I vinili, gli anni ’80, noi bambini e quel garage…

Che poi facile eh, ora son stati ai’ cine e son tutti fans dei Queen, l’è tutto un Freddy di qui Freddy di là. Che poi si scrive Freddie!

Ma sentiamo, dov’eravate quando usciva A Night at the Opera? Eh? Io a bighellonare in piazza Edison come ogni pomeriggio, e me lo ricordo bene quando arrivò lei che canticchiava ’39 (peraltro di Brian May). 
“Cos’è?” chiesi. “L’ultimo dei Queen, bellissimo! Vuoi venire a casa che te lo faccio ascoltare?” (-omissis – meglio sorvolare).

Insomma, il giorno dopo via di corsa alla Sala Disco in via Zannetti, a scartabellare tra gli scaffali e a farsi rapire da quella copertina ganza di cui oltre al disegno mi colpì la scritta “No synthetizers!” sul retro. Death on Two Legs, ’39, You’re my Best Friend, Love of my Life, e l’immortale
Bohemian Rhapsody.

E vabbè, allora un pensiero tira l’altro, ieri mi son messo a spippolare col vecchio impianto stereo, una regolatina al pitch del piatto Technics e via, funziona ancora perfettamente, sapete una sega voi ragazzini cogli emmepittrè!

E come i pensieri anche un disco tira l’altro, dai Queen ai Clash, dai Led
Zeppelin ai Pink Floyd, Sgt. Peppers e Sticky Fingers, e via annisettantando
tra copertine indimenticabili e solchi immortali. E pure i 45 giri, Whole
Lotta Love che fu la folgorazione, i Cream di Ginger Baker, e anche Lucio
Battisti con la sua “il tempo di morir…”

AHHHHH fermi tutti, che flash! Gli
spettacolini di noi bambini nel garage sotto casa, a uso e consumo di
genitori e amichetti, quiz simil rischiatutto con tanto di premi, giochi di
prestigio, e musica dal vivo. 
Motocicletta 10 HP era uno dei nostri cavalli di battaglia, era destino
evidentemente, con la parte slide che il chitarrista (parolone…) otteneva
strusciando un cacciavite sulle corde. Roba che i gatti del quartiere si
dettero alla macchia e parecchi non tornarono più.

Io suonavo (altro parolone) la batteria! Ricordo come fosse ieri il pellegrinaggio di noi quattro mocciosi in un negozio di strumenti in centro (in piazza Antinori) a
chiedere il costo del noleggio di una batteria vera: cinquemila lire, e
sulle mie velleità percussionistiche scese il gelo. Ma non ci perdemmo
d’animo, ripiegammo su un paio di bacchette (400 lire), e la batteria ce la
costruimmo con volumi di enciclopedia e fustini di detersivo. Dopo che
mandai in frantumi un paio di scodelle prese dalla dispensa di casa decisi
che dei piatti potevo fare a meno, anticipando di una decina d’anni Peter
Gabriel, tsè scusa eh. Toccate con mano le difficoltà oggettive di uno strumento un tantino ingombrante, decisi di darmi a tastiere prima e
chitarre poi, senza peraltro capirci mai una sega. 

Perché vi racconto questa storiella dal momento che mi avevano chiesto
qualcosa sul movimento musicale fiorentino degli anni ’80? Beh, potevo
mettermi a frugare tra i ricordi del Tenax, del Banana Moon, della rokkoteca
Brighton
, di Contempo, degli Sniff, Neon, Diaframma e via discorrendo. Ma mi
garbava di più ricordare il compagno di infanzia che “suonava” la chitarra
in quel garage, Francesco Calamai, che poi diventerà, lui sì, il primo
batterista dei Litfiba.

Franz Ducati

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