’idea di come fossero belle e imponenti quelle ville che allora erano immerse nel verde. E densi di significato devono essere stati anche i ritrovamenti della testa di barbaro a San Gervasio e della stele in piazza delle Cure. Segni di un percorso gia’ solcato e che ci ha lasciato qualcosa. A noi come anche a Coverciano, dove vicino alla Chiesa di Santa Maria A Coverciano fu trovata quella tomba barbarica di cui ho parlato sopra.Via Centostelle prende questo nome dal tabernacolo con la sua Madonna che purtroppo adesso non e’ piu’ li. Citato anche dall’Astrofisica Margherita Hack che ha fatto delle stelle la sua ragione di vita.E’ bello pensare che quella strada, la vecchia Cassia, sia arrivata fino a noi con il suo carico di ricordi che non andranno mai perduti.

Chiara Giovannini

Foto: testa di BarbaroBibliog. San Gervasio, storia e leggende del quartiere Pierina Bacci.

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